Nicolò Zarotti's Blog

La mia candidatura a rappresentante di facoltà: motivi e obiettivi

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Questo post è rivolto agli studenti di Psicologia di Trieste.

Probabilmente molti di voi non lo sanno ancora, ma il 12 e il 13 maggio ci saranno le elezioni per il rinnovo delle rappresentanze studentesche all’interno degli organi accademici. Ciò significa che saremo chiamati a votare non solo i rappresentanti nel nostro consiglio di facoltà (di norma 5), ma anche nel Senato Accademico, nel C.U.S., nel Consiglio d’Amministrazione dell’Università e in quello dell’E.R.Di.S.U.

Quest’anno io concorrerrò per la carica di rappresentante di facoltà. Ho pertanto deciso di scrivere questo articolo per chiarire alcuni punti circa le motivazioni che mi hanno spinto a candidarmi e gli obiettivi che ho a breve e a lungo termine.

MOTIVAZIONI

Le motivazioni che mi hanno spinto a mettermi in gioco sono sostanzialmente due: la polemicità e l’esperienza.
La prima è sicuramente la più prorompente, nonchè la più evidente: ho sempre provato una grande insofferenza per la malaorganizzazione e ciò mi ha condotto a sviluppare una particolare vena polemica riguardo alle istituzioni dell’istruzione pubblica (e non solo, come sa chi mi conosce meglio). Questo fatto mi ha a sua volta spinto a voler rompere le palle a chi di dovere, anche se comportava essere visti di cattivo occhio.

La seconda è una diretta conseguenza della prima. La polemicità al liceo mi ha portato a fare il rappresentante d’istituto per due anni consecutivi e a diventare la rottura più grande che il mio Consiglio d’Istituto avesse mai visto credo da moltissimo tempo. Ho infatti sempre odiato le persone accondiscendenti (leggi: leccaculo) e, per quanto fossero senz’altro il genere di studente prediletto dai vari professori e presidi, nel dubbio ho sempre preferito andare a fondo con le questioni piuttosto che lasciar perdere per quieto vivere.

Ora, a ormai quasi 3 anni di distanza, mi rendo conto che quell’esperienza mi è servita molto. In primo luogo mi è stata utile a capire meglio come funziona l’istruzione pubblica in Italia (male) e quanta importanza viene data in genere alla componente studentesca al suo interno (poca, molto poca).
Successivamente (e forse questo è stato l’insegnamento più importante) mi è servita a disilludermi e disincantarmi. Come tutti, infatti, ero partito con l’idea di rivoluzionare il mondo, di spaccare tutto, di dare alle cose la svolta di cui necessitavano da fin troppo tempo. Inutile dire che poi, a conti fatti, ciò che si può fare è solo un decimo di ciò che si vorrebbe.

Ciononostante, qualcosa si può e si deve fare. Ecco quindi quello che ho in mente.

OBIETTIVI

1)      Riesumare le assemblee di facoltà.

Se la componente studentesca e i rappresentanti sono i primi a disinteressarsi di ciò che avviene loro intorno, tanto vale non lamentarsi. Questo purtroppo è un vizio che hanno molti: ci si lamenta, ci si lamenta e poi ci si tira indietro quando c’è da rimboccarsi le maniche. Quindi, se finora c’era una qualche giustificazione,  non ci dovrà più essere.

2)      Più informazione sul nostro futuro.

La facoltà di Psicologia è forse quella che più di ogni altra soffre di una confusione dilagante circa gli sbocchi, l’occupazione, le specializzazioni, gli impieghi e quant’altro concerne la figura professionale che le compete. Se avete partecipato a qualche stage o conferenza, sapete cosa intendo: non appena si crede di sapere qualcosa su una pratica o uno sbocco (ad esempio la psicoterapia), ci si rende spesso conto di non sapere in realtà nulla. E’ essenziale quindi coinvolgerci tutti in un continuo scambio di informazioni e vissuti esperienziali con l’intento di dissipare questa cortina di fumo che si frappone tra noi  che e il nostro futuro e rimediare alle lacune con cui spesso ci lasciano i docenti. Un buon lavoro in quest’ottica viene già svolto dal portale Psicostud.net, ma esso va potenziato ed ampliato.

3)      Lottare per non perdere ciò che abbiamo.

Spesso si dice che bisogna lottare per ottenere un miglioramento. Purtroppo noi dobbiamo innanzitutto lottare per non perdere ciò che già abbiamo. Mi riferisco in particolare all’eventuale futuro accorpamento dei curricula delle magistrali in uno unico ad indirizzo sperimentale: è un’idea folle. Se infatti, da una parte, la nostra facoltà soffre già tanto della mancanza di un indirizzo clinico (fatto che spesso spinge molte persone a migrare verso i lidi padovani), dall’altra si può ben immaginare il danno che causerebbe un’azione di questo genere. Senza contare che andremmo a perdere la magistrale in Neuropsicologia che, anche grazie alla presenza della Sissa e della scuola di specializzazione in Neuropsicologia (unica in Italia assieme a quella di Roma), costituisce un vero e proprio fiore all’occhiello per il nostro ateneo.

4)       Avere voce in capitolo sul futuro della sede.

Forse alcuni di voi ancora non lo sanno, ma la nostra facoltà è sotto sfratto. Sembra quindi che a breve saremo costretti a spostarci. Dal momento che la ristrutturazione dell’edificio dell’ex Ospedale Psichiatrico, la cui assegnazione spetterebbe a noi, non è ancora completa, le alternative che si profilano dovrebbero essere in sostanza due: andarsi a stringere in Piazzale Europa o prendere la vecchia sede della Sissa, a Grignano. Qualunque sia la decisione che verrà presa, però, non potrà non essere influenzata dalle necessità degli studenti. E sarà un preciso dovere dei rappresentanti fare in modo che ciò avvenga.

5)      Far sapere all’Ordine che ci siamo anche noi.

Se si va a cercare ciò che l’Ordine degli Psicologi ha fatto per gli studenti di Psicologia si viene colti da una sferzante ventata di sconforto. A ben vedere, infatti, l’ente che dovrebbe tutelare la nostra futura professione ha fallito in numerose battaglie, come ad esempio l’eliminazione dell’inutile 3+2 o il tamponamento delle pesantissime ingerenze dei medici nel nostro settore. Volendo anche tralasciare tutto ciò (ma dobbiamo essere ben lungi dal farlo), è  chiaro che l’Ordine non dimostra nessuna disponibilità a facilitare la vita a noi studenti, riservando quelle poche iniziative che intraprende agli psicologi già formati.
Ecco che quindi i rappresentanti di facoltà dovrebbero fare pressione sul Consiglio affinché questo a sua volta facesse lo stesso nei confronti dell’Ordine del Friuli Venezia-Giulia con l’obiettivo di salvaguardare il nostro futuro.
Tanto per fare un esempio concreto, un obiettivo a breve termine per cui lottare potrebbe essere la richiesta negare immediatamente l’accesso alla scuola di specializzazione in Neuropsicologia di Trieste ai laureati in Medicina.

Questi, in sintesi, i miei obiettivi al momento. Non sono tanti, ma, come ho già detto, trovo sia meglio partire da pochi punti chiari anzichè farsi prendere dall’entusiasmo e sperare di cambiare il mondo da soli. Ovviamente l’apertura a future proposte e richieste da parte degli studenti la considero una caratteristica fondamentale per una corretta opera di rappresentanza.

UN PICCOLO APPUNTO: LA LISTA

Quando si tratta di elezioni accademiche, inevitabilmente, la lista scelta comporta per il candidato un marchio impresso a fuoco sulla fronte. Credo sia quindi necessario fare un piccolo appunto.
Per quanto mi riguarda, io mi presento alle elezioni con la lista Oltre-Student Office, che ha una tradizione di centro-destra. Mi candido con loro perchè la mia ideologia è prettamente di destra e, per via di quella che noi psicologi chiamiamo “coerenza cognitiva”, non me la sarei mai sentita di candidarmi con una lista di sinistra o di centro.  Ciò però non significa nulla, perlomeno per il sottoscritto. La mia lista infatti non è dichiaratamente affiliata a nessun partito (se fosse stato altrimenti non avrei accettato la candidatura), e comunque trovo che essere di destra non significhi essere per forza sostenitori della destra al governo in questo momento.

Ad ogni modo, chiunque volesse sincerarsi delle mie idee politiche può farlo tranquillamente andando a sfogliare gli articoli che si trovano nell’apposita sezione del mio blog. Fermo restando che, almeno per come la vedo io, l’orientamento politico del candidato in un incarico di rappresentanza non conta assolutamente nulla. Ancor meno quindi conta l’orientamento della lista.


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  1. se sei tu quello della foto ti voto anche se non sono iscritta

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