Nicolò Zarotti's Blog

Antistupro grammaticale #78

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“Vado a lavoro” non esiste.

Perché abbia senso, quella preposizione deve diventare articolata.

Se invece vuoi proprio mantenere quella semplice, vai A f…


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  1. Esattamente come è sbagliato dire “Vado a casa” o “Vado a scuola”, vero?
    Qui c’è un eccesso di saccenteria mal riposta che sta raggiungendo i limiti dell’intollerabile.

  2. “I limiti del tollerabile”, semmai.

    “Vado a casa” e “vado a scuola” sono giusti, perché si dà il caso che “scuola” e “casa” siano femminili che non vogliono una preposizione articolata. “Lavoro”, invece, è maschile, vuole l’articolo “il” e di conseguenza la preposizione articolata “al”, non quella semplice “a”.

    Ora fammi un favore: piantala di rompere i coglioni e renditi utile in qualche modo. Sparendo, per esempio.

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  4. @Nick: quindi tu dici anche: “Vado a festa di Mario”, “Vado a prigione” e così via?

  5. Touché!

  6. Ho detto che tutti i femminili non voglio l’articolata? Non mi sembra.

  7. Da come hai scritto era sottinteso…e comunque qual è la regola?

  8. La regola (e francamente stupisce che la ignori) è che per queste “azioni di moto a luogo” si usa la preposizione articolata risultante dalla fusione di quella semplice “a” più l’articolo determinativo da usare per il luogo in questione.

    Quindi:

    Vado AL (A+IL) lavoro
    Vado ALLA (A+LA) festa

    Vado IN prigione, così come pure (ad esempio) vado IN studio, hanno significati leggermente diversi da vado ALLA (A+LA) prigione o vado ALLO (A+LO) studio

    Si può talvolta usare IN, anzichè A (facendo cambiare però il sapore della frase) quando il “luogo” inizia:
    per B, C, D, F, G, H, L, M, N (seguiti da vocali)
    per P, Q, R, S, T, Q (seguite da consonanti)

    Esistono poi delle sottoregole (perchè sono eccezioni alla regola, ma sono quasi sempre uguali), come tutti i nomi propri di Città, o appunto SCU, CA, o anche TE ad esempio che vogliono solo A (semplice) e non ammettono IN, che è invece necessario per tutti i nomi propri di Stato, ma la regola generale è quella sopra.

    Per maggiori dettagli pregasi consultare un abbecedario e piantarla di rompere i coglioni commentando gli antustupri per gli orrori comuni apportando esempi che sono eccezioni.

  9. Non c’è niente di sbagliato, per un ambasciatore, dire: vado in Ambasciata. Certo, è più corretto dire: vado all’Ambasciata. Ho buttato lì la prima parola che comincia con una vocale e che può accordarsi con “in”. Bruttissimo, invece, e usato speciamente negli ambienti radiotelevisivi (mutuato da persone di origine milanese), l’impiego della preposizione “in” per indicare dove si lavora o dove ci si sta recando: lavoro in RAI, vado in RAI, ci vediamo in RAI, ho un turno di montaggio in Videotime… e via dicendo. Scusate se forse è un po’ OT, ma mi è venuto in mente mentre stavo leggendo i commenti.

  10. Poiché dove finisce il tollerabile inizia l’intollerabile, il limite è lo stesso.
    Tornando alla questione del post, il fatto che scuola e casa siano femminili è assolutamente irrilevante, tant’è che un altro esempio potrebbe essere “vado a teatro”, che ha un senso ben diverso dal dire “vado aL teatro”.
    Hai toppato un’altra volta.

  11. Può essere utile leggere la risposta a questo quesito sul sito dell’Accademia della Crusca: http://forum.accademiadellacrusca.it/forum_5/interventi/766.shtml

  12. Innanzitutto quando chiami in causa o spieghi una regola dovresti di buona norma citarne anche la fonte. Ma sembra che te le inventi la notte o le leggi dal Topolino? Certo che non le conosco codeste regole!
    “Esistono poi delle sottoregole [...]o appunto SCU, CA, o anche TE ad esempio che vogliono solo A (semplice)…” (cit.) errato! in italiano è: “vado a CAsa” e “vado AL CAsolare”; “vado ALLA CApanna”. Poi IN e A non cambiano soltanto il “sapore della frase”, ma proprio il senso. Se “vado IN prigione” è per restarci, ma se “Vado ALLA prigione” è per una visita, per recarmi al lavoro che svolgo in prigione e così via.
    Mi sa che dovresti buttare via il tuo abbecedario!

  13. scusate.. ma “lavoro” non è un posto.
    Vado a lavorare.. vado in ufficio..
    Vado a lavoro o al lavoro secondo me è sbagliato in ogni caso..
    Però boh, nn me ne intendo tanto. Ciao

  14. Cecilia, se posso risponderti con degli esempi, nemmeno “vado a caccia”, “vado a funghi” o, per parlare di attualità politica, “vado a troie” indicano precisi luoghi fisici, eppure nessuno si sognerebbe di dire che sono sbagliati.

  15. Volendo questo abominio grammaticale merita di essere giustificato. Quando parliamo noi facciamo delle “sandhi” continuamente. Il “sandhi” è un processo fonologico per il quale tendiamo ad unire le parole “Che fai? –> Cheffai?” e così via. Pertanto quando parliamo noi diciamo “Vado al lavoro. -> Vadoallavoro”, per cui molte persone non prestando attenzione quando scrivono mettono solo una L.

  16. Nick, ma scendi dal pero. Sei di un’antipatia unica e disarmante.

  17. Farti una vita per esempio?

  18. veramente da tempo sento dire, anche da illustri personaggi pubblici “settimana prossima” che è profondamente sbagliato, si dice “la settimana prossima

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