''...credo che prima o poi chiunque stia risalendo il fiume debba fermarsi sulla riva a riposare. Forse qualcun altro andrà più avanti e mi passerà di fronte guardandomi con aria compassionevole, quella di chi sa come gira il mondo. Ma se questo sa che il mondo gira, dovrebbe sapere che io giro insieme ad esso. E anche se mi fermo a prendere un attimo di respiro, questo lo so per certo, non smetto mai di girare...''

Obama Day

gennaio 20th, 2009



Dopo 2 mesi di attesa il popolo americano vede entrare alla Casa Bianca il suo Presidente eletto. Solita inaugurazione, solita folla esultante, solita cerimonia. Ma c’è un particolare diverso questa volta. Ed è il colore della mano destra che l’uomo che pronuncia le parole del giuramento tiene alzata. Barack Obama è nero. Il quarantaquattresimo Presidente degli Stati Uniti d’America è nero. Ed è il primo.

Oggi, 20 gennaio 2009, si scrive la storia. Si chiude un’era, quella del razzismo, del Ku Klux Klan, dell’odio, e se ne apre un’altra, quella della tolleranza. Agli americani, agli europei, al mondo, non può che far piacere.
Non conosco l’iter politico di Obama, per quanto sappia che vi è sia chi lo elogia enormemente (di sicuro la maggioranza), sia chi lo critica. Personalmente, non ritengo che ciò sia importante. Per come la vedo io, Barack Obama è un simbolo. Un simbolo potentissimo. Ma, per il momento, nulla di più. C’è stato chi lo ha definito ”il nuovo Kennedy”. A me sembra un po’ azzardato come paragone. JFK ha salvato il mondo dalla terza guerra mondiale e ha perso la vita per le sue idee (spero che non ci sia ancora qualcuno che crede che ad ammazzarlo sia stato solo Lee Oswald…), Obama finora ha ”solo” (notare le virgolette) vinto le elezioni. Per questo motivo, nonostante condivida in pieno le buone aspettative, non sono d’accordo con chi si abbandona all’ottimismo più sfrenato. Dobbiamo ricordarci che al momento lo abbiamo visto all’opera unicamente nella parte in cui tutti i politici sono bravi, la campagna elettorale. Adesso starà a lui non deludere le altissime aspettative che lo circondano. Staremo a vedere, ma credo siamo tutti d’accordo nel constatare che il signore qui promette davvero bene.

Devo però ammettere che, nonostante la felicità per l’esito di queste elezioni americane, c’è stato qualcosa che mi ha dato fastidio fin dall’inizio. Qualcosa nella zona dello stomaco, che quasi mi rodeva. E non c’ho messo molto a capire cos’era.
L’America ha eletto un Presidente nero di 46 anni. L‘Italia ha la stessa, identica, medesima, sputata, settantenne classe politica da 20 anni. L’America tra 2 anni rinnoverà completamente, come di consueto, il Senato. L‘Italia avrà ancora gli stessi senatori a vita il cui nome è sinonimo di Mafia. Obama non potrà essere rieletto dopo un eventuale secondo mandato. Noi, per quanto ne sappiamo, potremmo anche avere il Berlusconi VI. Che gli Stati Uniti, pur con le loro contraddizioni, abbiano capito qualche cosa più di noi riguardo alla politica?
Dovremmo pensarci tutti, soprattutto chi di noi si professava antiamericano fino al novembre scorso, salvo poi rivelarsi improvvisamente l’esatto opposto in seguito alle elezioni. Esultiamo per Obama, ma, per favore, non facciamolo all’italiana.
Congratulations Mr. President, ad maiora.

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2 Responses to “Obama Day”

  1. Anna on gennaio 20, 2009 8:16 pm

    Letto l’inizio stavo per ucciderti..cerchiamo di finirla con il colore della pelle di Obama!E’ vero è molto importante e simbolico che il 44esimo presidente degli USA sia nero ma, ora non conta più il suo colore bensì quello che farà durante il suo mandato ..e di questioni che gravano su di lui ce ne sono!E comunque non vedo come tu possa affermare che con l’elezione di Obama si chiuda “l’era del razzismo”..

    Per quanto riguarda l’Italia..mettici una pietra sopra!

  2. giulia on gennaio 21, 2009 11:47 pm

    Carissimo,
    nonostante tutte le nostre evidenti e risapute divergenze ideologiche credo che non cambierei neppure una parola del tuo articolo,ibrido di genuina invidia e malinconica rassegnazione. L’elezione di Obama è una grandissima svolta,una rivoluzione nella routine politica americana. Però non possiamo dimenticare,come tu stesso sottointendevi, che il 44° presidente degli Stati Uniti è anche un politico;è sì un uomo che vuole cambiare il suo paese ma è anche un politico vincolato dai poteri forti americani. Le aspettative che gravano su di lui sono altissime e proprio per questo temo che i tempi della reazione colpo-movimento saranno lunghi. Spero soltanto che il suo popolo non si illuda di vedere l’America rivoluzionata in un paio d’anni. Per quanto riguarda l’Italia non ci sono parole. Travaglio tempo fa ad Anno Zero lesse i requisiti che necessariamente i collaboratori di Obama devono avere ossia,per citarne alcuni, nessuno deve essere stato perseguito penalmente,nessuno deve aver avuto contatti con associazioni mafiose etc etc…caratteristiche che sembrano essere prioritarie per l’eleggibilità della nostra rappresentanza politica e se mi permetti che il ku klux klan venga pure a fare piazza pulita in casa Nostra,ma temo che neppure una mitragliata possa distruggere i beneamati settantenni italiani.Ho detto tutto. Complimenti per l’articolo e buono studio.

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