
Stamattina, come di consueto, sono andato sul blog di Beppe Grillo per leggiucchiare qualche post. E, con mia grande sorpresa, ho trovato un articolo il cui tema è l’inaugurazione, avvenuta lo scorso novembre, del Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” a Torino. Perchè con grande sorpresa? Perchè Grillo, preso da non si sa quale fervore, ha cominciato a sparare a zero sulla figura di Lombroso bollandolo come un semplice profanatore di tombe (“In gioventù trafugava i crani dei cadaveri dai cimiteri di campagna per poi studiarne con comodo la conformazione.”), criticando apertamente tutto il suo operato definendolo “razzismo sociale” e invocando a gran voce la chiusura del museo e la restituzione dei resti al meridione.
Il tutto, poi, sorretto dalla tesi che il museo sia stato aperto in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia (che, ricordiamo, ricorreranno appena tra un anno) e coadiuvato da questo video:
Solitamente sono d’accordo con quanto scrive Beppe Grillo nel suo blog, ma in questo caso non si può non notare il grande sfoggio di ignoranza che ha dato il comico genovese.
Cesare Lombroso era un medico di fine Ottocento e, come tale, va visto nell’ottica del proprio tempo. I suoi studi prendevano spunto dalla frenologia, che sì, era una pseudoscienza, ma senza la quale non sarebbe mai nato il localizzazionismo e di conseguenza oggi non avremmo la neuropsicologia e gran parte della neurologia. Allo stesso modo, la moderna criminologia non sarebbe mai nata senza gli studi di Lombroso che, sebbene siano ormai ovviamente inaccettabili, hanno sensibilizzato l’ambiente accademico sul problema dell’origine della condotta criminale, fino ad allora ritenuta prodotto di un funzionamento mentale di stampo utilitaristico.
A ben vedere, tutto l’articolo di Grillo ha il sapore di una sterile polemica da quattro soldi, di quelle che si tirano fuori solo per variare di tanto in tanto l’argomento del blog e comunque infiammare gli animi di chi, a questo riguardo, non sa nulla. Il “razzismo sociale” qui non sussiste proprio e, se anche vi fosse stato, non sarebbe un motivo valido per chiudere il museo. Il passato della scienza, con i suoi lati oscuri, va studiato e appreso: si possono deprecare i metodi che lo hanno caratterizzato, ma non si può cancellarlo.
Tanto per fare un esempio, Aristotele era razzista (come tutti i greci, del resto: chiamavano barbaroi, ossia “barbari”, tutti quelli che non parlavano la loro lingua) e credeva che i nervi nascessero dal cuore.
Che ne dici Beppe? Bolliamo anche lui come un povero rincoglionito e chiudiamo tutti i musei che lo riguardano?
5 maggio 2010 at 1:11 pm
Che ne dici apriamo un museo a Mengele? E una via a lui dedicata? Il fatto che si utilizzino denari provenienti dai festeggiamenti dei 150 anni della unità d’Italia è molto indicativo di come si è fatta e di come lo è ancor oggi l’unità d’Italia. E’ un museo che celebra, che tace, che non fa chiarezza. Si continua a tacere la verità storica, ad ignorare che furono proprio le teorie lombrosiane ad essere utilizzate per giustificare le devastazioni, i saccheggi, le fucilazioni, il lager di fenestrelle dove poter deportare i meridionali.
8 maggio 2010 at 2:29 pm
Mi apprestavo a proporti la stessa idea su Mengele, ma visto che lo ha già fatto qualcun altro, non posso che ribadire. Aggiungo che suoi coetanei, o quasi, come Wundt, Charcot, e Freud hanno dato contributi ben più consistenti alla psichiatria, senza appoggiarsi a strampalate teorie razziste. Quello che voglio dire è che Lombroso ha avuto un seguito per motivi prettamente ideologici. Era stato al seguito delle truppe d’invasione piemontesi e dava una copertura “scientifica” alla repressinone dei meridionali: è il prototipo, molto più tragico purtroppo, del carrierista italiano impersonato magistralmente anni dopo da Sordi nei panni del dott. Guido Tersilli. E’ stato una tragica macchietta, ma quale scienziato!
9 maggio 2010 at 10:35 am
Il fatto di esser stato usato come pretesto scientifico per la repressione dei meridionali non significa che Lombroso fosse d’accordo. Per come la vedo io è stato una tappa fondamentale per la storia della criminologia italiane internazionale. Non di certo paragonabile a Mengele, dal momento che non torturava nè uccideva nessuno.
9 maggio 2010 at 12:59 pm
Purtroppo il paragone fra Lombroso e Menghele è assurdo. Assurdo perché completamente a-storico. Lombroso appartiene ad un’epoca e Menghele ad un’altra. Lombroso, per quanto le sue teorie OGGI siano ridicole dal punto di vista scientifico, non agiva in nome di sterili razzismi di marca politica, ma in base a categorie di ricerca tipiche del periodo che ne ospitò la vita. Credo che non valga nemmeno la pena di discutere su questi argomenti, se mancano le categorie storiche. La storia è importante proprio perché non è ciclica e i suoi protagonisti sono difficilmente comparabili (chi ci prova normalmente non ottiene risultati esaltanti). Lombroso fu il padre di una criminologia oggi assurda e senza riscontri, ma fu soprattutto il precursore italiano di discipline alle quali oggi si deve molto e tutti i precursori sbagliano strada per cercare la via maestra. Le teorie di Lombroso vennero poi sfruttate e modificate, molto spesso, per dare vita a fenomeni di razzismo politico che con la scienza c’entrano ben poco. Lombroso, del resto, era già morto da un pezzo. Facile variare a proprio vantaggio le teorie dei morti. Allora come oggi, insomma.
Quel che facevano poi i medici e carnefici dei campi di sterminio è altra cosa ancora. I loro esperimenti erano, come tutti sappiamo, terrificanti e lesivi della dignità umana, ma non solo si svolsero in epoche relativamente lontane da quelle in cui visse Lombroso; erano le motivazioni profonde e politiche a renderli assolutamente inaccettabili; il fatto che considerassero la sperimentazione come parte dello sterminio. Lombroso non voleva sterminare proprio nessuno e l’idea di genocidio non lo sfiorva. Bisogna leggere profondamente le sue opere e i suoi carteggi per scoprire un uomo che aveva come principio primo il miglioramento sociale; i risultati, certo, erano quel che erano. Lombroso non ce l’aveva con i meridionali e i meridionali più colti lo sanno bene. Lombroso ce l’aveva, se possiamo dire così, con l’atavismo. Se le sue misurazioni (ripeto, oggi assurde, ma all’epoca quotidiane e all’ordine del giorno) avessero dato risultati diversi, non credo che lo scienziato avrebbe avuto grandi problemi a tacciare i settentrionali delle stesse nefandezze attribuite ai meridionali.
Oggi si guarda con il giusto sospetto ai risultati raggiunti da Lombroso ed è cosa giusta. Ma, ancora una volta, la storia è altro. Chiudiamo tutti i musei sullo sterminio, allora… Evitiamo di studiare con passione nei licei classici la vita che si conduceva a Sparta (sapete, da quelle parti uccidevano i bambini malati). Io stesso, che Lombroso, Tenchini e tanti altri li studio da parecchio, non posso certo essere d’accordo con le idee e con i risultati scientifici raggiunti dallo scienziato veneto, ma, attenzione, guardo con sospetto e con consapevolezza della loro falsità soltanto certe idee; evito invece di guardare con sospetto la storia, che è cosa diversa. Ma temo che anche questo post non sortirà l’effetto di chiarire un equivoco.
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1 settembre 2010 at 2:59 pm
anche Leonardo da Vinci dissotterrava i cadaveri di giornata perchè la Chiesa aveva interdetto qualunque tipo di studio anatomico sui corpi di persone decedute.
Questo non fa di lui un mostro.
13 settembre 2010 at 5:39 pm
L’antropologia criminale venne fondata da Lombroso e non mi risulta che sia una scienza;gradirei smentite documentate. Menghele non fu uno scienziato bensì un medico come il Lombroso. Se L’antropologia criminale non è una scienza e Lombroso non è uno scienziato a che pro un museo dove sono esposti i crani di meridionali che non volevano l’annessione al Regno di Sardegna ? Ribadisco quanto ho detto in altre sedi; c’è un solo motivo per tenere aperto questo “museo”. Che possa ospitare in una sala dedicata il cranio lucidato del subumano di Gemonio (Umberto Bossi). Con quella faccia risponde appieno alle teorie del suo conterraneo padano.
13 settembre 2010 at 7:51 pm
La storia non ha bisogno dell’etichetta scientifica per essere ricordata.
5 ottobre 2010 at 8:51 pm
Se qualcuno si ritiene offeso, mi dispiace e chiedo scusa, ma non recedo dalle cose scritte in precedenza. OGGI l’antropologia criminale NON è una scienza, ma lo fu eccome, un tempo. Lombroso non era certo l’unico. Non era il più famoso. Non era altro che uno scienziato (medico) inscritto in una corrente oggi ritenuta psudo-scientifica, ma, ripeto, allora perfettamente lecita nell’ambito della ricerca scientifica (antropologica, medica, psichiatrica… era una disciplina di crinale). Con tutto questo, naturalmente, non sto mica dicendo che Lombroso avesse ragione, anzi. Ma l’errore e l’orrore di certe osservazioni riportate nelle sue opere (peraltro, tradotte in tutto il mondo e davvero diffusissime) contribuiscono a rendere terribilmente affascinante la sua figura, dal punto di vista storico. Era assolutamente immerso nel brodo culturale del secondo Ottocento italiano e molti scrittori crearono memorabili romanzi di appendice, saccheggiando le teorie inquietanti dello scienziato veneto. Lo stesso Paolo Mantegazza, per un certo periodo, si disse d’accordo con le teorie dell’amico, che insegnava, come lui, a Pavia, allievo di Panizza. Poi i due litigarono. Lombroso se ne andò a Pesaro, poi tornò a Pavia e infine se ne andò all’Università di Torino. Insomma, per farla breve, penso che il Museo Cesare Lombroso debbe restare al suo posto, con tutti i suoi reperti. Se poi qualche remoto parente dei defunti che riposano sotto le teche del Museo reclamasse il proprio caro, naturalmente, non si dovrebbe opporre nessuna resistenza. Ma nemmeno c’è bisogno di dirlo, è naturale.
28 ottobre 2010 at 6:01 pm
Caro Alberto, anche Otmar von Verschuer era uno scienziato …
Lombroso aveva solo possibilità economiche e conoscenze politiche tali da permettergli di “giocare” con i corpi di migliaia di meridionali da lui graziosamente catalogati come criminali.
Certo è che nel 2011 si festeggerà il 150° dell’annessione, occupazione savoiarda, e questo pseudo museo degli orrori è la degna cornice per i festeggiamenti
28 novembre 2010 at 4:59 pm
Mi dispiace, ma continuo a reputare il museo Lombroso una raccolta di non facile accostamento né penso sia sempre comprensibile agli occhi di tutti. Capisco perfettamente. Anche se non mi sento di indicarlo come galleria degli orrori. Se così fosse, in Italia siamo pieni di gallerie degli orrori e la prima è il celebre museo dell’arte sanitaria di Roma. Si tratta di raccolte storiche, in realtà. Un sacco di scienziati avevano disponibilità economiche per “giocare” con corpi nobili. Soltanto che noi ci si ricorda solo di Lombroso, perché più noto e popolare, data la sua propensione a divulgare in veste militante e non solo accademica le sue osservazioni. è come sparare su un solo bersaglio per centrare tutto il Positivismo, che di fatto era l’anima razionale e insieme oscura di certo magismo scientifico legato al Romanticismo. I legami ovviamente sono di molto antecedenti. Erofilo vivisezionava gli schiavi donatigli da Tolomeo e Falloppio non sarebbe stato da meno, come tanti altri. La scienza, sbagliando, dicendo il giusto, incorrendo in errori, uscendone, purtroppo, ha sempre creato orrori. Orrori che però spesso hanno permesso vie di aiuto e progresso successivo. Non dimentichiamo che è grazie a Lombroso se si è cominciato a dividere fra pazzi e delinquenti, se si è cominciato a ricoverare i malati (per carità in luoghi orribili come la Senavra) e a distinguerli dai delinquenti. Mi dispiace, ma pur capendo tutte le tue ragioni, non posso che essere soltanto parzilmente d’accordo con quanto affermi.
8 dicembre 2010 at 3:19 pm
ricordatevi che lombroso vedeva nel manicomio criminale uno strumento di purificazione della società dai cosiddetti geni “marci”…
secondo lombroso, se una persona ha le fattezze del criminale o la tendenza al crimine, non è per condizioni culturali-economiche arretrate, ma soprattutto per il suo bagaglio genetico degenerato,
e nell’ottica lombrosiana l’unico rimedio non è la riabilitazione ( i geni avariati non si possono riabilitare) ma l’isolamento ( religando quella fetta di umanità portatrice dei “geni della criminalità” nel manicomio criminale e impedendo ai geni malati di espandersi, con la vasectomia forzata)
prima ancora del nazismo, la società eugenetica americana, attingendo largamente dalla concezione lombrosiana del crimine come fattore intrinseco e irredimibile dell’individuo “degenerato”, ha obbligato MIGLIAIA di persone portatrici di “geni avariati” a farsi vasectomizzare, o a non varcare i confini degli USA.
da questa concezione lombrosiana della criminalità, hitler ha tratto le conclusioni e ha messo in atto i rimedi drastici che tutti conosciamo…
lombroso in questo senso è stato un precursore del “razzismo scientifico” e della (pseudo)scienza della eugenetica
3 gennaio 2011 at 8:24 pm
Durante e dopo l’annessione illegale del Regno Delle Due Sicilia al Piemonte, le teorie del Lombroso sono state utilizzate per giustificare atti di inaudita violenza ai danni dei meridionali. Erano ritenuti tali per delle caratteristiche delle osse facciali o del cranio, spesso tipiche dei miei conterranei. Questo approccio è tipico di quelli che dicono che i Neri sono stupidi perchè neri, ha la stessa valeza scientifica ovvero NULLA!!! e ha lo stesso sfondo ideologico ovvero RAZZISMO!!!
Per concludere credo che l’esposizione di meridionali al museo come dei trofei o animali sia un offesa a tutta la mia gente (del sud) e anche a tutti gli uomini. Credo che intitolare un museo a quest’uomo sia un insulto.
17 marzo 2011 at 12:01 pm
ok lombroso non era il peggiore ma questo non toglie che il museo è uno sfregio indecente, che ferisce nuovamente la dignità anche dei meridionali con il beneplacido dello stato italiano ancora una volta ….
E il meridone sentitamente ringrazia.
VERGOGNA!
2 giugno 2011 at 9:24 am
secondo me il museo dovrebbe restare a testimonianza delle nefandezze commesse dalle truppe dei savoia
16 giugno 2011 at 10:48 pm
Quanta ignoranza dietro certi commenti..bah…Voi pensate di poter ragionare secondo “categorie” moderne di pensiero su di un periodo storico…assurdo!!!
Come si può macchiare di razzismo…chi allora credeva di ragionare con la scienza?…ricordiamoci che siamo in piena epoca positivista, dove era neccessaria la classificazione, la schematizzazione, il ricorrere a “tipologie” anche umane, era una consuetudine tra tutti i ricercatori. Hitler e il nazismo non hanno certo ripreso queste concezioni ngli studi di lombroso, il mito della razza derivava dal contesto storico,e dalla tradizione germanica.
“il museo è uno sfregio indecente” scrive epifax…perchè non abbattimao anche tutti i campi di concentrmento allora….sono uno sfregio ben peggiore??
é ovvio che una società che rinnega la storia, e il proprio passato, non ha futuro, la storia non è uno sfregio, è testimonianza.
2 agosto 2011 at 2:44 pm
Questo pseudomuseo è ampiamente discutibile . Se consideriamo il contesto storico-filosofico-culturale dell’epoca , si puo’ giustificare il protagonista . Il problema non è il medico studioso (sono anch’io un medico) , ma quel potentato politico-militare che ha sfruttato le idee di questo medico (sicuramente in buona fede) per giustificare le nefandezza , la barbarie , l’abominio perpetuato sulle popolazioni del Meridione , ree solo di difendersi dall’orda barbarica savoiarda , nell’atto della più vile depredazione e saccheggio che la storia abbia potuto assistere . La Storia ? Ma perchè sui libri di testo non viene spiegato la storia vera dell’Italia Meridionale ? La terra più bella del Mondo , ridotta in soli 150 a colonia , a discarica e fogna dai nostri . . . . fratelli !! Lasciamo da parte questo medicunzolo , e parliamo di cose serie . L’unificazione ci ha tolto la nostra gloria , il nostro splendore culturale , economico , finanziario , politico , la nostra magnificenza , quella che si vede negli occhi delle persone oneste meridionali , una luce che abbaglia . Una tenacia ed una intelligenza vivace che solo un meridionale puo’ esprimere . L’unità ha distrutto a Sud ed ha portato a Nord . Ci ha dato fame , disoccupazione , miseria , morte ; ha istituzionalizzato mafia , camorra , ndrangheta . Ci ha reso prima schiavi , poi servi , poi inferiori , poi colonia , poi pattumiera del Nord . Possiate essere maledetti per sempre , per portate le colpe di un genocidio , che nessuno potrà perdonare e dimenticare .
VIVA IL SUD , VIVA IL REGNO DELLE DUE SICILIE . VIVORRE
8 settembre 2011 at 1:41 am
Il ministro del Welfare, Sacconi, che si vanta di avere ottimi rapporti con le gerarchie ecclesiastiche, per difendersi dalle accuse di aver favorito con l’articolo 8 della Manovra i licenziamenti delle aziende, ha raccontato alla festa dei giovani organizzata del Pdl una barzelletta da lui stesso definita “un po’ blasfema” sulle suore, che fa accapponare la pelle.
Sacconi racconta, infatti, che un gruppo di suore viene stuprato e che una sola viene risparmiata.
Fa accapponare la pelle agli stupratori, belve di Satana sinistriste, comuniste, zombi e vampiri
11 aprile 2012 at 1:53 pm
Lombroso era un esaltato che è stato preso troppo in considerazione da vivo e, ahinoi, anche da morto. Le sue teorie RAZZISTE, prive di qualsiasi fondamento scientifico, hanno avuto effetti tragici e devastanti e sono costate la vita a migliaia e migliaia di persone. Ognuno è libero di trovare interessante quello che più gli si addice, personalmente trovo ripugnante che in un paese civile o pseudo tale, si innalzi un museo ad un individuo che ha dato valore scientifico al razzismo e che ha incoraggiato, legittimato, prescritto, commissionato l’omicidio. Inquadrarlo con l’ottica del suo tempo non attenua le sue COLPE e le sue RESPONSABILITA’, non stiamo parlando della preistoria ma di appena un secolo e mezzo fa e in ogni caso non esiste periodo storico che possa giustificare uno “studioso” che bollava come delinquente chi aveva determinate caratteristiche fisiche, raccomandandone vivamente l’ELIMINAZIONE con la MORTE perché, essendo criminale per conformazione fisica, razza o area geografica, non era possibile riabilitare. Questa si chiama pulizia etnica!
Quel disdicevole museo, oltre ad essere uno squallido biglietto da visita della città di Torino, è anche ILLEGALE perché i resti anatomici ivi esposti non sono accompagnati da regolare autorizzazione! Nessuno di quei soggetti ha donato il proprio corpo a quel CIRCO che vorrebbero fare passare come archivio storico-scientifico-culturale.
Un’ultima precisazione: con il termine “barbaro” che letteralmente significa “balbuziente”, i greci indicavano semplicemente i “non greci”, ovvero gli stranieri. Anche i romani utilizzavano questa parola con lo stesso significato. Solo nell’era moderna questo vocabolo assunse l’accezione negativa che tutti conosciamo. I greci non erano razzisti e nemmeno Aristotele.
Il solo paragone tra Aristotele e Lombroso dà la misura della competenza e della attendibilità di chi ha confezionato questo ridicolo e ignobile articolo.
29 aprile 2012 at 2:40 pm
Il problema non è il Lombroso, i danni dei suoi deliri sono già fatti. Per questo non c’è bisogno di scomodare la scienza. Il problema è l’opportunità, oggi, di presentare quel “circo” per giunta a Lui dedicato, di resti umani, molti dei quali “”briganti”" meridionali…i quali avrebbero diritto solo ad una cristiana sepoltura, non sono reperti di dinosauri, sono resti umani.
Neanche accetto chi stupidamente accosta per la salvaguardia della memoria, questo Pseudo Museo, malamente vestito di scienza, con i campi di concentramento. Ricordo che nei campi di concentramento non sono esposte le teste degli ebrei.
La storia ormai, al di la di quello che ancora si insegna a scuola, aihmè, parla chiaramente che il brigantaggio, fenomeno complesso, almeno per il grande brigantaggio, di criminali ce ne erano ben pochi rispetto alle sollevazioni popolari soffocate nel sangue, briganti divenne solo un lascia passare per giustificare a >Francia e Inghilterra le fucilazioni sommarie e di massa, infatti queste potenze, anche se le genitrici dell’unità, non riuscivano a sopportare quei metodi. La stessa storia ci parla di un esercito, piemontese prima e italiano dopo, che a Sud si comportò come gli Inglesi nel Bengala…con una asprezza e durezza anche maggiori, un esercito coloniale, insomma.
Che direbbe Torino, se si esponessero delle teste di Bersaglieri con la scritta: “Assassino” – Torino, “Stupratore” – Milano “Infanticida” – Vicenza.
E’ una provocazione, ma oltre il mio personale disgusto, colgo già anche il vostro.
Ebbene quelle teste in quel pseudo circo del Museo Antropologico fanno solo disgusto, anche perchè nulla viene spiegato al visitatore, specie alle scolaresche che li si abbeverano al razzismo, uno studente vede oggi, quelle cose e “studia” oggi le teorie Lombrosiane…anche se a qualcuno da fastidio, i geni malati e predisposti al crimine andavano soppressi, questo il messaggio ultimo. La soluzione finale?