
Presentazione
Il genere del survival horror, negli anni a cavallo tra la fine del secolo scorso ed il nuovo, ha spesso visto due serie schierate al confronto: Resident Evil della Capcom e Silent Hill della Konami. Più dinamico e votato all’azione il primo, più psicologico e disturbante il secondo.
Personalmente ho sempre preferito Resident Evil (mai giunto su PSP), ma non ho mai disdegnato neanche le atmosfere da incubo di Silent Hill che, con questo Shattered Memories, giunge al settimo capitolo (il secondo sul portatile Sony) e con non poche novità. Ad essere onesti, si sa già molto sul suo conto: la versione PSP che recensisco oggi non è altro che un porting della versione già uscita da diverso tempo per Wii, cosa che, come vedremo, ha comportato qualche problema.
Trama
Lo sfigato di turno a cui tocca andare a spasso per la ridente cittadina di Silent Hill si chiama Harry Mason. La trama inizia subito bene con un bel incidente stradale in cui il nostro Harry, ancora semirincoglionito per l’urto, si rende conto che la figlioletta di 7 anni Cheryl, seduta sul sedile posteriore, è completamente sparita. Parte così alla sua ricerca per le strade della nota città, ma nota fin da subito che non tutto va come dovrebbe…
Ma questa è solo una parte della storia. La trama infatti comincia nell’ufficio dello psicologo di Harry che, col pretesto di una seduta di psicoterapia, funge come punto di smistamento per i vari flashback che compongono l’intreccio. Ed è proprio qui che si nota una delle novità più apprezzabili dal punto di vista narrativo del gioco: lo psicologo somministrerà ad Harry un questionario in cui il giocatore dovrà rispondere a delle domande in base alle quali verrà modellata l’esperienza di gioco, in modo da creare un orrore il più possibile vicino alle vere paure del giocatore.

Il colore di questa casa vi verrà fatto scegliere dallo psicologo tramite un disegno da colorare nel suo studio
Gameplay
Ok, la trama non è nulla di troppo originale, ma la trovata dello psicologo è senz’altro buona. Però qui, nel campo del gameplay, cominciano i dolori. Come già sanno i possessori della versione Wii, lo stile di gioco della serie è stato completamente rivoluzionato: nonostante vi sia ancora la consueta alternanza tra il mondo reale e quello da incubo, questa volta il protagonista potrà solo ed esclusivamente scappare. Avete capito bene: niente armi, niente combattimenti, solo gambe levate.
La meccanica di gioco si alterna prevalentemente tra due fasi. Una è quella di esplorazione in cui, al contrario degli episodi precedenti, non si raccoglieranno oggetti vari per risolvere enigmi ancor più vari, ma solo chiavi adibite all’apertura di porte distanti pochi pixel e qualche “oggetto ricordo” utile allo svolgimento della trama. L’interazione con l’ambiente avviene tramite cursore, come il mouse del pc: usando la levetta analogica muoverete una “manina” con cui sposterete oggetti, aprirete armadi e così via. Inutile dire che il tutto, per ovvi motivi, funzionava bene su Wii, mentre su PSP questo meccanismo pare piuttosto forzato e limitato.
La seconda fase è invece quella di fuga: mentre starete camminando ignari, il mondo cambierà di colpo proiettandovi in un incubo in cui il vostro unico scopo sarà correre lungo un percorso cercando di evitare delle orribili creature che, oltre a volervi saltare addosso, sono anche molto più veloci di voi, fatto che renderà l’esperienza di fuga non solo noiosa, ma anche piuttosto frustrante.
La visuale è stata modificata rispetto ai canoni originali della serie: ora Harry si trova alla vostra sinistra, in terza persona, ma in posizione più vicina rispetto a voi.
Una nota positiva è l’introduzione del telefono cellulare: oltre a poter ricevere messaggi, ricevere e fare chiamate e fotografare l’ambiente, fungerà anche da mappa GPS e da sistema di salvataggio (eliminando finalmente i fastidiosi save point che hanno tormentato generazioni intere di giocatori).
Grafica
Nel complesso il comparto grafico è più che accettabile, per quanto spesso e volentieri si noti qualche rallentamento nell’apertura e chiusura delle porte, soprattutto durante le fasi di fuga, in cui il ritmo di scorrimento degli elementi su schermo è più veloce. Molto buono il dettaglio degli sfondi.

Il cursore a forma di mano vi servirà per manipolare gli oggetti dell’ambiente e risolvere i vari enigmi
Sonoro
Qui bisogna fare una nota di plauso. La versione che ho provato (americana) presenta un ottimo doppiaggio che rende l’esperienza molto realistica, mentre le musiche d’atmosfera funzionano alla grande, nella piena tradizione della serie.
Longevità
Un altro punto debole, in comune con Origins, il primo capitolo apparso su PSP: il gioco è decisamente troppo corto. Un giocatore esperto non impiegherà più di 5-6 ore a completarlo.
Conclusione
Silent Hill Shattered Memories soffre di un vizio di fondo: è un porting da una console che utilizza sistemi di controllo completamente differenti e ciò ha finito per inficiare tutta l’esperienza di gioco. Se è infatti vero che, nonostante tutte le novità discutibili introdotte, la versione Wii risulta più che giocabile grazie all’integrazione del controller, su PSP questo aspetto viene meno, rendendo il tutto molto più frustrante. Non male come tentativo, ma si poteva fare decisamente meglio.
E siamo ancora in attesa di Resident Evil su PSP.
Voto
6,5