
Prima di iniziare questo articolo ci tengo a precisare che non ho alcuna intenzione di sindacare sull’effettiva utilità della ricorrenza del 25 aprile, poiché posso capire che per ognuno essa può assumere un valore diverso. Per quanto mi riguarda, è una festa basata su un evento gioioso – si è sempre parlato di liberazione dal nazifascismo, ma ricordiamoci che il fascismo era già finito nel luglio del ’43 e, salvo per le zone nell’influenza di Salò, la liberazione fu di fatto dall’occupazione tedesca – che però, vuoi perché la storia la scrivono i vincitori, vuoi perché l’Italia continua a vergognarsi inesorabilmente del proprio passato, non tiene ancora conto di come sono andati veramente i fatti.
Il 25 aprile, infatti, in tutta la sua prorompente carica simbolica e politica, è stato uno dei giorni più crudi della guerra civile che di fatto ha caratterizzato la Resistenza. I fascisti o ex-tali venivano trascinati in strada e fucilati, mentre le loro mogli venivano spogliate, rasate per renderle riconoscibili e nei casi peggiori stuprati. E, ai fini della celebrazione, poco importa se anche i fascisti avevano in precedenza compiuto tali nefandezze o altre addirittura peggiori: se si vuole festeggiare questa data, sempre per come la vedo io, sarebbe anche ora che la gente cominciasse a ricordare con occhio più critico. Senza nulla togliere, come ho già detto, alla gioiosità dell’evento di liberazione.
Ad ogni modo – e lo dico in piena onestà politica da uomo di destra senza una destra viva di riferimento – ciò che più mi fa male è vedere come certe feste in Italia vengano sempre e comunque strumentalizzate per inasprire le polemiche, indifferente se tra rossi e neri, tra cani e gatti o tra rane e rospi. Ed ecco quindi che oggi spuntano come funghi quelli che condividono la foto del cadavere di Mussolini appeso a testa in giù a piazzale Loreto augurandosi cento di quei giorni, evidentemente dimentichi che le barbarie non hanno bandiera né colore politico, ma portano solo sofferenza e terrore.
Qui da noi più una festa è controversa più viene festeggiata. Il 2 giugno, di regola, non se lo fila nessuno, pur essendo la ricorrenza – importantissima – che dal 25 aprile logicamente e storicamente deriva. Il 17 marzo 2011 sarebbe probabilmente passato sotto silenzio se non fosse stato per le assurde polemiche della Lega.
Quando impareremo a non discutere anche perché i pinguini hanno freddo?
Per quel che mi concerne, non sarà mai troppo tardi.
Buona Festa della Liberazione a tutti, ma cum grano salis.
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26 aprile 2011 at 6:08 pm
Tanto di cappello, Nicolò. Tanto di cappello.