Nicolò Zarotti's Blog

Intervista al comandante del R.I.S. di Parma Luciano Garofano

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Passando in rassegna i vecchi file del mio pc ho trovato per caso l’intervista che feci, ancora al penultimo anno di liceo, al comandante del R.I.S. di Parma, il Ten. Col. Luciano Garofano, in occasione di una conferenza dal titolo ”La prova scientifica” tenuta nell’aula della Corte d’Assise del tribunale di Trieste il 23 novembre 2007.  L’evento fu coadiuvato da numerose immagini ed esempi tratti dalla scena del crimine del delitto di Cogne (allora si attendeva ancora l’espressione della Corte di Cassazione, avvenuta poi il 21 maggio 2008, con la condanna a 16 anni di reclusione per Anna Maria Franzoni).

Vi propongo il testo integrale.

Zarotti: Innanzitutto una domanda di carattere personale: qual è stato il suo percorso di formazione?

Garofano: Mi sono laureato in scienze biologiche nel 1976. Successivamente, durante il servizio di leva presso i carabinieri, ho scoperto il Reparto Investigazioni Scientifiche dell’arma e me ne sono innamorato.

Zarotti: Quali sono le differenze tra la polizia scientifica e il R.I.S.?

Garofano: Non ce ne sono. I metodi di lavoro sono gli stessi, vi è solo una diversa distribuzione sul territorio. La polizia scientifica una volta agiva prevalentemente a Roma, mentre ora si sta espandendo anch’essa, con sedi a Napoli e Palermo.

Zarotti: Cosa pensa riguardo alla realtà straniera circa le investigazioni scientifiche comparata a quella italiana?

Garofano: Le capacità tecniche e professionali sono le stesse. Ciò che contraddistingue l’Italia è la mancanza di risorse. Nel nostro paese vi sono meno investimenti nel settore rispetto ai paesi esteri e interventi come la conferenza di oggi esprimono anche la speranza di poter sensibilizzare i politici a questo riguardo.

Zarotti: Che valore ha la prova scientifica nell’atto processuale?

Garofano: La prova scientifica è un presidio irrinunciabile che, coniugato alla prova tradizionale, può essere determinante per la soluzione di un caso. Rappresenta un investimento di cui non si può fare a meno.

Zarotti: Molti dei recenti casi di omicidio, come ad esempio quello di Perugia e Garlasco, sono tuttora aperti. Si può riconoscere in ciò un cambiamento di tendenza da una generazione come quella di cinquanta anni fa, più incline alla confessione, magari estrapolata da un maresciallo durante un interrogatorio, alla generazione moderna, più restia a confessare e apparentemente più dedita al culto del crimine, tanto da rendere necessaria un’indagine di tipo scientifico?

Garofano: Sì, direi che c’è stato un cambiamento. Oggi negano tutti, fa parte della fisiologia del comportamento. Ieri era più difficile sapere come sfuggire alle indagini delle forze dell’ordine, oggi è più facile e sicuramente la prova scientifica rappresenta un elemento di ”sfida” per numerosi criminali.

Zarotti: Qual è la sua opinione riguardo il diritto di pubblicare in fieri dettagli e particolari delle varie inchieste?

Garofano: Sono fortemente contrario. I processi non devono divenire degli eventi mediatici e le indagini devono rimanere riservate. La stampa dovrebbe pubblicare unicamente elementi che non possano risultare impedenti per le indagini.

Zarotti: Per concludere, quali sono le cause principali delle difficoltà nei rapporti tra le diverse istituzioni e figure professionali, come il medico legale e gli operatori del 118 che per primi giungono su una scena del crimine?

Garofano: C’è purtroppo un ritardo culturale. Abbiamo bisogno di più interazione, maggiore divulgazione delle notizie e un incremento del lavoro di squadra.

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