Antistupro grammaticale #78

“Vado a lavoro” non esiste.

Perché abbia senso, quella preposizione deve diventare articolata.

Se invece vuoi proprio mantenere quella semplice, vai A f…

21 Thoughts on “Antistupro grammaticale #78

  1. Esattamente come è sbagliato dire “Vado a casa” o “Vado a scuola”, vero?
    Qui c’è un eccesso di saccenteria mal riposta che sta raggiungendo i limiti dell’intollerabile.

  2. “I limiti del tollerabile”, semmai.

    “Vado a casa” e “vado a scuola” sono giusti, perché si dà il caso che “scuola” e “casa” siano femminili che non vogliono una preposizione articolata. “Lavoro”, invece, è maschile, vuole l’articolo “il” e di conseguenza la preposizione articolata “al”, non quella semplice “a”.

    Ora fammi un favore: piantala di rompere i coglioni e renditi utile in qualche modo. Sparendo, per esempio.

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  4. bigjam on 2 ottobre 2010 at 12:03 pm said:

    @Nick: quindi tu dici anche: “Vado a festa di Mario”, “Vado a prigione” e così via?

  5. Il Moro on 2 ottobre 2010 at 12:19 pm said:

    Touché!

  6. Ho detto che tutti i femminili non voglio l’articolata? Non mi sembra.

  7. bigjam on 2 ottobre 2010 at 1:25 pm said:

    Da come hai scritto era sottinteso…e comunque qual è la regola?

  8. Mitia on 3 ottobre 2010 at 2:51 am said:

    La regola (e francamente stupisce che la ignori) è che per queste “azioni di moto a luogo” si usa la preposizione articolata risultante dalla fusione di quella semplice “a” più l’articolo determinativo da usare per il luogo in questione.

    Quindi:

    Vado AL (A+IL) lavoro
    Vado ALLA (A+LA) festa

    Vado IN prigione, così come pure (ad esempio) vado IN studio, hanno significati leggermente diversi da vado ALLA (A+LA) prigione o vado ALLO (A+LO) studio

    Si può talvolta usare IN, anzichè A (facendo cambiare però il sapore della frase) quando il “luogo” inizia:
    per B, C, D, F, G, H, L, M, N (seguiti da vocali)
    per P, Q, R, S, T, Q (seguite da consonanti)

    Esistono poi delle sottoregole (perchè sono eccezioni alla regola, ma sono quasi sempre uguali), come tutti i nomi propri di Città, o appunto SCU, CA, o anche TE ad esempio che vogliono solo A (semplice) e non ammettono IN, che è invece necessario per tutti i nomi propri di Stato, ma la regola generale è quella sopra.

    Per maggiori dettagli pregasi consultare un abbecedario e piantarla di rompere i coglioni commentando gli antustupri per gli orrori comuni apportando esempi che sono eccezioni.

  9. Marco Sisi on 3 ottobre 2010 at 7:38 am said:

    Non c’è niente di sbagliato, per un ambasciatore, dire: vado in Ambasciata. Certo, è più corretto dire: vado all’Ambasciata. Ho buttato lì la prima parola che comincia con una vocale e che può accordarsi con “in”. Bruttissimo, invece, e usato speciamente negli ambienti radiotelevisivi (mutuato da persone di origine milanese), l’impiego della preposizione “in” per indicare dove si lavora o dove ci si sta recando: lavoro in RAI, vado in RAI, ci vediamo in RAI, ho un turno di montaggio in Videotime… e via dicendo. Scusate se forse è un po’ OT, ma mi è venuto in mente mentre stavo leggendo i commenti.

  10. Poiché dove finisce il tollerabile inizia l’intollerabile, il limite è lo stesso.
    Tornando alla questione del post, il fatto che scuola e casa siano femminili è assolutamente irrilevante, tant’è che un altro esempio potrebbe essere “vado a teatro”, che ha un senso ben diverso dal dire “vado aL teatro”.
    Hai toppato un’altra volta.

  11. Può essere utile leggere la risposta a questo quesito sul sito dell’Accademia della Crusca: http://forum.accademiadellacrusca.it/forum_5/interventi/766.shtml

  12. bigjam on 3 ottobre 2010 at 9:53 pm said:

    Innanzitutto quando chiami in causa o spieghi una regola dovresti di buona norma citarne anche la fonte. Ma sembra che te le inventi la notte o le leggi dal Topolino? Certo che non le conosco codeste regole!
    “Esistono poi delle sottoregole [...]o appunto SCU, CA, o anche TE ad esempio che vogliono solo A (semplice)…” (cit.) errato! in italiano è: “vado a CAsa” e “vado AL CAsolare”; “vado ALLA CApanna”. Poi IN e A non cambiano soltanto il “sapore della frase”, ma proprio il senso. Se “vado IN prigione” è per restarci, ma se “Vado ALLA prigione” è per una visita, per recarmi al lavoro che svolgo in prigione e così via.
    Mi sa che dovresti buttare via il tuo abbecedario!

  13. cecilia on 13 novembre 2010 at 1:17 pm said:

    scusate.. ma “lavoro” non è un posto.
    Vado a lavorare.. vado in ufficio..
    Vado a lavoro o al lavoro secondo me è sbagliato in ogni caso..
    Però boh, nn me ne intendo tanto. Ciao

  14. Cecilia, se posso risponderti con degli esempi, nemmeno “vado a caccia”, “vado a funghi” o, per parlare di attualità politica, “vado a troie” indicano precisi luoghi fisici, eppure nessuno si sognerebbe di dire che sono sbagliati.

  15. Volendo questo abominio grammaticale merita di essere giustificato. Quando parliamo noi facciamo delle “sandhi” continuamente. Il “sandhi” è un processo fonologico per il quale tendiamo ad unire le parole “Che fai? –> Cheffai?” e così via. Pertanto quando parliamo noi diciamo “Vado al lavoro. -> Vadoallavoro”, per cui molte persone non prestando attenzione quando scrivono mettono solo una L.

  16. Marica on 3 dicembre 2010 at 4:19 pm said:

    Nick, ma scendi dal pero. Sei di un’antipatia unica e disarmante.

  17. faispavento on 12 gennaio 2011 at 1:32 pm said:

    Farti una vita per esempio?

  18. Federico A. M. Manglavite on 10 marzo 2013 at 2:46 pm said:

    Abbastanza risibile sostenere che le funzioni dell'articolo cambino a seconda del genere.
    Una delle proprietà dell'articolo è avere le stesse funzioni davanti a sostantivi di ambo i generi.
    Non esiste una relazione fra il piano sintattico e il piano morfologico di questo genere: una delle conseguenze sarebbe potersi riferire a concetti già espressi soltanto a patto di riferirvisi usando sostantivi maschili. Inoltre, si avrebbero situazioni assurde, per cui quando "Vado da mia madre a studiare" uso la preposizione articolata e quando "vado daL mio padre a studiare" non la uso.
    Ma del resto non si può pretendere di imparare grammatica da chi è affetto da coprolalia.

    A+ LA = ALLA, e non A
    A+IL = AL
    A+LO = ALLO

  19. nicola on 10 marzo 2013 at 6:21 pm said:

    veramente da tempo sento dire, anche da illustri personaggi pubblici “settimana prossima” che è profondamente sbagliato, si dice “la settimana prossima

  20. Leila Brucato on 10 marzo 2013 at 5:36 pm said:

    Meno male che ti ho fatto studiare…

  21. Mi dispiace contraddirti, ma in quanto linguista sento la necessità di fare una precisazione al tuo post: “vado a lavoro” è la forma più corretta, così come “vado a scuola”; “vado al lavoro” è anch’essa corretta, ma x il semplice fatto che sottintende “vado al (mio) lavoro” inteso come luogo a me noto! ;)

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