
Quanti di noi si sono fatti fregare almeno una volta nella vita? A ben vedere, credo onestamente che non si salvi nessuno. Eppure quante volte ci soffermiamo a pensare a come avremmo potuto evitare il raggiro, se solo fossimo stati più accorti? Il libro di cui vi parlo oggi riguarda proprio il modo in cui la gente mente e come si possa intuire, sulla base di alcuni indizi comportamentali, se la persona che ci sta davanti è sincera o meno.
Una recente serie TV, intitolata Lie To Me, ha riscosso notevole successo raccontando in forma romanzata le vicende legate a dei “cacciatori di menzogne”. Sono sicuro che molti di voi la conoscono, ma non credo che tutti sappiano che dietro a quegli episodi si nascondono gli studi trentennali di Paul Ekman, lo studioso più autorevole al mondo nel campo della psicologia delle emozioni e che I volti della menzogna, che vi presento qui, è il libro che racchiude le sue prime ricerche in materia.
L’autore analizza infatti tutti i possibili indizi comportamentali d’inganno, dalle reazioni neurovegetative alle espressioni del viso, fino a tracciare un quadro tecnico di riferimento per analizzare la probabilità che qualcuno menta. La trattazione è piuttosto scorrevole (salvo rari casi in cui si deve fare i conti con descrizioni dettagliate di numerose espressioni legate ad altrettante emozioni) e non è minata particolarmente da tecnicismi o altre velleità specialistiche.
Una guida per svelare la menzogna, quindi? No. A dirla tutta, l’intento di Ekman è quello di ammonire chi usa a sproposito i risultati dei suoi studi: per sua stessa ammissione, fin dalle prime pagine del libro è chiarito che non esiste nessun indizio certo di menzogna. Nessuno. Nemmeno il poligrafo, meglio noto come “macchina della verità”, riesce a scoprire univocamente l’inganno: tutto ciò che fa è misurare le variazioni emotive dei soggetti che vi si sottopongono.
Ciononostante, il libro racchiude in sè certi principi che spesso vengono ignorati, ed è per questo che consiglio vivamente a chiunque sia interessato alla menzogna di leggerselo con calma, magari per cominciare a guardare certe cose con occhio più critico.
Perchè se è vero che non esiste un indizio univoco di menzogna, è anche vero che, come ci dice lo stesso Ekman in uno degli ultimi capitoli, “la maggior parte delle bugie riesce perchè nessuno si prende la briga di vedere come può smascherarle”.
E’ quindi un bene tenere gli occhi aperti. Quando? Non sempre: ne deve valere la pena. E, credetemi, come scoprirà chi di voi leggerà il libro, quest’ultimo inciso ha un’importanza spesso sottovalutata.
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17 febbraio 2011 at 2:09 am
Sono sempre io, quella che non capisce pechè gli psicologi sono in rivolta per la fusione di medicina e psicologia a Roma.
Tralasciando che Ekman è una delle persone che più stimo al mondo e che la sua conoscenza mi ha illuminato un intero universo nuovo, ti chiedo un parere: io di Ekman ho il libro in italiano intitolato “giù la maschera”, secondo te è il caso che acquisto anche quest’altro?????