
Ogni capodanno vede lo sciorinamento inevitabile di progetti, buoni propositi, cambi di pagina, di registro, di musica. Da qui la canonica frase “Anno nuovo, vita nuova”.
Poi, se tutto ciò si avveri o meno, spetta al singolo capirlo, il capodanno successivo. Giusto in tempo per riesumare la seconda frase canonica, completamente intercambiabile con la prima: “Che anno di merda”.
Stavolta, però, si entra prepotentemente nella prossima decade. Se di per sé può apparire non troppo importante, comincia a essere interessante quando si tratta di parlare di “anni ’10″. E’ qualcosa che sa di molto antico, che ci fa pensare a baffoni asburgici e foto d’epoca.
Anche se siamo entrati nel nuovo decennio già da un anno, trovo che il 2011 segni il cambio effettivo. Io ho sempre visto il 2010 più come la fine degli anni 2000 e quell’1 stuzzica, scombussola un po’ tutto. Direi quasi che che ci rende più consapevoli del tempo che passa. E se davvero passa, con esso cambiano pure le cose. Quindi forse quest’anno la prima di quelle canoniche frasi di cui sopra avrà qualche possibilità in più.
Forse.
Intanto ne approfitto per fare gli auguri a tutti voi.
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12 gennaio 2011 at 8:57 pm
come sempre si continuerà a vivere nel precariato autorizzato e legalizzato – come gli psicologi penitenziari, categoria alla quale appartengo da 33 anni, condividendo pertanto l’articolo dell’amica e colloega Ada Palmonella. Ora non so ,se a causa di tale condizione vivo ogni evento e situazione della vita come incompiuto o precaria… interminabile… . Oggi forse data l’età vetusta, che preferisco denominare ‘antica’ sono sicuramente consapevole di tutto ciò… e continuo a dire a me stessa con la solita fiducia che nella vita tutto passa, passano le cose belle… e allora passano anche quelle brutte.
un abbraccio e complimenti
mariella se4minara