Nicolò Zarotti's Blog

Donnie Darko? Decisamente sopravvalutato.

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Ieri sera ho riguardato, a distanza di anni, Donnie Darko. Della prima volta che lo avevo visto mi erano rimaste solo due cose: la superba Mad World cantata da Gary Jules e il finale. E devo dire che al tempo mi era piaciuto molto, non lo nego.
In questa occasione, però, forte di una certa maturità che (si spera) abbia conseguito da quando avevo circa 15 anni, ho deciso di analizzare meglio il film che ha fatto urlare al capolavoro una generazione intera, fino a essere annoverato tra le al 95° posto tra le 100 migliori produzioni del mondo del cinema da parte dell’Internet Movie Database.

Ora, una volta giunto ai titoli di coda e dopo aver fatto un giretto su internet, mi sento di poter dire tranquillamente che Donnie Darko è molto sopravvalutato.
Per quale motivo? Perché, a mio parere un capolavoro, per quanto complesso, dev’essere completo. Donnie Darko non lo è: alla fine del film lo spettatore non ha capito ben poco di quanto è avvenuto e può solo imbarcarsi in lunghe riflessioni e speculazioni personali che, nella gran parte dei casi, lo porteranno a inserirsi in uno dei tanti “filoni di pensiero” sul film.

Ma ora io mi chiedo: se anche il regista Richard Kelly ha ammesso che la sua pellicola “si presta a più di un’interpretazione” (a leggere con malizia: “non so manco io che cosa ho fatto”), come la si può considerare un capolavoro dei tempi moderni?
Come ho già sottolineato, un capolavoro, anche se difficile e complesso, quando giunge al termine ti apre un mondo o lo fa da lì a poco quando, tramite il ragionamento, tu, spettatore, riesci a coglierne la vera essenza. Ma Donnie Darko ti dà ragione su tutto e su nulla: può essere l’opzione A, come la B o la C o pure la D. Scegli quella che preferisci. Il capolavoro te lo costruisci tu, a seconda di come ti senti.

Tante grazie. Cosa ci vuole a creare un film infarcito di psicologia spicciola e soprannaturale senza però un senso compiuto e univoco? E’ ben più difficile riuscire a raccogliere tutti i fili della matassa mantenendo sempre alto il livello della produzione.

A conti fatti, mi perdonino tutti gli appassionati, trovo che Donnie Darko sia più uno specchietto per le allodole dedicato ai teenager che si sentono maledetti e incompresi piuttosto che quel grande capolavoro che tanto si è andato decantando in questi nove anni che ci separano dalla sua uscita.

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  1. Sinceramente, vorrei farti delle domande. Primo: hai una qualche competenza in campo di cinema per criticare così aspramente ed arrogantemente un film del genere? Perché a scrivere cose a caso sono buoni tutti, anche se (devo ammetterlo) dimostri di conoscere bene la grammatica italiana. Saper scrivere correttamente non ti conferisce alcun tipo di potere sovrannaturale, non te lo allunga di 20 centimetri e non ti pone un gradino sopra gli altri, perciò la tua arroganza puoi metterla da parte, per non essere volgare.

    Riguardo la tua recensione, colgo che forse non hai compreso tu per primo l’intento di Richard Kelly: egli desiderava creare un film il quale, dopo essere stato fruito, lascia aperti molti interrogativi al punto di spingere lo spettatore a rivederlo una seconda volta, una terza, una quarta, per collezionare sempre più particolari fino ad arrivare alla visione completa delle vicende. “Donnie Darko” è da considerarsi un film-puzzle dove i pezzi li trovi man mano che entri più a fondo nella storia, non è il classico filmetto scialbo che ti presenta la pappa pronta e ti imbocca scena dopo scena.

    Capisco che, dato il contenuto impegnativo possa non piacere ed essere di difficile comprensione per i più (ti colloco fra questi), ma arrivare a dire che questo film non merita un posto nella classifica delle pellicole “cult” e che sia addirittura sopravvalutato mi sembra esagerato. Non penso che i critici cinematografici li prendano nella prima facoltà di psicologia che capita a tiro; ci sono dei parametri da tenere in considerazione, oltre a una certa cultura in fatto di film (dubito che la tua sia ampia al punto da poterti permettere simili commenti e critiche).

    Detto ciò ti invito ad abbassare la cresta, scendere dal piedistallo sul quale credi di essere adagiato e ad occuparti delle faccende di tua competenza.

    Perdona la mia asprezza, ma l’unica cosa che odio più della stupidità è l’arroganza, della quale sei colmo fino al midollo.

  2. Ti rispondo per punti, dato che mi è più comodo:

    1) Non ho competenze cinematografiche, ma questo non mi vieta di esprimere la mia opinione su un film nel mio blog (che, per inciso, sei tu che sei andata a leggere).

    2) Riguardo all’arroganza di cui tanto ti lamenti, se leggessi qualche altro mio articolo magari scopriresti che non scrivo abitualmente come faccio negli antistupri; detto questo, andarti a riguardare la definizione di “sarcasmo” potrebbe giovarti.

    3) Un film che va visto più volte per essere capito non è necessariamente un capolavoro. Né un cult.

    4) Dato che tu l’hai colta, qual è la “visione completa delle vicende”? Nemmeno il regista ce l’ha, però tu sì. Sorprendente!

    5) “Capisco che, dato il contenuto impegnativo possa non piacere ed essere di difficile comprensione per i più (ti colloco fra questi)”. Eh sì, non la sopporti proprio l’arroganza. Solo negli altri, però.

    6) Se tu commenti i film basandoti sullo stesso numero di fonti che usi per commentare le opinioni altrui, qualcosa mi dice che nemmeno tu hai la stoffa del critico cinematografico.

    Tante care cose,

    Nicolò

  3. Ciao!
    Premetto che Donnie Darko l’ho capito, ricapito e che ho confrontato il mio punto di vista con i tanti esposti in rete. Insomma, la trama non è univoca, ma alla fin fine le interpretazioni non sono poi così tante.
    Anch’io non sono d’accordo con la tua recensione, o meglio, sono parzialmente d’accordo con le tue conclusioni (anche secondo me Donnie Darko è sopravvalutato), ma in disaccordo sul percorso del tuo ragionamento. In particolare dissento sull’assunto di fondo “Perché, a mio parere un capolavoro, per quanto complesso, dev’essere completo.”
    Beh, non sono d’accordo. La storia del cinema è piena di film incompleti, “aperti” e *proprio per questo* capolavori. Idem per la storia della letteratura (Il castello di Kafka, va bene come esempio?).

    Quando ribatti “Un film che va visto più volte per essere capito non è necessariamente un capolavoro. Né un cult.” ti salvi con il *necessariamente*. Ovverossia: è vero che la complessità della trama e della forma espressiva non sono requisiti necessari né sufficienti a rendere un film un capolavoro; ma è anche vero che un film può richiedere più visioni per essere compreso E essere un capolavoro. Mulholland Drive di Lynch ne è un esempio. 2001 odissea nello spazio. C’era una volta in America. Natale a Bever… ehm.. no… questo no.

    L’arroganza richiede un oggetto, possibilmente umano. Si è arroganti con qualcuno. Qui di arroganza non ne vedo. Forse un po’ di presunzione. Ma cazzo, è il tuo blog, scrivici quello che vuoi.

    Tutto ciò che ho scritto fin qui è argomento della sacrosanta funzione IHMO().

    Ciao

  4. Errata corrige: IMHO()

  5. Sinceramente non capisco come mai Laura se la sia presa tanto, né dove abbia intravisto dell’arroganza. A me questo post sembra invece un commento che segue una linea di ragionamento e raggiunge delle conclusioni argomentandole. Che poi io personalmente non le condivida è un altro discorso. Permettimi di sproloquiare in proposito, con la prolissità che mi contraddistingue.

    Punto primo: è vero che Kelly lascia il film aperto, tuttavia forse non sai che esiste una versione estesa che include diversi cut che spiegano molte delle questioni rimaste aperte, e quelle che restano si possono facilmente dedurre. Ora, personalmente non l’ho vista e nemmeno intendo farlo, perché tutti coloro che l’hanno fatto – troverai parecchie recensioni in giro per la Rete – sottolineano come il semplice fatto di venire a sapere tutto quanto tolga buona parte del fascino del film. Un mistero svelato perde il suo fascino.

    Punto secondo: se è vero che l’opera in sé presenta alcune carenze, ha anche molti punti di forza non da poco. In primis la colonna sonora di Andrews, apocalittica e ipnotica, il vero capolavoro del film. Le prove attoriali, poi, nella mia ignoranza mi sembrano ottime, doppiaggi compresi (non l’ho mai visto in lingua ma conto di farlo). Fotografia e regia non sono certo da urlo, ma nemmeno disastrose, e se è vero che la storia d’amore in sé è abbastanza adolescenziale, è coinvolgente, e comunque abbastanza atipica. Il finale poi l’ho sempre trovato quasi commovente.

    Punto terzo: concordo con Gaustro sulla non-necessità di un senso di completezza. O meglio, così com’è il film mi sembra completo, anche se la storia che vi viene rappresentata non lo è, ed è questa l’unica completezza che conta, quella del film visto come opera artistica. Il resto l’ha già detto lui e su questo punto mi fermo.

    Punto quarto: tu parli di “un film infarcito di psicologia spicciola e soprannaturale senza però un senso compiuto e univoco”. Che ci può anche stare, per carità. Ma sempre per restare in casa Kelly, fatti un giro con Southland Tales, e quando ripasserai da Donnie Darko vedrai tutto con una chiarezza disarmante. Almeno al confronto. :)

  6. A me invece è successo il contrario: cioè a 15 anni non mi è piaciuto, a 20 l’ho apprezzato…

    Ho apprezzato proprio quello che tu critichi: l’incompletezza e la possibilità di trovare più di una spiegazione.

    Ciò crea discussione e confronto tra diverse opinioni e secondo me è questo che lo rende un capolavoro (come sta succedendo adesso sul tuo blog).

    Concordo inoltre con coloro che dicono che un capolavoro non deve essere necessariamente completo (anche perchè non capisco cosa intendi per “completo”).

    (Nel caso in cui ho stuprato l’italiano è colpa del computer; io non c’entro, sono solo refusi; lo giuro, :-P)

  7. Ora finalmente posso rispondere con cognizione di causa!
    http://lunamedioevale.splinder.com/post/23476747

  8. sopravvalutati sono film come avatar, o inception; che con centinaia di milioni di dollari di budget non dicono niente di nuovo.
    Donnie Darko è riuscito a diventare un film cult pur avendo un budget bassissimo, un regista esordiente e pochissima pubblicità.
    Solo i film che hanno un certo valore artistico riescono a emergere in questo modo.

  9. non capisci un cazzo pippomane

  10. -….fino a essere annoverato tra le al 95° posto tra le 100 migliori produzioni del mondo del cinema da parte dell’Internet Movie Database. lo spettatore non ha capito ben poco di quanto è avvenuto…. – Deve averti sconvolto non poco se ti sei permesso il lusso di qualche sospensione grammaticale.
    A me è piaciuta la scena sui Puffi, la canzone e la “performance” in toto dell’attore principale.
    Da ignorante metto il mio commento sotto questa forma. “Si presta a molti tipi di interpretazione”. Fondamentalmente però, alla fine ti lscia a bocca asciutta, in effetti. Difficile gridare al capolavoro con alcune scene godibilissime e molti vuoti temporali da riempire da parte dello spettatore (in questo caso io). Sono disposta a sentirmi dare dell’ignorante. Questo è solamente un mio parere, a libera interpretazione.

  11. Ciao!
    Sono d’accordo con te. Il livello narrativo, anche se ben articolato, non si dispiega bene e alcune cose (troppe!) vengono trascurate se non addirittura tagliate.
    Ora, io ho visto il film, per la prima volta, a 16 anni. Non ci ho capito davvero nulla e l’ho giudicato noioso. Poi mi è capitata tra le mani la versione integrale, e mi si è aperto un mondo.

    Di fatto, va scartata anche l’opzione della interpretazione multipla. L’interpretazione è una, e ogni elemento è perfettamente incastrato. Tutto ciò è visibile nella versione integrale, dove alle sequenze si alternano addirittura parti testuali esplicative (in pratica, si possono leggere i diari della Sparrow).

    Ora, il punto è che la versione ‘productor’ – quella uscita al cinema – altro non è che un inno all’emo, all’adolescente tormentato ed eternamente mestruato. Non c’è da meravigliarsi se in molti lo hanno preso come proprio manifesto personale senza capirci molto.

    La versione ‘director’ invece, ci fa capire che in realtà non siamo di fronte ad un film di posa, drammatico. Donnie Darko è un film di fantascienza, nulla più.
    E pochi adolescenti avrebbero apprezzato un film di fantascienza (da sfigati).

    Pensa, non ci sarebbe stato neanche S. Darko, e credo proprio che sarebbe stato meglio per tutti.

  12. Ma come fate a criticare un film parlando solo della storia?? Ma dai..Iniziate a studiare regia montaggio ecc e poi potete scrivere critiche ad un film che è stato e che è un capolavoro, considerando che è diventato famoso sul web e poi un must al cinema.

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