Nicolò Zarotti's Blog

Pedofilia, basi genetiche e sensazionalismi gratuiti

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Ho appena letto un articolo con video annesso che mi ha lasciato non poco interdetto. La Stampa ha infatti pubblicato il resconto di una ricerca effettuata dall’Università di Torino, sotto la guida del professor Lorenzo Pinessi, il quale, stando a quanto riferiscono i giornalisti, asserisce di aver scoperto una mutazione genetica alla base dello sviluppo di devianze sessuali in senso pedofilo. Come? Attraverso lo studio del caso singolo (!) di un uomo che, a cinquant’anni, ha cominciato a provare interesse sessuale nei confronti della figlia di nove e nel cui cervello è stata trovata una mutazione della progranulina, proteina che il professore riferisce essere assai rilevante nella differenziazione sessuale del cervello.

Che cos’è la differenziazione sessuale del cervello? E’ il processo col quale si formano le differenze strutturali dell’encefalo tra l’uomo e la donna. Ora, converranno i più con me, una cosa è la differenziazione strutturale sessuale, un’altra è l’orientamento sessuale. Inoltre, pare che la suddetta mutazione della progranulina causi alla lunga la comparsa di demenza fronto-temporale (FTD).
A questo punto, a dirla tutta, vorrei porre alcune domande aperte al professor Pinessi. A scanso di equivoci, tutte le frasi del professore che ho citato in questo post sono tratte dall’articolo de La Stampa.

1) La demenza fronto-temporale, come sanno tutti i neurologi di questo mondo, causa disturbi comportamentali di vario tipo, spesso disinibiti se la zona più colpita dal deterioramento è la regione orbitofrontale. Se la progranulina gioca un ruolo fondamentale per lo sviluppo di tale patologia, come si è giunti a una correlazione statisticamente rilevante con la pedofilia? E’ stata esclusa la presenza di demenza fronto-temporale che, all’occorrenza, potrebbe spiegare il comportamento sessuale disinibito del soggetto? A me sembra di no, dal momento che nell’articolo viene riportato proprio come il soggetto a lungo andare abbia effettivamente sviluppato la FTD.

2) Ammettendo per un attimo che la causa delle condotte pedofiliche del soggetto fossero dovute alla mutazione, come ci si spiega il fatto che “dopo alcune settimane di trattamento con farmaci neurolettici atipici antipsicotici - neurolettici e antipsicotici sono la stessa identica cosa, n.d.r. - accanto ad antidepressivi inibitori selettivi della serotonina il paziente ha cessato i suoi comportamenti pedofili” (sic!)? Secondo la sua ipotesi, ogni pedofilo dovrebbe giovare degli stessi miglioramenti con tale terapia. Ciò significa che nessun pedofilo nella storia della medicina ha mai assunto prima antipsicotici o antidepressivi? Ovviamente no. E allora perché non si sono mai notati dei miglioramenti così miracolosi?

3) Se lei stesso afferma che l’ipotesi della presenza della mutazione della progranulina in ogni pedofilo “è possibile, ma dovrà necessariamente essere l’oggetto di ulteriori approfondimenti e altre dimostrazioni scientifiche” (sic), come può affermare anche che aver dimostrato che la pedofilia è in larga misura legata a basi biologiche significa dire molto non solo dal punto di vista medico, ma anche sociale” (sic!)?

Infine, un’ultima domanda rivolta ai giornalisti de La Stampa. Mettendo da parte gli errori clamorosi (la demenza fronto-temporale definita come “malattia simile all’Alzheimer” (sic!) quando, nel caso delle demenze, costituisce la sindrome diametralmente opposta, tanto da essere denominata anche “demenza non-Alzheimer”), non credete che sia il caso di piantarla con questo sensazionalismo da quattro soldi? Vi sembrava davvero il caso di titolare “Un gene alterato scatena la pedofilia” quando lo studio ha un evidente bisogno di ulteriori conferme prima di poter dare per assodata l’ipotesi che sta alla base di esso?

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