Ieri sera Silvio Berlusconi si è dimesso. Come già sottolineato da molti, è di fatto la fine di un’era, forse una delle più grottesche della storia politica del nostro Paese. Gli succederà un professore di economia, banchiere, invischiato in un gruppo bancario di rinomata potenza (Goldman Sachs) e in un circolo piuttosto misterioso (Bilderberg). E, in tutta franchezza, mi ritrovo ad avere pensieri contrastanti sull’ascesa di Mario Monti alla Presidenza del Consiglio, soprattutto per le modalità in cui essa si è esplicata e per le potenze coinvolte nell’operazione.
Da una parte ritengo infatti utile di questi tempi avere seduta su quella sedia una persona con cognizione di causa per quanto concerne l’economia e la finanza, qualcuno che non si metta a dire che la crisi è solo psicologica (spesso facendo poi sottovalutare la componente psicologica realmente esistente nella crisi, ma questa è un’altra storia) o che in Italia si sta bene perché i ristoranti sono tutti pieni.
Dall’altra, però, non posso fare a meno di notare come il ritornello di questi giorni sia di dover mettere in atto riforme impopolari per dare il contentino alla BCE. Monti non è stato eletto, non fa parte di un partito ed è stato messo lì per fare ciò che un governo vero non avrebbero mai il coraggio di fare per via del tornaconto elettorale. Non è che sia proprio una prospettiva delle più rosee, francamente. La mia speranza è che, proprio perché libero da vincoli politici, Monti si riveli il personaggio che per la prima volta andrà a intaccare sul serio anche il sistema politico italiano.
Fermo restando tutto ciò, è vero che sarebbe stato più democratico andare subito alle elezioni. Su questo non vi è alcun dubbio. Ma dobbiamo anche capire che ci troviamo in una situazione di precarietà economica estrema e delle elezioni fatte a mo’ di casa nostra, ancor più col porcellum di Calderoli, avrebbero seriamente comportato il rischio di un fallimento finanziario di proporzioni colossali.
E poi, a dirla tutta, il fallimento c’è già stato, ed è quello che dà il titolo a questo post. Un fallimento che è degli italiani prima ancora che del Paese. 17 anni di Berlusconi e di imperversante berlusconismo e, alla fine di tutto, a mandare a casa Silvio sono stati la BCE & Co.
Tutti tranne gli italiani, insomma. Ci servivano davvero loro? Tristemente, credo proprio di sì. Non posso infatti non pensare che, fosse stato per noi, Silvio ce lo saremmo ritrovato come Presidente della Repubblica per altri 7 anni.
Meglio così quindi: a prescindere da ciò che farà Monti nei prossimi mesi, ci hanno liberato del personaggio che, pur non incarnando tutti i problemi del Bel Paese, costituiva quello più radicato e difficile da estirpare.
Ci hanno tolto Berlusconi di mezzo. Vediamo solo di non vantarci per una rivoluzione che non abbiamo innescato noi.
