Muhammad Ali, la dignità e l’esempio

Sarò onesto, mi ha emozionato molto vedere Muhammad Ali ieri sera tenere il vessillo olimpico alla cerimonia di apertura dei Giochi di Londra 2012. E’ stato senz’altro un atto di estremo coraggio, non solo per la difficoltà obiettiva dell’atto in sé, ma anche per la dignità di volersi mostrare al mondo nella propria condizione di essere umano.

Ciononostante, però, non posso fare a meno di auspicare che il suo esempio stimoli – anche e soprattutto da parte degli organi ufficiali,  una seria riflessione sui pericoli del pugilato agonistico, demenza pugilistica in primis. Bollare infatti la patologia di Ali come morbo di Parkinson assai precoce è di fatto volersi coprire gli occhi per non vedere la realtà dei fatti: le continue commozioni cerebrali che comporta una carriera pugilistica a livello agonistico inducono una rarefazione neuronale tale da facilitare enormemente l’insorgenza di patologie dementigene.

Come è palese per chi inizia a praticare il salto con l’asta che cadendo ci si può rompere una gamba, sarebbe giusto mettere in chiaro una volta per tutte con chi intraprende la carriera del pugile a quali rischi si va incontro.

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