Nicolò Zarotti's Blog

La fidelizzazione di Apple

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Questo pomeriggio ho trovato un video molto interessante, che ora vi ripropongo. Si tratta del conto alla rovescia per l’apertura del nuovo Apple Store in via Rizzoli a Bologna, durante il quale si sentono cori da stadio, applausi, ansia e trepidazione, il tutto per un negozio che non offre nulla di più di qualunque altro rivenditore di elettronica che abbia nel proprio listino i prodotti della mela morsicata. Il primo ragazzo che è entrato, quello magrolino con la maglietta blu e gli occhialoni da nerd, viene da Padova ed era là dalle 16 del giorno prima. Si è letteralmente accampato in strada. E lo stesso vale anche per i due ragazzi successivi, come ben si può intuire dallo zaino più grande di loro che portano in spalla.

Il video in questione mi ha dato l’estro per riflettere una volta di più sulla strategia di marketing messa in atto da Apple. Una strategia che, a ben vedere, si basa tutta su un particolare processo psicologico: la fidelizzazione. Prendere i clienti e mantenerli sotto la propria ala, farli affezionare, tanto da renderli partecipi dei propri successi e dei propri fallimenti. E non solo: uno studio recente ha infatti dimostrato come i fanboys di una marchio razionalizzino i fallimenti della propria azienda del cuore al punto da riscrivere la storia pur di non dover affrontare una verità sconveniente.

Non voglio fare della polemica facile, beninteso. Io stesso sono un appassionato dei prodotti Apple, per quanto non passerei mai la notte in strada per assistere all’inaugurazione di un negozio. Ciò che vorrei stimolare in voi lettori, però, è una riflessione su come i meccanismi sottostanti la fidelizzazione in ambito consumistico siano molto più complessi di quanto normalmente si ritenga e come sia difficile analizzarli in un ottica razionale e pragmatica, appartenendo essi perlopiù alla sfera affettiva.
Del resto, non differiscono molto da quelli stessi meccanismi che spingono una persona a macinare migliaia di chilometri per vedere giocare la propria squadra del cuore. A tal proposito, immaginate di dover spiegare razionalmente a un milanista sfegatato quanto sia più conveniente in termini pragmatici tifare per l’Inter: forse capirete perché è pressocché inutile spiegare a un Apple fanboy che Sony fa portatili molto più potenti allo stesso prezzo del suo Macbook Pro.

Come del resto è inutile bollare certi appassionati come dei semplici “sfigati che non trombano”. Secondo tale ragionamento, infatti, ogni tifoso calcistico italiano rientrerebbe di diritto nella categoria.

Qui sotto trovate il video. Voi cosa ne pensate?

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  1. Il paragone che fai alla fine col milanista sfegatato calza a pennello.
    Mi viene da pensare che la Apple debba ricorrere a questi mezzi per avere un suo mercato, perché dal punto di vista prettamente informatico non ha da offrire molto di più rispetto a qualsiasi altra marca (fatta eccezione per i prezzi notevolmente più alti).
    Più che altro guardando il video mi ha fatto specie vedere tutte quelle persone, compreso il primo ragazzo, entrare riprendendo la scena (e fin qui…) e guardando unicamente lo schermo, invece di guardarsi intorno, *vivere* quel momento per cui, da bravi fanboys, hanno aspettato ore ed ore ed ore… Forse sono io che ho un concetto diverso di “vita”.

    PS: *queGli

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