In nome dell’Italia, del crocifisso e della perdita delle priorità

Come penso la maggior parte di voi saprà, il 3 novembre la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha emesso una sentenza circa la legittimità del crocifisso nelle aule scolastiche italiane, dichiarandolo ”una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni”. L’istanza, presentata da una cittadina italiana atea, era stata più volte rifiutata dai tribunali del Bel Paese e ora, in seguito all’approvazione della Corte di Strasburgo, lo Stato, che ha già presentato regolare ricorso, è condannato a risarcire la donna di 5000 euro per danni morali. Ma, come è ben immaginabile, non è questo il problema principale.
Infatti non appena è giunta la notizia le pedine della politica e della chiesa italiana hanno tutte preso la divisa del loro colore e si sono preparate per ricoprire il ruolo che spetta loro nel fuoco incrociato delle polemiche inutili. Si comincia, ovviamente, dal Vaticano, che ha definito la sentenza una ”decisione miope e sbagliata”. Si prosegue col centrodestra, che, dopo la constatazione che il Premier va a puttane, tenta di recuperare credito con Piazza S. Pietro (Gelmini: ”la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione”), si passa per l’Udc con Buttiglione che urla alla ”decisione aberrante”, e si conclude col PD che, manco a dirlo, dà il proverbiale colpo al cerchio e alla botte (Bersani:”Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto”).
Insomma, le squadre sono schierate e il gioco è sempre lo stesso. Ma è mai possibile che non ci sia una persona, una dico, all’interno dell’ambiente politico nostrano, che sia capace di dare alla faccenda l’importanza che merita? Se domani togliessimo i crocifissi dalle aule di tutte le scuole d’Italia, con buona probabilità, non se ne accorgerebbe neanche uno studente. Idem dicasi per le aule dei pubblici esercizi. E se è un dato di fatto la nostra cultura sia fortemente radicata nella tradizione cristiana e, come dice la Gelmini, il crocifisso è un simbolo, come può la rimozione di quest’ultimo infliggere un grave colpo al sistema tradizionale italiano, quasi al punto di, come lasciano intendere i più fondamentalisti, scatenare una crisi di identità culturale?
Si tratta del solito sistema di specchietti per le allodole. Si guarda il cubetto di ghiaccio per non guardare l’iceberg. Ci si concentra su un fatto che, di per sè, al giorno d’oggi, lascia il tempo che trova, e ne si approfitta per non volgere lo sguardo sui veri problemi di cui soffre il paese.
Il debito pubblico è alle stelle, la crisi economica imperversa senza tregua, il precariato sta assumendo i connotati di una piaga indebellabile, il Presidente del Consiglio fa quel cazzo che gli pare sempre e comunque, le mafie si espandono a macchia d’olio, la mia generazione non ha che la sola certezza del dubbio circa il proprio futuro, però possiamo dormire sonni tranquilli: quando si presentano i veri problemi, quelli che rischiano di affondare il paese, come il crocifisso nelle aule, abbiamo squadre intere di politici ed esponenti clericali che, per ricoprire fedelmente il ruolo impostogli dalla società e dal proprio ego, se ne occupano a tempo pieno e ad ogni costo, perdendo le proprie priorità.
Questo comportamento ha anche una spiegazione psicologica. Tutti gli esseri umani, infatti, sono più o meno soggetti al principio di coerenza: tendiamo per natura a mantenerci coerenti con quello che diciamo e facciamo o, in questo caso, col ruolo che ci siamo imposti, anche se in fondo sappiamo di sbagliare. Ma, beninteso, non si tratta di un principio vincolante: un po’ di sano ragionamento può benissimo far realizzare anche ai più testardi che, in certi casi, è meglio andare controcorrente.
”Sarà che gli italiani, per lunga tradizione, son troppo appassionati di ogni discussione” cantava Giorgio Gaber. E’ senz’altro vero, ma qui non si tratta di mantenere la propria immagine in pubblico per il quieto vivere interpersonale. Qui si tratta di litigare riguardo a quali note suonare con la cetra mentre sullo sfondo Roma inesorabilmente brucia.
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7 Responses to “In nome dell’Italia, del crocifisso e della perdita delle priorità”
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(già solo il fatto che definiscono il crocifisso nelle aule una “tradizione” dovrebbe far aprire gli occhi agli italiani: il crocifisso non è un bel pezzo d’arredamento messo lì per essere ammirato. Trova la sua importanza quando è oggetto di preghiera COSTANTE da parte di chi crede, quando c’è osservanza dei comandamenti. Non quando viene meno nelle nostre aule – come se in casa propria tutti abbiano un crocifisso appeso, no?)
Nick, si legge chiaramente il tuo fastidio e la tua sorpresa nel vedere quanti si sono ribellati ad una sentenza politica e ideologica…e si legge chiaramente in te (dal tuo appello a temi “secondo te” più importanti) la voglia che non se ne parli…
Una piccola informazione su chi ha emesso la sentenza di morte per il Cristo in aula…
http://kontroinformazione.myblog.it/archive/2009/11/04/chi-e-vladimiro-zagrebelsky-il-giudice-italiano-della-ue-che.html
”Il comunismo è vivo e vegeto e più pericoloso che mai.
E sta prendendo il sopravvento.”
Mi basta questo per capire la serietà di quell’articolo.
Sentenza ideologica o meno, ci sono cose più importanti che l’ennesima occasione per permettere ai preti di ficcare il naso nella politica italiana.
P.S. Credi che, se la maggior parte degli elettori italiani fosse atea, il governo appoggerebbe con la stessa fermezza ogni posizione della chiesa?
P.P.S. Tutto questo lo scrive uno che ideologicamente è sempre stato ed è tuttora di destra. Ma personalmente mi rifiuto di marchiare la mia ideologia con uno stemma o un colore che mi dica cosa fare o cosa pensare.
Mi sembra giusto aggiungere a ciò che è già stato (dal mio punto di vista) correttamente espresso da te, Nick, la merdavigliosa figura che ha fatto la Santanchè a “Domenica 5″ urlando come una forsennata, contro il rappresentante del centro islamico di Milano e della Lombardia, <>
Direi che si commenta da sé.
…mannaggia, non mi ha messo il discorso!!
Riposto testualmente:
Possiamo dire che per noi Maometto, che era poligamo, che aveva nove mogli e l’ultima di nove anni era pedofilo e noi non lo ascoltiamo? [...] Noi non ascolteremo mai chi era poligamo! [...] Preoccupatevi che Maometto era pedofilo!! Aveva una moglie di nove anni: PE-DO-FI-LO! [...]“
Apprezzo moltissimo il tuo articolo e godo all’idea di poter dire la mia: al di là di quanto la comunicazione di massa tende a nascondere dandoci da discutere di cosucce di poco conto e volendo parlare proprio dell’argomento specifico…Ho tre figli, due frequentano già la scuola dell’obbligo e il terzo è ancora un po’ piccino.
Intendo vederli crescere sereni e mi piace pensare che continueranno a considerare la fantasia importante così come lo è la realtà senza fare confusione tra le due.
Per me è un bene che cerchino soluzioni reali a problemi reali e che giochino e si sbizzarriscano con la fantasia quanto più piace loro.
Crescendo avranno modo di conoscere ogni forma di confusione tra fantasia e realtà, dalle più semplici superstizioni alle più complesse religioni e se saranno cresciuti sani non saranno danneggiati da nessuna delle loro future conoscenze.
Se volessi tener loro nascosto che c’è chi crede alle favole o volessi formarli con una credenza specifica potrei vedere il simbolo di una diversa credenza o l’assenza di quello della mia come un ostacolo ai miei obbiettivi ma non essendo questo il mio caso, la decisione della Corte Europea non può che lasciarmi indifferente.
Devo darti ragione, il Crocifisso è una assoluta scappatoia per evitare di dibattere e affrontare le questioni importanti.
Non sono convinto del principio di coerenza dato che non mi si applica, ritengo più verosimile che la maggioranza degli italiani sia composta da capre ignoranti e miopi.
Del resto abolirei le religioni monoteiste, anche se effettivamente le bestemmie da bettola fanno parte della tradizione.