Esattamente come è sbagliato dire “Vado a casa” o “Vado a scuola”, vero?
Qui c’è un eccesso di saccenteria mal riposta che sta raggiungendo i limiti dell’intollerabile.
“Vado a casa” e “vado a scuola” sono giusti, perché si dà il caso che “scuola” e “casa” siano femminili che non vogliono una preposizione articolata. “Lavoro”, invece, è maschile, vuole l’articolo “il” e di conseguenza la preposizione articolata “al”, non quella semplice “a”.
Ora fammi un favore: piantala di rompere i coglioni e renditi utile in qualche modo. Sparendo, per esempio.
La regola (e francamente stupisce che la ignori) è che per queste “azioni di moto a luogo” si usa la preposizione articolata risultante dalla fusione di quella semplice “a” più l’articolo determinativo da usare per il luogo in questione.
Quindi:
Vado AL (A+IL) lavoro
Vado ALLA (A+LA) festa
Vado IN prigione, così come pure (ad esempio) vado IN studio, hanno significati leggermente diversi da vado ALLA (A+LA) prigione o vado ALLO (A+LO) studio
Si può talvolta usare IN, anzichè A (facendo cambiare però il sapore della frase) quando il “luogo” inizia:
per B, C, D, F, G, H, L, M, N (seguiti da vocali)
per P, Q, R, S, T, Q (seguite da consonanti)
Esistono poi delle sottoregole (perchè sono eccezioni alla regola, ma sono quasi sempre uguali), come tutti i nomi propri di Città, o appunto SCU, CA, o anche TE ad esempio che vogliono solo A (semplice) e non ammettono IN, che è invece necessario per tutti i nomi propri di Stato, ma la regola generale è quella sopra.
Per maggiori dettagli pregasi consultare un abbecedario e piantarla di rompere i coglioni commentando gli antustupri per gli orrori comuni apportando esempi che sono eccezioni.
Non c’è niente di sbagliato, per un ambasciatore, dire: vado in Ambasciata. Certo, è più corretto dire: vado all’Ambasciata. Ho buttato lì la prima parola che comincia con una vocale e che può accordarsi con “in”. Bruttissimo, invece, e usato speciamente negli ambienti radiotelevisivi (mutuato da persone di origine milanese), l’impiego della preposizione “in” per indicare dove si lavora o dove ci si sta recando: lavoro in RAI, vado in RAI, ci vediamo in RAI, ho un turno di montaggio in Videotime… e via dicendo. Scusate se forse è un po’ OT, ma mi è venuto in mente mentre stavo leggendo i commenti.
Poiché dove finisce il tollerabile inizia l’intollerabile, il limite è lo stesso.
Tornando alla questione del post, il fatto che scuola e casa siano femminili è assolutamente irrilevante, tant’è che un altro esempio potrebbe essere “vado a teatro”, che ha un senso ben diverso dal dire “vado aL teatro”.
Hai toppato un’altra volta.
Innanzitutto quando chiami in causa o spieghi una regola dovresti di buona norma citarne anche la fonte. Ma sembra che te le inventi la notte o le leggi dal Topolino? Certo che non le conosco codeste regole!
“Esistono poi delle sottoregole [...]o appunto SCU, CA, o anche TE ad esempio che vogliono solo A (semplice)…” (cit.) errato! in italiano è: “vado a CAsa” e “vado AL CAsolare”; “vado ALLA CApanna”. Poi IN e A non cambiano soltanto il “sapore della frase”, ma proprio il senso. Se “vado IN prigione” è per restarci, ma se “Vado ALLA prigione” è per una visita, per recarmi al lavoro che svolgo in prigione e così via.
Mi sa che dovresti buttare via il tuo abbecedario!
scusate.. ma “lavoro” non è un posto.
Vado a lavorare.. vado in ufficio..
Vado a lavoro o al lavoro secondo me è sbagliato in ogni caso..
Però boh, nn me ne intendo tanto. Ciao
Cecilia, se posso risponderti con degli esempi, nemmeno “vado a caccia”, “vado a funghi” o, per parlare di attualità politica, “vado a troie” indicano precisi luoghi fisici, eppure nessuno si sognerebbe di dire che sono sbagliati.
Volendo questo abominio grammaticale merita di essere giustificato. Quando parliamo noi facciamo delle “sandhi” continuamente. Il “sandhi” è un processo fonologico per il quale tendiamo ad unire le parole “Che fai? –> Cheffai?” e così via. Pertanto quando parliamo noi diciamo “Vado al lavoro. -> Vadoallavoro”, per cui molte persone non prestando attenzione quando scrivono mettono solo una L.
veramente da tempo sento dire, anche da illustri personaggi pubblici “settimana prossima” che è profondamente sbagliato, si dice “la settimana prossima
2 ottobre 2010 at 10:29 am
Esattamente come è sbagliato dire “Vado a casa” o “Vado a scuola”, vero?
Qui c’è un eccesso di saccenteria mal riposta che sta raggiungendo i limiti dell’intollerabile.
2 ottobre 2010 at 11:09 am
“I limiti del tollerabile”, semmai.
“Vado a casa” e “vado a scuola” sono giusti, perché si dà il caso che “scuola” e “casa” siano femminili che non vogliono una preposizione articolata. “Lavoro”, invece, è maschile, vuole l’articolo “il” e di conseguenza la preposizione articolata “al”, non quella semplice “a”.
Ora fammi un favore: piantala di rompere i coglioni e renditi utile in qualche modo. Sparendo, per esempio.
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2 ottobre 2010 at 12:03 pm
@Nick: quindi tu dici anche: “Vado a festa di Mario”, “Vado a prigione” e così via?
2 ottobre 2010 at 12:19 pm
Touché!
2 ottobre 2010 at 12:23 pm
Ho detto che tutti i femminili non voglio l’articolata? Non mi sembra.
2 ottobre 2010 at 1:25 pm
Da come hai scritto era sottinteso…e comunque qual è la regola?
3 ottobre 2010 at 2:51 am
La regola (e francamente stupisce che la ignori) è che per queste “azioni di moto a luogo” si usa la preposizione articolata risultante dalla fusione di quella semplice “a” più l’articolo determinativo da usare per il luogo in questione.
Quindi:
Vado AL (A+IL) lavoro
Vado ALLA (A+LA) festa
Vado IN prigione, così come pure (ad esempio) vado IN studio, hanno significati leggermente diversi da vado ALLA (A+LA) prigione o vado ALLO (A+LO) studio
Si può talvolta usare IN, anzichè A (facendo cambiare però il sapore della frase) quando il “luogo” inizia:
per B, C, D, F, G, H, L, M, N (seguiti da vocali)
per P, Q, R, S, T, Q (seguite da consonanti)
Esistono poi delle sottoregole (perchè sono eccezioni alla regola, ma sono quasi sempre uguali), come tutti i nomi propri di Città, o appunto SCU, CA, o anche TE ad esempio che vogliono solo A (semplice) e non ammettono IN, che è invece necessario per tutti i nomi propri di Stato, ma la regola generale è quella sopra.
Per maggiori dettagli pregasi consultare un abbecedario e piantarla di rompere i coglioni commentando gli antustupri per gli orrori comuni apportando esempi che sono eccezioni.
3 ottobre 2010 at 7:38 am
Non c’è niente di sbagliato, per un ambasciatore, dire: vado in Ambasciata. Certo, è più corretto dire: vado all’Ambasciata. Ho buttato lì la prima parola che comincia con una vocale e che può accordarsi con “in”. Bruttissimo, invece, e usato speciamente negli ambienti radiotelevisivi (mutuato da persone di origine milanese), l’impiego della preposizione “in” per indicare dove si lavora o dove ci si sta recando: lavoro in RAI, vado in RAI, ci vediamo in RAI, ho un turno di montaggio in Videotime… e via dicendo. Scusate se forse è un po’ OT, ma mi è venuto in mente mentre stavo leggendo i commenti.
3 ottobre 2010 at 3:17 pm
Poiché dove finisce il tollerabile inizia l’intollerabile, il limite è lo stesso.
Tornando alla questione del post, il fatto che scuola e casa siano femminili è assolutamente irrilevante, tant’è che un altro esempio potrebbe essere “vado a teatro”, che ha un senso ben diverso dal dire “vado aL teatro”.
Hai toppato un’altra volta.
3 ottobre 2010 at 5:38 pm
Può essere utile leggere la risposta a questo quesito sul sito dell’Accademia della Crusca: http://forum.accademiadellacrusca.it/forum_5/interventi/766.shtml
3 ottobre 2010 at 9:53 pm
Innanzitutto quando chiami in causa o spieghi una regola dovresti di buona norma citarne anche la fonte. Ma sembra che te le inventi la notte o le leggi dal Topolino? Certo che non le conosco codeste regole!
“Esistono poi delle sottoregole [...]o appunto SCU, CA, o anche TE ad esempio che vogliono solo A (semplice)…” (cit.) errato! in italiano è: “vado a CAsa” e “vado AL CAsolare”; “vado ALLA CApanna”. Poi IN e A non cambiano soltanto il “sapore della frase”, ma proprio il senso. Se “vado IN prigione” è per restarci, ma se “Vado ALLA prigione” è per una visita, per recarmi al lavoro che svolgo in prigione e così via.
Mi sa che dovresti buttare via il tuo abbecedario!
13 novembre 2010 at 1:17 pm
scusate.. ma “lavoro” non è un posto.
Vado a lavorare.. vado in ufficio..
Vado a lavoro o al lavoro secondo me è sbagliato in ogni caso..
Però boh, nn me ne intendo tanto. Ciao
13 novembre 2010 at 3:38 pm
Cecilia, se posso risponderti con degli esempi, nemmeno “vado a caccia”, “vado a funghi” o, per parlare di attualità politica, “vado a troie” indicano precisi luoghi fisici, eppure nessuno si sognerebbe di dire che sono sbagliati.
28 novembre 2010 at 1:24 pm
Volendo questo abominio grammaticale merita di essere giustificato. Quando parliamo noi facciamo delle “sandhi” continuamente. Il “sandhi” è un processo fonologico per il quale tendiamo ad unire le parole “Che fai? –> Cheffai?” e così via. Pertanto quando parliamo noi diciamo “Vado al lavoro. -> Vadoallavoro”, per cui molte persone non prestando attenzione quando scrivono mettono solo una L.
3 dicembre 2010 at 4:19 pm
Nick, ma scendi dal pero. Sei di un’antipatia unica e disarmante.
12 gennaio 2011 at 1:32 pm
Farti una vita per esempio?
10 marzo 2013 at 6:21 pm
veramente da tempo sento dire, anche da illustri personaggi pubblici “settimana prossima” che è profondamente sbagliato, si dice “la settimana prossima