
Oggi vi voglio parlare di un libricino che ho avuto il piacere di leggere in un paio di questi afosi giorni di luglio: sto parlando di Neuro-mania, Il cervello non spiega chi siamo di Paolo Legrenzi e Carlo Umiltà, edito da Il Mulino.
Il titolo è senz’altro suggestivo, ma può ingannare a prima vista: nonostante l’apparente positività che può trasmettere nei riguardi dell’argomento, il sottotitolo fuga ogni dubbio. Il libro racchiude infatti una sferzante critica a tutte quelle discipline che oggigiorno vengono tristemente prese, lavate, strizzate, sbattute e riproposte sotto forma di cocktail col prefisso neuro- appiccicato addosso con l’intento di farle sembrare nuove e più interessanti.
“Il futuro ha cuore antico”. Questa è la frase su cui si basano gli autori per cominciare a spiegare come si siano potute creare discipline come la neuroeconomia, il neuromarketing, la neuropolitica e perfino la neuroteologia (sic!). Vale a dire in definitiva che molto di ciò che viene oggi spacciato per nuovo, in realtà, è già stato ampiamente indagato da altre discipline affini in passato. Un esempio lampante sono le scoperte della psicologia del pensiero in ambito economico, di per sè più che sufficienti per rendere inutile una distinzione con la tanto famosa neuroeconomia.
Ma com’è potuto accadere tutto questo? Secondo Legrenzi e Umiltà la causa va ricercata nell’effetto negativo della cattiva interpretazione dei dati da parte dei media di diffusione: sempre più spesso, infatti, si trovano riviste divulgative che pubblicano foto di risonanze magnetiche funzionali e altre tecniche di neuroimaging con lo scopo di “mostrare” quali sono le aree del cervello deputate a varie funzioni, creando correlazioni che di fatto, come avrà modo di capire chi leggerà il libro, non esistono assolutamente.
Neuro-mania è in definitiva una lettura che mi sento di raccomandare non solo agli studenti appassionati di neuropsicologia, ma a tutti gli studenti in generale: vi permetterà in poche pagine (neanche 115) di sviluppare un adeguato senso critico verso quelle riviste che, più che informazioni, danno in pasto al grande pubblico delle vere e proprie cazzate.
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