Nicolò Zarotti's Blog

Recensione di Monster Kingdom: Jewel Summoner per Sony PSP

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Presentazione

Se c’è un genere in cui la PSP ha sempre dovuto fare i conti con lo strapotere di Nintendo e il suo DS, è quello degli RPG. Nonostante infatti alcuni capolavori assoluti del calibro di Final Fantasy Tactics: The War Of Lions o Final Fantasy VII Crisis Core, la console di casa Sony non ha mai potuto vantare un catalogo di prim’ordine riguardo ai giochi di ruolo.
Ultimamente, però, sembra che la situazione stia prendendo una piega diversa. Oltre al maggiore interesse di Square Enix per la PSP (che si traduce in una maggiore presenza della serie di Final Fantasy, come dimostrato dai prossimi Dissidia e Agito XIII), cominciano a vedere finalmente la luce titoli RPG in numero maggiore rispetto al passato.
Monster Kingdom: Jewel Summoner (da adesso MKJS) appartiene ai primi titoli di questo gruppo. Uscito in America nel febbraio del 2007, non è ancora stata fissata una data di uscita PAL. Vale la pena di un acquisto d’importazione? Scopriamolo insieme.

Trama

Il protagonista si chiama Vice ed è, come suggerito dal sottotitolo del gioco, un Jewel Summoner, ossia un evocatore di gemme. E’ infatti dotato del dono di evocare i mostri che risiedono all’interno di alcuni speciali gemme e di comandarli a suo piacimento.
Mentre si trova sulle tracce di un mostro responsabile dell’uccisione di sua madre si imbatte in un’accademia per evocatori come lui. Incuriositi dall’abilità evocatrice di Vice (sviluppatasi senza alcun allenamento), i professori dell’accademia gli chiedono di poter studiare la sua gemma. Ma improvvisamente, quando gli accademici si trovano davanti ad un enorme monolite nero, la gemma scompare. Vice accetta quindi di fermarsi sul posto, previo collaborazione, il tempo necessario a recuperarla.
Questo, per sommi capi, l’inizio della storia. La trama non è banale e sa accompagnare bene il giocatore attraverso gli eventi. Ciò che invece lascia alquanto perplessi sono l’estenuante lunghezza e frequenza dei dialoghi, alcuni davvero demenziali. Aspettatevi di passare le prime 5 ore di gioco a premere il tasto adibito allo skip delle discussioni. I personaggi sono invece ben caratterizzati, in special modo Vice, che ricopre il ruolo del leader silenzioso e carismatico.


Aspettatevi di passare lunghissime sessioni di dialogo

Gameplay

C’è un’intera generazione di ragazzi che hanno passato buona parte della loro infanzia con un Game Boy in mano a catturare piccoli mostricciattoli per poi vantarsene e scambiarseli con gli amici. Se anche voi, come me, vi appartenete, avrete sicuramente capito di cosa sto parlando. Esatto, proprio i Pokèmon. Il gameplay di MKJS si rifa spudoratamente all’universo dei mostri made in Nintendo. Il nostro scopo principale nel gioco sarà infatti la cattura e l’addestramento di numerosi mostri (110 in totale), racchiudendoli in speciali gemme. Ogni mostro, proprio come i Pokèmon, appartiene ad un determinato elemento che assieme agli altri forma un circolo di forza e debolezza sulla falsariga del gioco ”carta, forbice, sasso”. Ma gli elementi non sono vincolanti: potremo infatti fondere 2 mostri tra loro per crearne uno più forte e dotato di attacchi che prima non poteva apprendere. Il processo di fusione è però molto lungo e con l’avanzare del gioco ci si accorge che in fondo non ne vale molto la pena.
Le battaglie sono a turni e si basano sull’immortale sistema degli incontri casuali. Il nostro party è formato da 3 personaggi che a loro volta possono evocare fino a 3 mostri. La maggiore peculiarità è che mentre la barra della salute è associata al personaggio, quella della magia è legata al mostro. Ciò permette di creare diverse strategie sviluppate sui cambi di mostro.


I combattimenti sono divisi da una linea al centro, quasi si svolgessero in split screen

Grafica

L’occhio non rimane deluso dalla presentazione di MKJS. I personaggi sono ben disegnati e colorati, così come gli ambienti. I modelli 3D dei mostri sono abbastanza accurati e le animazioni delle battaglie non lasciano troppo a desiderare, per quanto sarebbe stato preferibile vedere gli scontri in un unico schermo e non in split screen.

Sonoro

Le musiche sono gradevoli, ma la parte del leone la fanno i doppiaggi. Ogni dialogo sarà infatti accompagnato dal doppiaggio giapponese, realizzato tra l’altro da attori professionisti. Sicuramente una curiosa sorpresa, ma che alla lunga potrebbe stancare e, per chi non conoscesse la lingua del Sol Levante, potrebbe essere fin troppo facile andare nelle opzioni e disattivarlo. Peccato per la mancanza del doppiaggio inglese, sicuramente più apprezzabile da noi occidentali.

Longevità

La modalità in singolo è sufficientemente lunga ed è accompagnata da una multiplayer che permette di sfidare i propri amici in battaglie all’ultimo sangue.

Conclusione

Monster Kingdom: Jewel Summoner non è un cattivo titolo, ma non si prende neanche lontanamente la briga di aggiungere qualcosa di nuovo ai suoi chiari modelli di riferimento. Molti giocatori esperti proveranno la sensazione di trovarsi di fronte ad un gioco il cui vero potenziale non è stato sfruttato appieno.
Ciononostante, è particolarmente indicato a tutti i fan degli RPG (in particolare quelli Japan style) e a chi da bambino coi Pokèmon c’aveva consumato le impronte digitali, ed ora si trova di fronte ad una versione più matura e riaggiustata della stessa meccanica di gioco.

Voto

7

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