Nicolò Zarotti's Blog

Il dito e la luna

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1.28 di notte. 31 dicembre. Domani entriamo negli anni ’10, ma a me sembra ancora di essere rimasto agli anni ’90. Li vedo vicini, mi sembra di toccarli e ne parlo ancora come se si trattasse di due, tre anni fa al massimo. Poi faccio i conti e mi vengono i brividi. Solo per modo di dire, beninteso. Che il tempo passa lo sappiamo tutti, ma ogni tanto fa bene fermarsi un secondo per ricordarselo.

Chiudo la prima decade del Duemila con una consapevolezza in più, sgusciata fuori all’improvviso in questi ultimi, sfuggenti giorni dell’anno: conosco meglio il significato della fragilità.
A cosa sia dovuta questa mia maggiore cognizione di causa, be’… non ho voglia di parlarne. Ma una cosa è certa: ora capisco quei cantanti, quegli scrittori, quei poeti e quei pittori. Li capisco tutti, dal primo all’ultimo, da un giorno all’altro. Le note, le frasi,i versi, i colori… tutto ha una sua precisa collocazione, tutto è ordinatamente disposto. Era sempre stato lì, ma io non lo potevo vedere.
Purtroppo. E per fortuna.

Anno nuovo, vita nuova? No, non c’ho mai creduto. Nè forse c’ho mai sperato sul serio, neanche nei momenti più bui. La vita è un fiume a cui si può far intraprendere un corso differente, ma che non si può cambiare. L’acqua rimane sempre quella.
Penso che la maggior parte di noi, col giungere della fine di dicembre, tenda a pensare solo a quello che deve ficcare in un grande sacco nero, scendere in strada e buttare via con un calcio. E, inesorabilmente, non pensa a ciò che è successo di bello. Siamo tutti un po’ come lo sciocco del famoso proverbio orientale: quando si tratta di tirare le somme, guardiamo tutti il dito anzichè la luna.

La mia non è una critica. Io sono uno dei primi che domani riempirà il sacco e lo getterà via e ho già avuto modo di pensare che il 2009 è stato proprio una merda. Ma so che la roba che butterò non sarà tutto. Anzi, in fondo, più ci penso e più mi rendo conto che sarà ben poca cosa. Perchè so che oltre al dito, ad un tiro di sguardo, c’è la luna che mi guarda da vicino. Una luna grande, che spesso non è uguale per tutti, che cambia da persona a persona.

Quella che guarda me, per esempio, ha ben tutt’altra forma rispetto al normale.

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