''...credo che prima o poi chiunque stia risalendo il fiume debba fermarsi sulla riva a riposare. Forse qualcun altro andrà più avanti e mi passerà di fronte guardandomi con aria conpassionevole, quella di chi sa come gira il mondo. Ma se questo sa che il mondo gira, dovrebbe sapere che io giro insieme ad esso. E anche se mi fermo a prendere un attimo di respiro, questo lo so per certo, non smetto mai di girare...''

Riassunto tratto dal libro ”Manuale di psicologia di comunità” di Bruna Zani e Augusto Palmonari

febbraio 14th, 2009

Ecco un utile riassunto di alcuni capitoli del libro ”Manuale di psicologia di comunità” di Bruna Zani e Augusto Palmonari.
Si raccomanda il download per una visione ottimale.

Nicolò Zarotti's Blog


CAPITOLO 2: MODELLI TEORICI IN

PSICOLOGIA DI COMUNITA’

PSICOLOGIA DI COMUNITA’

  • ”Orientamento e modo di pensare, insieme di credenze che pongono l’attenzione alle condizioni di vita della persona e che richiedono concezioni teoriche diverse da quelle utili per comprende re un singolo individuo, in quanto bastate su unità di analisi più ampie” Levine & Perkins (1987)

  • Si rivolge più alla prevenzione che al trattamento, enfatizza le competenze dell’attore sociale piuttosto che eliminarne il deficit, si basa sull’interazione tra persone ed ambienti (Heller 1990)

  • Si interessa delle persone nel loro ambiente di vita e lavora per migliorarne le condizioni

KURT LEWIN

Teoria di campo:

  • La teoria di campo (o field theory) più che una teoria è un metodo

  • E’ un ”metodo di analisi delle relazioni causali fra eventi e di produzione di costrutti scientifici, orientato a fornire una comprensione scientifica dei fatti sociali”

  • Ogni comportamento o possibile mutamento dentro al campo psicologico dipende dalla particolare configurazione del campo in quel momento

  • Il campo psicologico è un sistema dinamico di forze che comprende in un dato momento una prospettiva temporale in cui sono presenti i punti di vista passati e potenzialmente futuri del soggetto

  • Sono 3 le aree di mutamento di interesse dello psicologo:

  1. Spazio di vita: relazione soggettiva tra persona (P) e ambiente (A), da cui deriva la formula del comportamento (C): C = f(P, A)

  2. Fatti non presenti nel campo psicologico perchè non hanno effetto diretto sul soggetto

  3. Zone di confine (o di frontiera), a cui appartengono i fatti fisici oggettivi

  • Il soggetto si trova in pratica all’interno di un campo psicologico in cui forze sia ambientali che psicologiche (dotate di origine, intensità e direzione) ne determinano il comportamento

Dinamica di gruppo e action research:

  • Il gruppo per Lewin è una totalità dinamica caratterizzata dall’interdipendenza dei suoi membri: è un soggetto sociale capace di esprime comportamenti e valori culturali diversi da quelli specifici dei propri membri

  • Interdipendenza: insieme di legami e rapporti economici, sociali e politici, tali per cui i comportamenti di una comunità o di un intero paese hanno conseguenze su altri

  • Action research: ricerca comparata sulle condizioni e gli effetti delle varie forme di azione sociale, che a loro volta tendono a promuovere l’azione sociale stessa; si articola in più fasi:

  1. Diagnosi

  2. Pianificazione dell’azione

  3. Attuazione dell’intervento

  4. Valutazione delle conseguenze

  5. Identificazione dei risultati

  6. Rilevanza dei risultati per la teoria

LA PROSPETTIVA ECOLOGICA

  • Consiste nell’interesse per le relazioni degli individui tra loro in quanto comunità, raggruppamento sociale differenziato con sistemi elaborati di relazioni formali ed informali

  • Il comportamento umano è visto in termini di adattamento della persona alle risorse e alle circostanze: non è quindi utile un accanimento terapeutico, ma bensì un sensato miglioramento delle condizioni ambientali del gruppo

    Principi fondamentali:

  1. L’interdipendenza dei componenti di un gruppo sociale e la loro interazione dinamica del tempo: un cambiamento in un punto dell’ecosistema produrrà un cambiamento in un altro punto

  2. La distribuzione delle risorse: costituisce il modo in cui le risorse sono create, definite e distribuite; è fondamentale conoscere il metodo di distribuzione di una comunità prima di modificarne le modalità

  3. L’adattamento: processo con cui i soggetti modificano le loro abitudini o caratteristiche per affrontare le trasformazioni ambientali; è collegato al concetto di ”nicchia”, ossia l’habitat in cui un organismo può sopravvivere

  4. La successione: riguarda le proprietà dinamiche di un ambiente ? un cambiamento può giovare ad una comunità e nuocere ad un’altra

    Principi di applicazione in psicologia di comunità (Levine):

  1. Il problema sorge in un setting o in una situazione: i fattori situazionali causano, esagerano e/o generano il problema (non bisogna limitare la diagnosi all’individuo, ma espanderla all’ambiente)

  2. Un problema sorge perchè la capacità adattiva (di problem solving) del setting sociale è bloccata (ossia si ha un problema quando non si ha una soluzione)

  3. Per essere efficace, un aiuto dev’essere collocato in modo strategico rispetto all’insorgere del problema (capire QUANDO un aiuto può giovare)

  4. Gli scopi e i valori dell’operatore o del servizio di aiuto devono essere coerenti con gli scopi e i valori del setting (se gli operatori hanno valori contrastanti col setting, ci saranno prevedibilmente reazioni di opposizione)

  5. La forma dell’aiuto deve poter essere stabilita in modo sistematico, usando le risorse naturali del setting o mediante l’introduzione di risorse che possono diventare istituzionalizzate come parte del setting (comprendere i meccanismi di distribuzione delle risorse per attuare una logica di ”gioco a somma variabile”, ossia che possa essere soddisfacente per tutti i gruppi

ROGER BARKER

  • Allievo di Lewin

  • Inizialmente si interessa alla psicologia dello sviluppo

  • Per quanto si rifaccia al suo maestro, indirizza il proprio approccio all’osservazione oggettiva dell’ambiente, privandolo della componente soggettiva che aveva caratterizzato il lavoro di Lewin

  • Mette a punto un metodo di osservazione naturalistica non intrusiva, volto a cogliere il flusso del comportamento (o stream of behavior)

  • Lo sperimentatore è come un traduttore (trasducer)

    Setting comportamentali (behavior settings):

  • Sono dei pattern (modelli) comportamentali riscontrabili in ogni situazione indipendentemente dalla variabilità interindividuale (es. comportamento a scuola, in palestra, ecc)

  • Hanno due componenti fondamentali:

  1. Penetrazione: grado con cui i soggetti interagiscono col setting; è diviso in 6 zone (es. zona 1: osservatore passivo, zona 6: leader)

  2. Ricchezza: basata sulla combinazione dei diversi sottogruppi che penetrano il setting, delle modalità comportamentali e dalle azioni che si verificano nel setting e dal tempo totale di ”apertura” del setting

    Teoria del dimensionamento relativo:

  • Setting sottodimensionati offrono ai propri soggetti maggiori opportunità e spinte affinchè investano ruoli di responsabilità (? + interdipendenza e + coesione interna)

  • Setting sopradimensionati comprendono invece molti individui e pochi ruoli, comportando una propensione maggiore alla passività

  • I setting sottodimensionati godono quindi di una superiorità di funzionamento

STANLEY MURRELL

  • Mette a punto una sistematizzazione e una sintesi dei vari approcci teorici in psicologia di comunità

Sistema:

  • Unità complessa e organizzata, caratterizzata dall’interdipendenza delle parti componenti tra loro e della relazione con l’ambiente

  • Proprietà di un sistema:

  1. Totalità: un cambiamento in una parte produce un cambiamento in tutte le parti e in tutto il sistema

  2. Retroazione: ogni comportamento influenza ed è influenzato dal comportamento di ogni altro

  3. Equifinalità e Multifinalità: i risultati non dipendono dalle condizioni iniziali, ma dalla natura del processo e dai parametri del sistema (punti di partenza uguali possono portare a risultati diversi e punti di partenza diversi possono portare a risultati uguali)

Accordo psicosociale:

  • Grado di armonia tra le aspettative e le capacità di un soggetto e le richieste provenienti dai vari sistemi a cui esso appartiene

Accomodamento intersistemico:

  • Secondo Murrell, è il grado di compatibilità tra diversi sistemi nell’interazione con l’individuo

Livelli di intervento:

  1. Ricollocameto individuale

  2. Intervento sull’individuo

  3. Interventi sulla popolazione

  4. Interventi sul sistema sociale

  5. Interventi intersistemici

  6. Interventi sull’intera rete sociale

URIE BROFENBRENNER

  • Psicologa dello sviluppo di matrice lewiniana

  • Critica Barker e l’approccio etologico: entrambi basavano le proprie osservazioni ambientali su gruppi ristretti di persone in un dato momento

  • Brofenbrenner ritiene invece che sia necessario lo studio di sistemi con più persone e non limitatamente ad un singolo momento

Ecologia dello sviluppo umano:

  • Approccio che si interessa al progressivo adattamento dell’organismo umano, la relazione col suo ambiente immediato e come essa sia moderata da altre forze

  • L’ambiente ecologico di Brofenbrenner è una serie ordinata di strutture concentriche incluse l’una nell’altra, come le matrioške russe:

  1. Microsistema: relazioni tra il soggetto e gli ambienti più stretti (es. realzione soggetto – famiglia)

  2. Mesosistema: relazioni tra più microsistemi (es. relazione famiglia – scuola)

  3. Esosistema: situazioni ambientali non vissute dal soggetto ma che influenzano il suo ambiente (es. situazione occupazionale dei genitori di un bambino)

  4. Macrosistema: contesto sovrastrutturale che condiziona gli altri sistemi legato a culture, credenze norme e ideologie

Nicchie ecologiche:

  • Regioni dell’ambiente particolarmente favorevoli o sfavorevoli per lo sviluppo di individui dotati di determinate caratteristiche

BARBARA DOHRENWEND

Teoria della crisi:

  • Si basa sul modello dello stress psicosociale:

  1. Cause situazionali o caratteristiche psicologiche dell’individuo causano uno o più eventi stressanti

  2. Il soggetto reagisce transitoriamente

  3. Le reazioni hanno 3 possibili esiti:

    a) La persona cresce e cambia in senso positivo

    b) La persona torna allo stato psicologico preesistente

    c) La persona sviluppa una patologia ? Reazione disfunzionale persistente

  • Tutte le reazioni dipendono dalla mediazione dei fattori situazionali (sistemi di sostegno sociale, scuole, ecc) e psicologici (valori, abilità di coping, ecc)

  • Dohrenwend ritenne che si potesse intervenire sensibilmente prima della comparsa di una patologia (”the time of helping) ? Intervento sulla crisi

  • Fu la prima a spostare l’interesse della psicopatologia da una prospettiva individualista ad una olistica, che prendesse in considerazione la ”persona-in-una-situazione” (person-in-a-situation)

  • Pose forte enfasi sulla prevenzione

CAPITOLO 3: STRUMENTI E METODI DI

RICERCA

TIPI DI PREVENZIONE

  • Esistono 2 orientamenti, modi di intendere la prevenzione: limitazione del danno e promozione della salute

Prevenzione primaria:

  • Rivolta a tutta la popolazione

  • Riduce le condizioni dannose

  • Si previene l’insorgenza della malattia

  • Es. vaccini, programmi sulla prevenzione dell’abuso sessuale, educazione sessuale, programma delle ”3R” (Riconoscere, Resistere, Riportare)

Prevenzione secondaria:

  • Rivolta agli individui a rischio

  • Diagnosi ed intervento precoce

  • Es. Famiglie problematiche dopo la nascita di un figlio

  • Problema: come identificare il rischio? ? Stigmatizzazione (‘’se non a tutti, perchè proprio io dovrei aver bisogno d’aiuto?”)

Prevenzione terziaria:

  • Rivolta a chi ha già un problema

  • Se prevengono peggioramenti e recidive

  • Riabilitazione, limitazione del danno

  • Probema: cosa cambia effettivamente da una cura?

STRUMENTI CONCETTUALI

Stress:

  • ”Tensione” ? termine derivato dalla fisica meccanica

  • Agente, fattore causale: ogni forza che, applicata al sistema, lo modifica in senso negativo

  • Il risultato è uno stato di tensione psicologica

Coping:

  • Strategie cognitive e comportamentali messe in atto da un soggetto per far fronte ad una situazione di stress o disagio psicologico

  • Può avere vario successo

Rischio:

  • Probabilità che avvenga un determinato tipo di evento (es. malattia, morte)

Fattore di rischio:

  • Una qualsiasi variabile legata statisticamente all’evento studiato (es. fumo)

Resiliance

  • ”Resistenza” ? termine derivato dalla fisica dei materiali (come ‘’stress”)

  • Consiste nell’elasticità, resistenza, capacità di recupero di una persona

  • E’ un processo di adattamento a condizioni di rischio che indica un’interazione fra fattori di rischio e fattori protettivi e tra individuo e contesto sociale

Eziologia multifattoriale

  • In campo medico spesso è possibile curare una patologia se si conosce l’agente scatenante

  • In psicopatologia le cose sono molto più complicate, dato che esistono molti agenti scatenanti (stress, depressione, alcolismo, emarginazione, ecc) che si intrecciano tra loro come fattori di una comune eziologia

WILLIAM RYAN

  • Elabora 2 approcci sulla spiegazione del disagio

Approccio eccezionalista/individualista:

  • I problemi sociali sono visti come devianze individuali di particolari categorie di persone in seguito a circostanze insolite e imprevedibili (malattie, disadattamento, debolezza caratteriale, ecc)

  • Vanno quindi trattati con interventi individuali

  • Possibile deriva ? ”Blaming the victim” (”biasimare la vittima”)

Approccio universalista:

  • I problemi sociali sono considerati in funzione di rapporti sociali imperfetti di una comunità (spesso l’iniqua distribuzione delle risorse)

  • Vanno quindi trattati come fenomeni prevedibili, che occorre prevenire con interventi pubblici

N.B. Spesso il lavoro dello psicologo di comunità richiede l’utilizzo di entrambi gli approcci

FATTORI DI PROTEZIONE

  • Condizioni in grado di imporre un cambiamento di direzione in un percorso a rischio

  • Aumentano la capacità di resiliance del soggetto coinvolto

A livello individuale:

  • Da neonati: sonno e alimentazione facile

  • A 10 anni: Q.I. elevato

  • A 18 anni: locus of control interno, self efficacy, fede religiosa e credere che la propria vita abbia un senso

  • Self efficacy: convinzione di poter essere efficaci (‘’se faccio…riesco!”)

  • Locus of control interno: convinzione di poter essere parte integrante delle cause degli eventi che caratterizzano la propria vita (crf attribuzione causale interna/esterna in psicologia sociale)

  • Solo per i maschi: esercito

A livello familiare:

  • Buon livello di istruzione dei genitori

  • Non più di 4 fratelli o sorelle

  • Presenza di regole, di una struttura nella vita familiare

  • Madre con lavoro retribuito

A livello di comunità:

  • Altri adulti che si prendono cura e si interessano al bambino al di fuori della famiglia (prete, insegnante, ecc)

    Relazione positiva con un partner

PROMOZIONE DEL BENESSERE
Benessere (
well being):

  • La definizione cambia a seconda dei criteri adottati:

  1. Criteri esterni: condizione di vita ottimale e ideale, possesso di qualche qualità desiderabile (es. successo) in base a standard di valori decisi dallo sperimentatore; limite ? problema di relatività

  2. Criteri interni: la definizione è costituita dalla componente affettiva/emozionale (esperienza emozionale) e da quella cognitiva/valutativa (soddisfazione per la propria vita) e si basa su standard di valori decisi dal soggetto; limite ? non si sanno i veri motivi del giudizio fornito

  • Illusioni positive: senso di controllo, ottimismo irrealistico, bias egocentrici

  • Un evento stressante o tragico sviluppa la tendenza dei soggetti a riordinare, tramite le abilità di coping, le priorità e gli standard di valutazione del proprio benessere ? quando bisogna quindi misurare la concezione del benessere?

EMPOWERMENT

Empowerment individuale:

  • ”Acquisizione di potere”

  • Incremento della capacità delle persone di controllare attivamente la propria vita

  • Learned helplessness: passività appresa, impotenza acquisita ? punto di partenza dell’empowerment

  • Learned hopefulness: acquisizione di fiducia in sé, apprendimento della speranza ? punto di arrivo dell’empowerment

  • Il processo di empowerment consiste nel dare alle persone gli strumenti necessari per acquisire il controllo sulla propria vita

  • NON consiste nel dare a qualcuno il potere ? ”no one person can empower another”

  • E’ un costrutto complesso che deriva dall’integrazione tra 3 ambiti diversi:

  1. Ambiti di personalità (es. locus of control interno)

  2. Ambiti cognitivi (es. self efficacy)

  3. Ambiti motivazionali (es. desiderio di partecipare alla gestione dei fattori)

Empowerment sociale:

  • Sviluppo di comunità competenti tramite l’offerta e l’utilizzo di risorse

  • Processo intenzionale, continuo, incentrato sulla comunità locale

  • Comprende rispetto reciproco, riflessione critica, attività di cura (caring) e partecipazione di gruppo

  • Esistono prevalentemente 2 tipi di approccio

    Sviluppo di comunità (community development):

  • La comunità ha in sé le conoscenze, le risorse e il potenziale organizzativo e di leadership per realizzare un cambiamento costruttivo

  • Advocacy: processo con cui un singolo o un gruppo di persone parlano ed operano in difesa dei propri diritti, bisogni o interessi

  • Senso di comunità: percezione della similarità con gli altri, dell’interdipendenza, dell’appartenenza ad una struttura stabile ed affidabile

Azione sociale (social action):

  • Le risorse sono limitate e distribuite in modo iniquo e gli interessi divergenti all’interno della comunità non sono facilmente conciliabili

  • Perciò gli interventi devono essere di carattere prettamente politico

  • Si tenta di dare ai gruppi deprivati la possibilità di cambiare gli equilibri di potere in modo non violento

SISTEMI DI SOSTEGNO SOCIALE

Tipi di sostegno:

  • Sostegno sociale informale: parenti, amici, colleghi, persone vicine, affetti

  • Sostegno sociale formale: enti, istituzioni, figure professionali

Tipi di effetto:

  • Diretto: il sostegno agisce anche in assenza di stress con funzione protettiva

  • Indiretto: il sostegno agisce come un tampone (buffering) per eventi stressanti

Tipi di misura:

  • Modello della rete (network model): focus su interazione e interconnessione tra i soggetti di un gruppo

  • Modello del sostegno ricevuto: focus su ciò che le persone ricevono e dichiarano di aver ricevuto

  • Modello del sostegno percepito: focus sul sostegno che la persona ipotizza di poter ricevere in caso di bisogno

PRINCIPIO DELL’AUTO-MUTUO AIUTO (SELF-HELP)

Gruppo auto-mutuo aiuto:

  • Associazioni volontarie di persone che condividono un problema a cui il gruppo cerca di far fronte

  • Gli individui si focalizzano su un problema condiviso da tutti

  • Sono tutti alla pari

  • Le loro conoscenze sono basate sull’esperienza personale

  • Ogni individuo è allo stesso tempo fornitore e fruitore di aiuto ? sblocco della passività

  • L’helper è solitamente un soggetto che è più avanti con la risoluzione del problema o l’ha già risolto (survivors)

  • Spesso si dà al gruppo anche una forte carica ideologica (es. ”12 passi” della Alcolisti Anonimi)

  • I gruppi aumentano il senso di affiliazione, il senso di potere e quindi l’empowerment

  • Ve ne sono essenzialmente di 4 tipi:

  1. Controllo del comportamento (es. Alcolisti Anonimi)

  2. Gestione dello stress (es. malati cronici)

  3. Azione sociale contro problematiche (es. gruppi contro l’emarginazione)

  4. Autopotenziamento (es. Yes Man)

  • Le statistiche sull’efficacia dei gruppi auto-mutuo aiuto non sono univoche, ma tendenzialmente positive

LA RICERCA DI COMUNITA’

  • Investe un ruolo importantissimo per la prevenzione

  • Ha una sfida duplice: deve rispondere a criteri sia scientifici che sociali

  • Vengono utilizzati numerosi tipi

Ricerca qualitativa:

  • Descrittiva, con piccoli campioni

  • Osservazione dei partecipanti

  • Colloqui non-direttivi, ”in profondità”, focus group

  • I risultati sono presentati in forma narrativa (NON ci sono analisi statistiche)

Ricerca quantitativa:

  1. Ricerche correlazionali:

  • Campione ampio, possibilmente rappresentativo della popolazione

  • Studio delle associazioni tra variabili

  • Spesso è usato il questionario

  • Analisi statistica

  1. Ricerche sperimentali:

  • Verificano relazioni di causalità tra diversi fenomeni

  • Gruppo sperimentale & gruppo di controllo

  • Assegnazione casuale

  • Pre e post-test

  1. Ricerche quasi-sperimentali:

  • Manca l’assegnazione casuale (bias)

  • Un solo gruppo pre-post test

  • Presta il fianco al fattore ‘’storia” e ”maturazione”

  1. Epidemiologia:

  • Studio scientifico dei fattori che influenzano la salute e la malattia degli individui

  • Spesso è una ricerca longitudinale o trasversale con appproccio anche sperimentale

  • Analisi statistica

  • Grande attenzione alla costruzione del campione

Ricerca/intervento:

  • Nasce negli anni ‘40 ad opera di Lewin

  • Prevede l’intreccio di modelli teorici e pratici

  • Si basa sulla cooperazione tra sperimentatori e membri della comunità

  • Ha un ciclo ben definito:

    Costituzione di un gruppo di lavoro misto ? diagnosi

Analisi dei bisogni, formulazione delle ipotesi e degli obiettivi

?

Raccolta dati prima dell’intervento

?

Intervento

?

Verifica degli effetti dell’intervento: raccolta dati

?

Gruppo di lavoro: aggiustamento e riformulazione di ipotesi e obiettivi

PROFILO DI COMUNITA’

  • Si articola in più profili:

  1. Profilo territoriale: insieme dei dati strutturali e semistrutturali che compongono l’aspetto fisico e geografico di una determinata zona, nonché delle interazioni tra ambiente naturale e artificiale

  2. Profilo demografico: studio delle caratteristiche strutturali e dinamiche della popolazione per cogliere le rilevazioni di stato (dati del censimento) e le rilevazioni di movimento (trasformazione della struttura della popolazione in funzione del tempo)

  3. Profilo occupazionale: analisi della situazione lavorativa e professionale dei vari membri, considerando eventuali cambiamenti dal livello nazionale a quello locale

  4. Profilo dei servizi: caratteristiche istituzionali e organizzative dei servizi, spesso indicatrici del livello di ”civiltà” di una comunità

  5. Profilo psicosociale: studio delle dinamiche affettive, dei comportamenti collettivi della popolazione e delle loro motivazioni

  6. Profilo istituzionale: studio delle istituzioni locali della comunità e dell’influenza che queste esercitano sui membri

  7. Profilo antropologico-culturale: studio dei valori su cui si basa la comunità, l’atteggiamento nei confronti della realtà, le scelte in situazioni di crisi

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CAPITOLO 5: NASCITA E SVILUPPO DELLA

PSICOLOGIA DI COMUNITA’

N.B. Il contesto è sempre riferito agli Stati Uniti

ANNI ‘30 – ‘40

Kurt Lewin

  • Psicologo sociale, ebreo e socialista, emigra in america per evitare le persecuzioni naziste

  • Prende le distanze dalla psicologia di laboratorio

  • Studia un’integrazione tra azione sociale e ricerca

Society for the Psychological Study of Social Issues:

  • Nasce negli USA negli anni ‘30 della Grande Depressione

  • Vuole ridurre l’antisemitismo

  • Organizza discussioni di gruppo, valorizzando le competenze dei cittadini

  • Organizzazione della dinamica di gruppo ? Training-group (T-group)

ANNI ‘50

  • La psicologia è prevalentemente individualista e riduzionista

  • La partecipazione dei neri e delle donne allo sforzo bellico rende meno sostenibile la discriminazione nei loro confronti

  • L’esempio del nazismo ha reso l’antisemitismo inaccettabile

  • Ritornano migliaia di veterani con gravi disturbi psichici

  • Il modello di Salute Pubblica si vota alla prevenzione e ad un approccio più collettivo (non senza violente resistenze da parte dei settori più tradizionali della psicologia e della psichiatria)

  • Es. Life crisis intervention, Community mental health

Riforma del sistema di salute mentale:

  • Vengono creati ospedali per veterani

  • Nasce il National Institute for Mental Health

  • Si formano sempre più psicologi clinici

  • Migliorano le terapie psichiatriche con l’uso degli psicofarmaci

  • Nascono i centri di salute mentale di comunità

  • Ma la tendenza principale della psicologia rimane l’individualismo

ANNI ‘60 – ‘70

Movimenti di liberazione e cambiamenti sociali:

  • Movimenti per i diritti civili dei neri, movimento femminista, anti-militarista, pacifista

  • Rifiuto delle relazioni gerarchiche

  • Giustizia sociale e rispetto per le diversità

  • Partecipazione dei cittadini ? empowement

  • Capacità di legare l’esperienza individuale al contesto globale ? ”Think globally, act locally”

  • Grande sviluppo dei ”programmi di salute mentale comunitaria”

  • Head Start ? ”Guerra alla povertà”

  • William Ryan ? Critica all’individualismo ? ”Blaming the victim”

  • Nel 1965, a Swamscott, nasce ufficialmente la psicologia di comunità

ANNI ‘80

  • Grossi tagli ai finanziamenti delle istituzioni

  • De-istituzionalizzazione, mancanza di servizi interni e di cure per i malati

  • Durante la presidenza Reagan si torna all’individualismo

  • Riprende forza l’approccio bio-medico alla salute mentale

  • Con la ”War on drugs” la popolazione delle carceri raddoppia

  • In 10 anni vengono pubblicati 170 articoli su droga e personalità e solo 3 su droga e povertà

LA PSICOLOGIA DI COMUNITA’ IN ITALIA

  • In Italia nasce ufficialmente nel 1979

  • Tra i vari cambiamenti sociali, nel 1978 avviene la riforma del sistema psichiatrico messa in atto dalla legge Basaglia ? vengono chiusi i manicomi

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CAPITOLO 6: LE POLITICHE DI WELFARE

Welfare state (stato di benessere):

  • sistema di norme con il quale lo Stato cerca di eliminare le diseguaglianze sociali ed economiche fra i cittadini, aiutando in particolar modo i ceti meno abbienti.

Nascita e sviluppo del welfare state:

  • I primi abbozzi nascono con la previdenza sociale in Prussia alla fine dell’Ottocento

  • Negli anni ‘40, in Gran Bretagna, si pongono le basi del concetto di sicurezza sociale e welfare state

  • Negli stessi anni si nota la possibile armoniosa integrazione della politica di welfare con le politiche keynesiane (sostegno della domanda, incremento delle assunzioni, ecc)

Tipi di welfare state (secondo Ferrera):

  1. Modello occupazionale: la politica di welfare è complementare al sistema economico e i suoi livelli di protezione riflettono i rendimenti dei lavoratori (es. Italia, di sottogruppo ”misto”)

  2. Modello universalistico: il welfare è un cardine fondamentale del sistema economico e fornisce prestazioni indipendentemente dall’andamento del mercato, secondo il principio del bisogno (es. Gran Bretagna, di sottogruppo ”misto”)

Welfare in Italia:

  • Dopo la legge della riforma sanitaria nel 1978, viene creato un sistema di Welfare a ispirazione universalistica, ma in definitiva di tipo occupazionale ”misto”

  • Il sistema sanitario nazionale ha infatti lo stampo universalistico (salvo per l’introduzione del ticket), mentre il sistema delle pensioni è di tipo occupazionale

  • Il sistema di protezione sociale è inoltre indebolito da assegni familiari bassissimi e indennità di disoccupazione irrilevanti

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