Nicolò Zarotti's Blog

E ora, caro Gianfranco, dagli una bella spinta.

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In questi giorni di grande fermento politico, credo sia il caso di ragionare sulla situazione attuale.
Il lodo Alfano è ufficialmente incostituzionale. I processi contro Berlusconi sono tutti riaperti. Anche se con ogni probabilità finiranno in prescrizione e sicuramente Silvio non può andare in carcere (avere 73 anni suonati ha i suoi vantaggi), l’Italia ha finalmente dato prova di sapere cos’è la Giustizia.

Ormai il barcone targato PDL è quello che è. Un Titanic che non si schianta contro un iceberg enorme, bensì contro tanti piccoli blocchi di ghiaccio, insignificanti di per sè, ma letali se sommati. Sono tutti sotto tensione e lo stress, si sa, fa abbassare la guardia e fa dire cose un po’ fuori dal comune. Dal povero Ghedini che arringa i giudici della Consulta col paradosso dell’anno (”la legge è uguale per tutti, ma non lo è la sua applicazione”), all’ancor più povero Silvio, che in una chiamata a Porta a Porta spiega come Napolitano avrebbe dovuto influenzare la decisione della Corte Costituzionale e bercia di non voler dare le dimissioni quando tutti i presenti nello studio, compreso il pavido Casini e il servile Vespa, gli fanno notare che nessuno gliele ha chieste (dicesi ”coda di paglia”).

In tutto questo clima di confessioni e lapsus decisamente poco strategici, c’è qualcuno che pian piano sta organizzando l’inevitabile passaggio di consegne ai vertici del polo del centro-destra. Gianfranco Fini, in questi ultimi mesi accusato dai suoi stessi alleati di essere diventato sinistroide, sta lentamente scavando la fossa a Berlusconi. Le ultime due mosse intelligenti che ha compiuto ce le fa notare Travaglio in un articolo comparso ieri sul suo blog:

(…) Ultimamente però Fini ha azzeccato due mosse che hanno il pregio di piacere anche agli elettori di destra: ha scaricato Berlusconi sulle stragi di mafia, difendendo i pm che tornano a indagare sui mandanti occulti, perché “non abbiamo nulla da nascondere” (infatti il Cavaliere ha subito messo mano alla fondina); e ha rinunciato al lodo Alfano nel processo per diffamazione ai danni del pm Woodcock, lasciando solo il premier col suo scudo spaziale e incassando il ritiro della querela dal magistrato in ossequio al suo “gesto istituzionale”. (..) In due mosse Fini ha dato scacco al re, costringendolo a esplicitare due ottimi vantaggi di un cambio della guardia: lui, diversamente dal premier, non è imputato di nulla e non ha niente da temere dall’antimafia. (…)

Non si tratta certamente di un caso isolato: basta andare a vedere le ultime posizioni che ha assunto per capire che, tra un colpo al cerchio PDL e un colpo alla botte Lega Nord quando quest’ultima e ne esce con le solite esagerazioni, Fini sta finalmente ricreando l’idea di una destra immune al berlusconismo e sta conducendo Berlusconi sulla ciglio di un burrone sul cui fondo non ci sono solo le speranze di molti italiani, ma anche la fine di un’era che si è protratta decisamente troppo a lungo.

Manca poco: Silvio sente già la terra mancargli da sotto i piedi. Ora, caro Gianfranco, è giunto il momento di dargli una bella spinta.

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  2. Personalmente apprezzo Fini anche se non condivido le sue idee. Ciò non toglie che è stato co-fondatore di quella meraviglia di partito che è il PDL, e questo, ai miei occhi, gli ha fatto perdere davvero tanti punti. E ne perde ancora di più se provo a pensare che ha architettato tutto, che potrebbe essere sicuramente sinonimo di scaltrezza ma non di correttezza.
    Vedremo

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