Il nucleare in Italia? “Tenere fuori dalla portata dei bambini.”

Da qualche settimana la televisione ci sta bombardando ogni giorno con uno spot molto particolare e accattivante, che immagino molti di voi avranno avuto modo di guardare. Si tratta del Forum Nucleare Italiano che, definendosi come organizzazione no-profit, si prefigge l’obiettivo di informare i cittadini sull’energia atomica, facendo leggere loro opinioni e testimonianze sia da parte di chi è favorevole, sia da parte di chi è contrario:

A ben vedere, però, come ha già avuto modo di evidenziare Di Pietro in una lettera aperta, dietro questa organizzazione si nascondono

le più importanti aziende interessate all’installazione di centrali nucleari ed alla produzione di energia nucleare (tra cui, in ordine alfabetico, Alstom Power, Ansaldo nucleare, Areva, E.ON, EDF, Edison, Enel, Federprogetti, GDF Suez, Sogin, Stratinvest Energy, Techint, Technip, Tecnimont, Terna, Westinghouse).

Più no-profit di così si muore.

A prescindere da tutto ciò, trovo comunque che vi siano cinque semplici punti che, in mia opinione, dovrebbero rendere inutile qualsiasi tipo di discussione:

1) Sul nucleare il popolo italiano ha già scelto: in Italia le centrali sono state bandite da un referendum abrogativo del 1987, mentre il governo Berlusconi, infischiandosene deliberatamente, ha deciso di reintrodurlo attraverso la legge 23 luglio 2009 n. 99. Una reintroduzione democratica, in un paese che si spaccia per democratico, sarebbe dovuta avvenire con un referendum propositivo.

2) L’Italia è uno dei paesi più sismici al mondo. Proviamo a mettere una centrale a L’Aquila, una a Messina, una in Friuli e una in Irpinia e vediamo cosa succederà da qui a cinquant’anni.

3) La speculazione edilizia, in Italia, è dilagante, come hanno tristemente dimostrato i crolli del terremoto a L’Aquila. Quindi scordiamoci le centrali antisismiche: al massimo un po’ di sabbia con qualche misurino di calcestruzzo.

4) Una centrale nucleare produce una quantità immane di rifiuti tossici che vanno necessariamente smaltiti. Avete presente l’efficienza con cui smaltiamo i rifiuti in Italia? Chiedetelo ai napoletani.

5) L’Italia ha un’enorme disponibilità di risorse rinnovabili: acqua, sole e vento in abbondanza. In un famoso video, Berlusconi invitava il parlamentare tedesco Martin Schulz a visitare l’Italia per “il sole e la bellezza”.
Vogliamo sfruttarlo questo sole? In Svezia hanno più pannelli solari di noi, e in certe zone a gennaio il sole non sorge mai.

Tenetevelo, dunque, il vostro forum sul nucleare. Per capire quanto sia malsana quest’idea non servono conoscenze tecniche, non servono pareri di esperti. Basta ragionare: l’affidabilità Made in Italy è rinomata per la sua fallacia, direi che è pari a quella di un bambino.
E sulle centrali nucleari c’è scritto bene in chiaro “Tenere fuori dalla portata dei bambini”.

14 Thoughts on “Il nucleare in Italia? “Tenere fuori dalla portata dei bambini.”

  1. anonymous on 9 gennaio 2011 at 11:55 am said:

    parlate tanto di risorse rinnovabili, ma non sapete né l’investimento assurdo che richiedono né la piccola quantità di energia che possono rendere. l’unica energia rinnovabile utilizzabile pienamente in italia è l’energia solare, ma i costi dovrebbero diminuire ancora dell’80% per essere accessibili alle famiglie. le altre fonti sono pressoché inutilizzabili nella penisola, tranne una piccola parte di energia eolica che coprende molto investimento e poca resa.

    comunque, con le centrali nucleari della francia al confine, moriremmo comunque. sono arrivate le radiazioni da cernobyl, figuriamoci se non arrivano dalla francia…

    il problema vostro e di tutti noi è la presenza di interessi e mafia. diciamolo chiaramente. non c’è nessun altro problema. diciamo: per la presenza di interessi personali e mafia, non possiamo installare centrali nucleari perché la percentuale di possibilità di disastro aumenterebbero fino al 90%! non cerchiamo scuse assurde!!!

  2. Mi sembra infatti di aver inserito anche quel problema al punto 3.

  3. Daniele on 9 gennaio 2011 at 12:29 pm said:

    Allora, premetto che sono d’accordo con te su tutta la prima parte della pagina. Sul nucleare non sono ancora riuscito a trovare un pensiero soddisfacente, vero, ma è sicuro che non tutto quello che dici è vero. Rispondo passo per passo.

    Il punto primo, se si tralascia il particolare che l’Italia potrebbe aver cambiato opinione (e vista la facilità con cui succede di solito, è un particolare e basta), è inattaccabile; tanto quanto Berlusconi oggi…
    Per quanto riguarda il fatto che ci troviamo in un paese sismico, anche quest’obiezione è sensata. Basta però specificare che non c’è rischio terremoti in ogni centimetro quadrato dello stivale, in parecchi territori possono pregare in turco e non vedere mai neanche l’ombra di un sisma.

    Se invece parliamo della speculazione edilizia, ti invito a non generalizzare. Nessuno avrebbe interesse a costruire una centrale nucleare con materiale scadente, i danni in caso di “evento sfavorevole” colpirebbero tutti. Per fortuna nostra esistono anche costruzioni e costruttori di altro tipo rispetto a quelli dell’Aquila.
    La tua obiezione può valere solo fino a un certo punto.

    Ecco dove invece non sono proprio d’accordo: i punti 4 e 5. Innanzitutto non viene affatto prodotta “una quantità immane” di rifiuti tossici. Riporto i dati dell’INSC (Internaitional Nuclear Societies Council):

    “…la quantità di scorie prodotte annualmente dall’industria nucleare mondiale ammonta, in termini di volume teorico, a 200.000 m3 di Medium and Intermediate Level Waste (MILW) e 10 000 m3 di High Level Waste (HLW). Questi ultimi, che sono i più radiotossici, prodotti annualmente in tutto il mondo occupano il volume di un campo di pallacanestro (30 m x 30 m x 11 m).”

    Che, trattandosi di 34 paesi per un numero di centrali certamente superiore a 34, costituisce un piccolissimo volume di scorie per centrale (e per paese).
    Senza contare che se da un lato ci sono rischi, dall’altro non c’è il nulla più totale: si tratta di ingenti quantità di energia prodotte per ogni grammo di uranio/torio. A costi molto più abbordabili.

    Infine, il discorso sulle rinnovabili. Premetto ora che io sarei a favore delle rinnovabili, se non ci fossero più problemi che altro. Tuttavia, appunto, ci sono dei problemi. In primo luogo i costi, parecchio elevati; avete idea di quanto costa un impianto solare? I pannelli da mettere semplicemente su un tetto hanno una notevole incidenza sul portafoglio, anche se va detto che forniscono tutta l’energia necessaria.
    E quanto durano? Vanno cambiati mediamente ogni 10-15 anni, a causa dell’evoluzione tecnologica, dell’usura e di vari altri problemi.
    Parliamo allora degli impianti eolici? Qui il discorso è più interessante, i problemi riguardano solo il rumore, il notevole impatto paesaggistico e il pericolo per gli uccelli. Poca cosa?

    So di aver già fatto un papiro, eviterei di elencare pregi e difetti di ciascuna forma (che peraltro si possono trovare elencati ovunque). Concludo dicendo che secondo me sarebbe opportuno un temporaneo ritorno al nucleare, facendo partire contemporaneamente una riconversione volta allo sfruttamento delle rinnovabili…sfruttamento che avverrà quando avremo serie possibilità di farlo affidandoci ad esso ed esso soltanto.

  4. Nicolò, scusa ma questa volta non sono d’accordo con te.
    Tranne sulla non “noprofittità” del forum in questione. Non sapevo chi c’era dietro, ma alla fine non cambia nel merito la questione, se le informazioni vengono passate correttamente.
    In ogni caso, e io te lo dico da addetto ai lavori, mi permetto di ribattere ai tuoi punti.
    1) Il popolo italiano, all’epoca, non ha “vietato” definitivamente il nucleare in Italia. All’epoca la legge è stata fatta deliberatamente con dei margini di manovra, per cui è possibilissimo fare nuove centrali. In ogni caso, il referendum all’epoca è stato “sponsorizzato” da Eni (che aveva tutto l’interesse a vendere olio combustibile all’Enel) cavalcando l’onda emotiva di Chernobyl (che incidente non fu). Quanto al referendum propositivo, la nostra Costituzione sfortunatamente non lo prevede.

    2) Se consideri l’Italia uno dei paese più sismici al mondo non oso pensare come consideri il Giappone. Comunque abbiamo ampie zone dell’Italia che non sono assolutamente soggette a rischio sismico dove una Centrale Nucleare può sorgere tranquillamente.

    3) L’esordio con un luogo comune da te non me lo aspettavo. Montalto di Castro, centrale che non è mai andata in funzione proprio a seguito del referendum, era costruita talmente bene che oggi, a distanza di anni di totale abbandono, è ancora un problema anche il solo pensare di come demolire i muri. In ogni caso, a differenza delle abitazioni, le centrali nucleari sono progettate per rompersi in caso di terremoto distruttivo. Rompersi in modo controllato però. Immagina un pò di fare tanti moduli separati, ognuno di essi a prova di terremoto, e poi unirli insieme per farli funzionare. In caso di terremoto distruttivo (si parla di 8° Richter a salire), anzichè fare collassare tutto il sistema indistintamente, ogni singolo modulo si separa dagli altri. E ti assicuro che il modulo che contiene il reattore sopravvive anche alle bombe atomiche.

    4) Altro luogo comune. L’Italia, per fortuna, non è Napoli. E quasi ovunque la spazzatura è smaltita con efficienza. E le centrali nucleari non producono “rifiuti tossici”, ma solo scorie, e le suddette scorie non sono prodotte in “quantità immani”. Anzi, le nuove tecnologie dei cosidetti “reattori veloci” usano oltre il 90% delle barre di Uranio, degrandole al punto che non possono essere più usate neanche per farne bombe. Mi riferisco a un uso improprio da parte di eventuali terroristi. La Russia, se non lo sai, sta comprando le scorie prodotte dalle altre centrali proprio perchè con le sue tecnologie può usarle come “carburante”.

    5) Infatti dovremo usarle per integrare le produzioni sia del nucleare che del fossile. Il problema è che le turbine a vento sono enormi e per fare una potenza equiparabile a una centrale convenzionale ne servono una marea. Per esempio, la Enercon E-126, che è attualmente la più grande del mondo, è una struttura alta 135 metri al generatore, il rotore ha 126 metri di diametro (il che porta l’altezza totale a quasi 200 metri) e produce al massimo 7 MW. Una centrale convenzionale di MW ne produce 660 per gruppo, e i gruppi sono almeno 2. Vuol dire che servono 188 turbine a vento. Considera che le turbine non le puoi mettere una accanto all’altra ma per problemi di turbolenza e di efficienza devono stare ad almeno 5 – 7 diametri di distanza l’una dall’altra. Adesso prendi la calcolatrice e divertiti a vedere quanto grande ti serve l’area per mettercele. Il solare ha tutta un’altra lunga serie di controindicazioni simili (enormi spazi richiesti). Per darti un’idea: l’irraggiamento massimo del sole sulla terra è di 1 kW per metro quadro (all’equatore, allo zenith e senza nuvole). I pannelli fotovoltaici più efficienti che sono della SunPower, riescono ad avere un’efficienza di picco (a 20 °C) del 45% circa. Tale efficienza decade velocemente all’aumentare della temperatura del pannello, all’aumentare della nuvolosità o al semplice sporcamento, nonchè (ovviamente) quantopiù il sole si allonana dallo Zenith. Vuol dire che, per ottenere la potenza equivalente della centrale di cui sopra (o delle 188 turbine a vento) ti servono quasi 3 milioni di metri quadri di pannelli, e che quella produzione ti durerà pochi minuti (allo zenith e in una bella giornata) per poi decadere velocemente. Problemi più o meno analoghi per tutto il resto delle “naturali”. Non sto dicendo che non vanno fatte, anzi. Ma non possono essere la dorsale di produzione.

    Per concludere, si può essere più o meno favorevoli al nuclerare, ma non mi pare granchè democratico dire “tenetevi il vostro forum sul nucleare”, “non mi serve il parere di esperti” e cose del genere perchè “ho ragione io e basta”.

    Io preferisco essere bene informato, magari anche da varie fonti, incluso un forum che indipendentemente da chi lo sovvenziona in ogni caso mette a confronto pareri diversi, piuttosto che partire per preconcetti stereotipati su argomenti che hanno un impatto logistico estremamente pesante sul futuro del Paese.

  5. 1) L’emanamento della legge 99 è però avvenuto senza consultare i cittadini e comunque il referendum propositivo è istituibile dalle singole regioni (vedi Valle D’Aosta).

    2) Il Giappone, al contrario nostro, ha molta più esperienza in materia antisismica, tanto che, un esempio a caso, strabuzzerebbero gli occhi a vedere il progetto del ponte sullo stretto. E’ vero anche che ci sono zone a minor rischio sismico, ma tu ti fidi del fatto che le centrali sorgeranno sicuramente lì?

    3) Purtroppo basta che una sola (UNA) centrale sia costruita male per scatenare il disastro. Vuoi negare che in Italia ci sia speculazione edilizia? A me non sembra tanto un luogo comune.

    4) Sulle scorie mi fido di te, anche se mi tengo il beneficio del dubbio sul modo in cui verranno investiti i soldi per lo smaltimento (e se le tanto decantate nuove tecnologie non venissero utilizzate per risparmiare?)

    5) Le tecnologie odierne magari presentano tutti i problemi che hai elencato, ma da qui a 20 anni potrebbero non averli più. E nel frattempo si potrebbe continuare a usare i combustibili fossili. In poche parole: investire nella ricerca. Se lo fa la Svezia, perché non possiamo farlo noi?

    Io non voglio avere ragione a priori, semplicemente il nucleare in Italia ha un numero di variabili (terremoti, qualità delle costruzioni, smaltimento, efficienza, direzione, ecc) che, all’idea di affidarle in toto ai nostri connazionali, mi fa venire i brividi. Perché dietro ci sono tanti, tanti soldi. E dove ci sono i soldi, ci sono anche quelli che speculano, rubano e se ne strafottono dei morti. Vedi quelli che ridevano sulle macerie de L’Aquila pensando ai guadagni sulla ricostruzione.

  6. Mitia on 9 gennaio 2011 at 3:58 pm said:

    E’ bello finalmente trovare il modo di commentare civicamente le varie posizioni. Torno a dividere a punti i vari oggetti del contendere per chiarezza.

    1) Il referendum non ha mai vietato il nucleare in Italia. Mai. Le tre domande che furono rivolte ai cittadini elettori italiani furono le seguenti (se ne riporta il senso, più che il contenuto esatto):

    Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti?
    (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettibili di insediamento”, previste dal 13° comma dell’articolo unico legge 10/1/1983 n.8)

    Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone?
    (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “l’erogazione di contributi a favore dei comuni e delle regioni sedi di centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi”, previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge)

    Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero?
    (questa norma è contenuta in una legge molto più vecchia, e precisamente la N.856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva dell’ENEL).
    [3]

    Dunque, all’ atto pratico, con le tre domande si domandava di cancellare alcune disposizioni di legge concepite per rendere più facili e rapidi gli insediamenti energetici: la prima era stata creata per evitare che il sindaco di un piccolo paese di duemila abitanti dove era previsto l’insediamento di una centrale nucleare potesse opporsi ad oltranza, mentre la seconda era la cosiddetta “monetizzazione del rischio” per i comuni che ospitavano impianti di produzione di energia (non necessariamente nucleari, ma anche a carbone).
    La terza impediva all’Enel di “fare esperienza” all’estero, e se non si fosse riuscita ad aggirare con artifici vari sarebbe stata una mossa furba come quella del tizio che si è tagliato i coglioni per fare dispetto alla moglie.
    Quindi, di fatto, è solo stata resa più difficile la strada per farlo, ma non c’è mai stato un divieto effettivo. La legge di cui parli non è stata fatta “ad hoc” per il nucleare, ma come soluzione di un problema più ampio (appunto, l’opposizione a oltranza), che coinvolge qualunque settore logistico.

    E, a mia memoria, non credo che in Italia il referendum propositivo sia mai stato usato da chicchessia. Ma posso sbagliare.

    2) In Giappone io ci sono stato per lavoro, e mi sono anche beccato un terremoto in diretta. Poco piacevole, aggiungo. Ma, grazie alla loro esperienza, il danno non è andato oltre qualche suppellettile in terra. E, nonostante questo, in Giappone hanno una sostanziosissima produzione di energia ricavata dal nucleare. Ma noi siamo in Italia, e bisogna anche puntualizzare un’altra cosa: i nostri rischi di terremoto sono, a livello di magnitudo potenziale, non a livello preoccupante (salvo pochissime zone, dove qualche idiota ha avuto l’idea di farci un ponte, ma questo è un altro discorso e puramente accademico dato che per fortuna non lo si farà). Vuol dire, in soldoni, che se c’è una eventualità piuttosto alta che nel corso del tempo la zona venga colpita da un terremoto, il terremoto comunque non sarebbe di tipo distruttivo. Quindi bisogna contestualizzare.

    3) No, non nego che ci sia speculazione edilizia in Italia. Però un conto è una palazzina, un conto è un’installazione industriale. Ti garantisco che in tutte quelle dove ho lavorato (e sono davvero tante) le “economie” si sono fatte da altre parti ma non certo nelle strutture e nelle sicurezze. Sarebbe troppo controproducente. Guarda la cosa da un punto di vista cinico. Se crolla una palazzina di 10 famiglie, muoiono 40 persone e fine. Se crolla un’installazione industriale i danni conseguenti sarebbero troppo elevati. Il gioco non vale la candela, quindi questa speculazione non viene lasciata fare.

    4) Le nuove tecnologie non sono fatte per “risparmiare”. Sono fatte per ottimizzare. Scusa, tu non investiresti nella tua automobile (per esempio) se montando in origine un particolare tipo di motore facesse 100 km con un litro anzichè 10? Non vedo perché non debbano venire usate

    5) E questo è proprio il punto nodale. Fra 20 anni probabilmente non sarà così, ma noi ci arriveremo… fra 20 anni. Nel frattempo? Dato che la fame di energia è sempre maggiore, è abbastanza scontato che, nel frattempo, dovremo avere una soluzione di transizione. Tra l’altro, non è che anche l’uranio sia infinito. L’abilità starà nel bilanciare, nel miglior modo possibile, fossile, nucleare e “verde”, facendo una transizione dall’una all’altra tecnologia man mano che la tecnologia aumenterà i rendimenti. Ma, realisticamente, non è sostenibile il poter pensare di usare un’area grande come la Danimarca per soddisfare il nostro fabbisogno energetico solo con le rinnovabile esclidendo aprioristicamente parlando fossile e nucleare.

    Per il resto, condivido le tue perplessità. Purtroppo siamo in una situazione in cui comunque ti muovi rischi, e quindi sarebbe auspicabile una maggiore attenzione da parte nostra, inteso come elettorato, nei confronti di chi mandiamo a governare. Ma questo è un altro (e triste) discorso…

  7. Mitia on 9 gennaio 2011 at 4:02 pm said:

    Correzione al refuso:

    L’abilità starà nel bilanciare, nel miglior modo possibile, fossile, nucleare e “verde”, facendo una transizione dall’una all’altra tecnologia man mano che la tecnologia aumenterà i rendimenti. Ma, realisticamente, non è sostenibile il poter pensare di poter usare oggi un’area grande come la Danimarca per soddisfare il nostro fabbisogno energetico solo con le rinnovabili, esclidendo aprioristicamente il fossile e il nucleare.

  8. Sta di fatto che per attrezzarci adeguatamente per il nucleare serve come minimo qualcosa come 20 anni (per non parlare di una quantità schifosamente enorme di soldi), e nel frattempo si avrà modo di migliorare ed ottimizzare la produzione di energia da fonti rinnovabili (es. miglioramento del rapporto resa/prezzo nei pannelli fotovoltaici), e alla fine avremmo una tecnologia che se è già vecchia adesso, figuriamoci come sarà nel 2030…

  9. concordo con Mitia.
    Aggiungo che, dal punto di vista ambientale, una cosa è recuperare le superfici di tetti e pavimentazioni, un’altra cosa è rendere sterili ettari di terreno coltivabile per inserire impianti fotovoltaici. Vorrei ricordare a tutti che le risorse ambientali non sono infinite, neppure quelle che non servono a produrre energia ma a fornire semplicemente cibo ed habitat. Il terreno non è un materiale inerte, se non smettiamo di concepirlo in tal modo avremi in futuro altri tipi di rischio per la nostra sopravvivenza.

  10. @ Roy: per attrezzarci adeguatamente per il nucelare serve molto meno di 20 anni. Siamo già pronti. Forse non lo sai, ma l’Italia sta già gestendo e facendo esperienza all’estero da anni col nucleare. Ci sono tecnologie consolidate pronte per l’uso, altre in via di breve sviluppo, e altre che verranno pronte fra un pò… ma volendo partire, siamo già pronti adesso.

    @ Eli: a proposito di terreno considerato come materiale inerte. Qualcuno ho sicuramente sentita parlare della favoletta del biodiesel? Fare 50 litri di gasolio richiede qualche (non ricordo il numero esatto, dai 3 ai 5 mi sembra) ettaro di terreno coltivato a colza. A parte il fatto che la colza è una delle coltivazioni più aggressive per il terreno, 50 litri di gasolio sono il serbatoio di un’auto media. Prendere la calcolatrice e vedere quanti km quadrati servono per fare il pieno anche solo a un quarto del parco circolante fa venire i brividi. Se ci aggiungiamo che dopo 2 o 3 raccolti poi il terreno diventa per davvero sterile, direi proprio che il biodiesel è “bio” solo di nome…

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  13. fabrizio on 16 marzo 2011 at 1:42 pm said:

    e adesso come la mettiamo?
    tutto il rischio ed il costo del nuke per un merdosissimo 4% (se va bene)in più di energia e chissà tra quanti anni?
    Chiamateci pure sciacalli ma la verità è che, noi, sul nucleare non abbiamo mai cambiato idea.
    Se volete giocare con il culo… metteteci il vostro non quello degli altri mentre voi ve ne state al “sicuro” ad Antigua!

  14. francesco on 22 marzo 2011 at 8:19 am said:

    facciamo cosi:costruiamo una centrale ed un deposito di scorie ad arcore! Tanto il nucleare è sicuro no?

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