
Come sarebbe nascere vecchi e gradualmente tornare giovani in barba a tutte le leggi del tempo?
E’ questa la domanda su cui ruota tutta la trama del film ”Il curioso caso di Benjamin Button” di David Fincher. Liberamente tratto da un racconto del 1922 di Francis Scott Fitzgerald, la pellicola narra la storia di Benjamin Button (Brad Pitt), un uomo nato ”in circostanze singolari”. Benjamin viene infatti al mondo con tutte le caratteristiche di un ultraottantenne: il suo corpo è pieno di rughe, le sue articolazioni sono afflitte dall’artrosi, i suoi occhi sono velati dalla cataratta ed è sordo come una campana. Visto il suo stato malandato, il padre, dopo aver perso la moglie per via del parto, lo abbandona sulla soglia di un’ospizio. Dato inizialmente per spacciato, Benjamin comincia incredibilmente a ringiovanire man mano che il tempo passa.
Il via vai di gente all’interno dell’ospizio gli permette di conoscere le persone più disparate (tra cui Daisy, l’amore della sua vita, interpretata da Cate Blanchett) e di vivere diverse avventure, sempre affiancato dall’inevitabile ringiovanimento. Ma vediamo di non svelare ulteriormente la trama.
La narrazione è ben tessuta. Il tutto si basa su numerosi flashback causati dalla lettura del diario di Benjamin da parte di Caroline, la figlia di Daisy, mentre si trova al capezzale della madre in un’ospedale di New Orleans, durante il passaggio dell’uragano Katrina. Le vicende sono tante, ma il film non annoia mai, considerata pure la lunghezza non da poco di 166 minuti.
Dal punto di vista dell’interpretazione, Brad Pitt si rivela perfetto per il ruolo, tanto da esser stato nominato per l’Oscar come migliore attore protagonista (andato poi a Sean Penn per ”Milk”). I suoi fan proveranno forse un senso di spaesamento a vederlo truccato da sessantenne con tanto di capelli bianchi e calvizie, ma al contempo non potranno nascondere il pensiero di trovarsi di fronte ad un anticipo del Brad che conosceranno le nuove generazioni. Del resto, gli effetti speciali ed il trucco risultano molto accurati, tanto da aver vinto entrambi l’Oscar.
Cate Banchlett, dal canto suo, funge da buon supporto, regalando più di una volta qualche emozione.
Notevole anche l’interpretazione di Tilda Swinton (già la Strega Bianca de ”Le cronache di Narnia”) nel ruolo di Elizabeth Abbott, l’avvenente quarantenne con cui Benjamin ha la sua prima relazione seria.
Mark Twain scrisse una volta ”La vita sarebbe infinitamente più felice se potessimo nascere già ottantenni e gradualmente diventare diciottenni”. La trama del film lascia molto spazio al ragionamento. Per quanto si tratti sicuramente di un tema piuttosto disimpegnato, la curiosità che può destare l’idea di una vita vissuta al contrario merita già di per sè la visione del film. E a mio parere, al termine della visione, chiunque confuterebbe tranquillamente Twain.
Una vita al contrario è una maledizione, decisamente. Ma non sarò io a svelarvi i motivi di tale affermazione.
Se volete scoprirlo, vi attende nelle sale un film apprezzabile per tanti piccoli dettagli che, nell’insieme, rendono il prodotto più che buono.
27 febbraio 2009 at 1:09 pm
“il film non annoia mai” “un film apprezzabile per tanti piccoli dettagli che,nell’insieme,rendono il prodotto più che buono” non sono d’accordo. non vorrei sembrare cinica,ma lascia indifferenti,a bocca asciutta,è come se mancasse qualcosa secondo me..una delusione,rispetto a come lo avevo immaginato
11 maggio 2009 at 7:05 pm
A me è piaciuto tantissimissimo!
Ho anche la locandina in camera!
Ho pianto tanto tanto… secondo me questo film fa pensare troppo :p
Per quanto riguarda la durata, io non l’ho avvertita per niente, nonostante in molti mi avevano detto che era eccessivamente lungo e un pò noioso… per me è finito troppo presto!
Ciau
9 marzo 2011 at 11:18 pm
Molto bella come trama, sviluppata molto bene…e anche gli attori sono all’altezza dell’interpretazione dei personaggi. Bello, bello, non stanca.