Nicolò Zarotti's Blog

Come affrontare un esame orale e riuscire poi a raccontarlo

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Oggi parliamo di orali. Croce dei più timidi, terrore per chi non sa nulla, rappresentano di fatto sempre più un unicum nel panorama universitario a causa del sovraffollamento delle facoltà. Da ciò conseguono solitamente due fatti: da una parte, come già detto, gli orali diventano (purtroppo) sempre più rari, mentre dall’altra, quando si fanno, si vengono a creare delle attese che, in alcuni casi, sfiorano la settimana di durata.

Questo non vuol dire, però, che non sia un bene saper affrontare come si deve tale tipo di esame, anzi. Eccovi quindi un paio di consigli e trucchetti per gestire al meglio anche il terzo grado del più terribile dei professori.

Partiamo da un punto basilare: tutti noi abbiamo fatto le superiori. Ora, forse molti non lo sapranno, ma le superiori italiane sono rimaste tra le ultime in Europa a praticare il culto oscuro dell’interrogazione orale. Se per un tedesco o un inglese può non significare nulla, da noi “Pinco Pallino, vieni fuori” è spesso sinonimo di un brutto quarto d’ora.

Non ho intenzione di dilungarmi sulla grande utilità che le interrogazioni hanno (insegnano in primis a saper parlare e a gestire l’ansia), ma vi ho fatto tutto questo preambolo per farvi notare che, nonostante spesso si sia portati a dimenticarlo, sono anni che superiamo dei piccoli esami orali. Ed è proprio su questi che dobbiamo basare il nostro percorso di miglioramento.

Come alle superiori quindi? No, è ovvio. All’università c’è una grande, fondamentale differenza: il professore non ha la più pallida idea di chi siate. Questo significa che non avrà pietà di voi se, pur avendo studiato, andrete male a causa della timidezza. Ancor più non avrà tempo per aspettare che vi riordiniate le idee e che riusciate a balbettare una frase di senso compiuto dal momento che, nella migliore delle ipotesi, avrà ancora un centinaio di persone da interrogare quel giorno.
Bisogna quindi trovare una soluzione adatta alla situazione.

Cominciamo dall’atteggiamento. Quando entrate nella stanza di tortura evitate accuratamente di guardarvi i piedi con l’aria di una vacca che va al macello: peggiorerete solo le cose. Non dico nemmeno di gonfiare petto e piume come un pavone, beninteso. Basta una via di mezzo: entrate creando subito un contatto oculare col professore e abbozzate un sorrisetto (non a 32 denti, qualcosa di naturale) mentre lo salutate. Quando, probabilmente dopo un secondo, lui vi dirà “si accomodi”, voi sedetevi come Dio comanda. Cosa vuol dire? Non sedetevi con una chiappa sul ciglio e l’altra ad un passo dal vuoto: sarebbe come scriversi in fronteti prego non mi mangiare, non ho un buon sapore”.

Una volta seduti, date la mano al professore. So che può sembrare una leccata di culo per i più timidi, ma in realtà è un gesto di buona educazione che farà anche trapelare una certa maturità.
Mi raccomando la stretta: decisa ma non troppo forte. Assolutamente non moscia, a meno che non vogliate sembrare timidi, o peggio, viscidi. Una buona idea mentre si dà la mano al docente è, come al solito, guardarlo negli occhi.

Quando il professore comincia a parlare, evitate di tremare o di guardare per terra. Il mio maestro di karate dice spesso che, in un combattimento, se si guarda per terra si trovano solo i propri denti. All’università, presumibilmente, ci si trova solo un 17.
Il contatto oculare, anche a costo di ripetermi per l’ennesima volta, è importantissimo. Pensate a quanto vi dà per le palle una persona che vi parla senza guardarvi. Ecco, per il professore è uguale, salvo il particolare che voi per lui siete solo uno su centinaia di altri e che, se si stufa, può decidere di interrompere la comunicazione quando vuole.
Meglio quindi evitare di prestare il fianco inutilmente, no?

Preparatevi sempre un argomento a scelta che sapete particolarmente bene. Così, se il professore vi dice “con cosa vogliamo iniziare?”, potrete partire in quinta senza evitare quel silenzio imbarazzante che, in realtà, vale più di mille bestemmie e significa “sì, sono così coglione da non essermi preparato nulla”. Anche perchè di solito, dopo questo silenzio, segue una di quelle simpatiche domande a cui manco il professore sa rispondere.

Quando iniziate a parlare evitate di piazzare un  “eeeeeeeee… ” ogni volta che dovete pensare a cosa dire. E’ orribile. Piuttosto state zitti (e non lo dico aspramente: è davvero più elegante fare una pausa). Evitate inoltre le reiterazioni inutili – un classico esempio è “appunto”: ricordatevi che presuppone sempre un collegamento con qualcosa che avete già detto e quindi non va assolutamente messo nella prima frase, a meno che non vi colleghiate con qualcosa che ha detto il professore – e cercate di usare molti sinonimi, soprattutto per le congiunzioni (per esempio dite “vale a dire”, anzichè “cioè”).

“Ma io non riesco a ricordarmi tutte queste cose mentre parlo…” ribatterà qualcuno di voi. E’ vero, ma non è una questione di memoria: si tratta solo di esercizio. Cominciate col prepararvi dei discorsi scritti e provate a recitarli ad alta voce: la struttura di un discorso si compone in gran parte di formule lessicali che, nonostante siano numerose, a forza di ripeterle entreranno a far parte del vostro bagaglio oratorio.

Vi prego, usate i congiuntivi. Non fanno nessun male, ve lo assicuro. Purtroppo il linguaggio informale sta pian piano legittimando forme che, fino a qualche anno fa, erano inaccettabili, ma non vuol dire che dobbiamo per forza parlare così: secondo voi è più elegante “non credo che viene” o “non credo che venga”? Se vi sembra migliore la prima, rispolverate il libro di grammatica delle elementari.

Per ultima, una domanda che si sente di frequente: “e se arrivo all’esame che non sono assolutamente nulla?”. La risposta è semplice: “che cazzo vai a fare all’esame?”.
Se però, come spesso succede, vi capita di sentirvi chiedere proprio quell’unica pagina che avevate deciso di saltare, be’… qui si vedono le vere capacità oratorie.
Sto parlando dell’ars inventandi, altresì conosciuta come “arte dell’arrampicata sugli specchi”, da usarsi come vera e propria ultima ratio nelle situazioni di emergenza. Come avrete già capito, consiste nel costruire complessi e intricati giri di parole nella speranza che il professore si convinca che sappiate qualcosa, quando, ad un’attenta analisi delle cazzate che state dicendo, risulterebbe palese che non sapete proprio nulla.
La base fondamentale, in questo caso, è la vostra convinzione: se neanche voi siete convinti delle minchiate che state sparando difficilmente lo sarà il vostro interlocutore. Fermo restando che, prima di tutto, dovete capire con chi avete a che fare: un professore sveglio ci mette poco a sgamarvi e a rendervi la vita un inferno, quindi a volte è meglio ammettere subito la propria ignoranza anzichè andare ad impelagarsi in un’impresa già fallita in partenza.

Per il momento è tutto. Spero che questi piccoli consigli vi possano essere utili, per quanto mi renda conto che rappresentano solo un input: gran parte del lavoro è nelle vostre mani. Qualora qualcuno volesse aggiungere qualcosa o criticare è come al solito invitato a farlo tramite un commento.

Arrivederci al prossimo appuntamento con University Hacks!

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  1. Beh, non posso che farti i complimenti per i consigli che hai dato in questo post.
    aggiungerei, se permetti, un piccolo trucchetto per i più timidi.
    Quando si hanno difficoltà a guardare negli occhi qualcuno senza sprofondare nell’ansia più profonda si può sempre guardare la punta del naso del nostro interlocutore, infatti si da al prossimo l’idea del contatto oculare ed inoltre ci si allena a guardare negli occhi il prossimo nel tempo

  2. utile :)
    a dir il vero erano cose che già sapevo, ma una conferma mi ha convinto ancora di più xD

  3. beh, io vado ancora alle superiori e forse mi sbaglio, ma molte di queste tecniche sono già applicabili al liceo (metodo dell’arrampicata sugli specchi in primis!).
    Un consiglio per i più timidi: siccome anche io mi agito molto facilmente uso sempre trovare un qualche “distrattore” durante un orale. Nulla di troppo palese o fastidioso: mai provate le palline antistress? Al posto di quelle usate un semplice fazzolezzo di carta: sta in una mano e non è nulla da disdicevole da portare con voi!

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