''...credo che prima o poi chiunque stia risalendo il fiume debba fermarsi sulla riva a riposare. Forse qualcun altro andrà più avanti e mi passerà di fronte guardandomi con aria conpassionevole, quella di chi sa come gira il mondo. Ma se questo sa che il mondo gira, dovrebbe sapere che io giro insieme ad esso. E anche se mi fermo a prendere un attimo di respiro, questo lo so per certo, non smetto mai di girare...''

Riassunto tratto dal libro ”Parole e Categorie” di A. Carnaghi e L. Arcuri

febbraio 8th, 2009

Ecco un riassunto tratto dal libro di psicologia socialeParole e Categorie, la cognizione sociale nei contesti intergruppo” di A. Carnaghi e L. Arcuri.

Nicolò Zarotti's Blog


DIZIONARIO DI PSICOLOGIA SOCIALE

Accessibilità: facilità con cui un contenuto può essere ricordato; si distingue in cronica, temporanea e situazionale

Adeguatezza: quanto una categoria è adatta a rendere conto delle differenze tra gli stimoli nel contesto; è regolata dal principio del metacontrasto

Applicazione: reazione dettata dallo stereotipo in determinati contesti sociali

Aspettative: insieme di conoscenze che indicano la probabilità che un evento si verifichi; sono ipotesi scambiate per certe

Associazione: legame tra 2 o più rappresentazioni cognitive, può essere semantica, valutativa e ripetitiva

Attribuzione disposizionale: focus sulle responsabilità dell’attore

Attribuzione situazionale: focus sul contesto dell’azione

Bias attore-osservatore di attribuzione: tendenza ad usare l’attribuzione situazionale se si è attori e disposizionale se si è osservatori

Bias fondamentale di attribuzione: tendenza ad usare maggiormente l’attribuzione disposizionale e a sottovalutare l’influenza del contesto

Bias: errore

Categorizzazione: tendenza ad inserire esemplari simili in un insieme significativo sulla base degli elementi di familiarità

Confound: dubbio su influenze involontarie o non considerate riguardanti la riuscita dell’esperimento

Correlazione illusoria: tendenza ad associare due elementi altamente salienti che si verificano simultaneamente

Depersonalizzazione: tendenza ad attribuirsi le caratteristiche del proprio ingroup

Discounting: correzione del bias

Effetto camaleonte: tendenza ad imitare il CNV di una persona a noi simile; può essere consapevole o inconsapevole

Effetto primacy o priorità (nelle successioni): tendenza a ricordare maggiormente i primi elementi di una successione

Effetto Primacy: le prime impressioni creano la cornice di interpretazione delle informazioni successive, che dovranno risultare coerenti ad esse anche a costo di spingere l’individuo a cercarle in prima persona

Effetto principale: prima influenza esercitata dai fattori sperimentali

Effetto recency o recenza (nelle successioni): tendenza a ricordare maggiormente gli ultimi elementi di una successione

Etichette denigratorie: termine emotivamente connotato che può, attraverso una singola parola, esprimere un atteggiamento negativo nei confronti di un individuo o di un gruppo; utilizzate da gruppi di maggioranza in contesti intragruppo; sollecitano maggiore pregiudizio rispetto alle etichette categoriali; non si comportano come normali parolacce

Etnocentrismo: tendenza a considerare il proprio gruppo come punto di riferimento normativo e valoriale

Euristica della differenziazione: se si conoscono le caratteristiche di un gruppo, si deducono le caratteristiche opposte per il gruppo in antitesi; se l’ingroup è positivo, l’outgroup non potrà esserlo

Euristica della disponibilità: tendenza a recuperare alla memoria specifici esempi e a formulare giudizi in base alla disponibilità di tali esempi

Euristica della rappresentatività: tendenza a categorizzare e formulare giudizi in base alla rappresentazione mentale che si ha dell’oggetto in questione

Euristica della simulazione (pensiero contraffattuale): tendenza a ricostruire alternativamente il passato e ad accordare a tale ricostruzione le proprie reazioni emotive

Euristica dellancoraggio e dell’accomodamento: tendenza a persistere sulle ancore di giudizio fornite dal contesto e ad accomodare ad esse i propri giudizi

Euristica: scorciatoia cognitiva utilizzata per formulare giudizi sulla base di informazioni limitate

Gruppo minimo: gruppo artificiale creato dallo sperimentatore utilizzando criteri casuali

Identità sociale: parte dell’immagine che uno ha di sé derivante dalla consapevolezza di appartenere ad un gruppo sociale

Illusione di trasparenza: tendenza a ritenere che gli altri debbano capire con facilità i nostri stati d’animo

Inferenza corrispondente: tendenza ad intuire la personalità di un individuo dal suo comportamento

Infra-umanizzazione: tendenza ad attribuire al proprio gruppo ciò che distingue l’uomo dall’animale e, allo stesso tempo, non riconoscere all’outgroup caratteristiche umane; è un processo spontaneo e slegato dal pregiudizio

Ingroup: categorizzazione di sé come parte di un gruppo

Interazione: interazione tra più effetti principali (cambiamento nel cambiamento)

Item: oggetto

Linguistic Category Model, LCM: modello delle categorie linguistiche diviso tra astrazione e concretezza; comprende: (in ordine dai più astratti ai più concreti) aggettivi (”A è aggressivo”), verbi di stato (”A odia B”), verbi interpretativi d’azione (”A fa male a B”), verbi descrittivi d’azione (”A colpisce B”)

Linguistic Intergroup Bias, LIB: tendenza a descrivere gli avvenimenti positivi dell’ingroup con linguaggio astratto e quelli dell’outgroup con linguaggio concreto

Manipolazione entro i gruppi: tutti i livelli di una variabile indipendente sono somministrati allo stesso gruppo

Manipolazione tra i gruppi: i livelli della variabile indipendente sono somministrati a gruppi differenti

Maschile generico: tendenza ad usare il maschile per indicare gruppi o insiemi di persone che comprendono individui di entrambi i sessi; di norma inibisce una rappresentazione anche femminile dell’oggetto che descrive; contribuisce alla trasmissione di stereotipi a livello interpersonale (es: androcentrismo)

Membership: appartenenza categoriale

Metodologia diretta: ideata per capire se la categorizzazione è automatica o controllata; si analizzano i processi in maniera disgiunta dalla loro attivazione e dall’utilizzo dei contenuti categoriali o tramite la misurazione online dei processi; secondo questo metodo la categorizzazione è automatica

Metodologia indiretta: ideata per capire se la categorizzazione è automatica o controllata; si intuiscono i processi categoriali analizzandone le conseguenze; secondo questo metodo la categorizzazione è controllata

Modello algebrico: la mente, nel formarsi un’impressione, dà la priorità assoluta ai dati in ingresso e calcola quasi la media algebrica dei singoli valori

Modello associativo: le categorie sono organizzate in memoria come in un network; le reti associative sono costituite da nodi concettuali; i nodi sono associati tra loro tramite attributi

Modello configurazionale: la mente, nel formarsi un’impressione, dà la priorità assoluta alle operazioni mentali che vengono eseguite sui dati in ingresso e ogni tratto acquisisce un valore differente a seconda dei tratti ad esso associati

Modello di Gilbert: ideato per la correzione dei bias di attribuzione; si articola in 3 fasi: osservazione (automatica), etichettamento (automatica), aggiustamento (controllata)

Modello Salienza-Accessibilità-Applicazione: un tratto si distingue nel contesto (salienza), viene attivato (accessibilità) ed è associato ad un altro tratto accessibile (applicazione); es: ”rubare” ? ”furto” ? ”disonestà”

Operazionalizzazione: definizione operativa del costrutto di cui si vuole analizzare la relazione

Outgroup: gruppo in cui, per esclusione, il sé non può essere incluso

Paradigma ”Who Said What”: metodo che permette di analizzare l’influenza della categorizzazione nei processi di percezione delle persone e di organizzazione mnestica delle informazioni derivanti da essa.

Paradigma dei gruppi minimi: ideato per identificare le condizioni base che danno luogo alla discriminazione

Pregiudizio stereotipico: interazione tra componente valutativa (pregiudizio) e descrittiva (stereotipo)

Pregiudizio: valutazione, solitamente negativa, riferita ad un gruppo sociale

Prime: stimolo; può essere subliminale, sovraliminale e parafoveale

Priming semantico: misurazione dell’attivazione degli stereotipi in base ai tempi di reazione a prime semantici

Priming valutativo: misurazione del pregiudizio in base ai tempi di reazione a prime valutativi

Principio del metacontrasto: rapporto tra le medie delle differenze intergruppo e quelle intragruppo; è ottimale quando sono maggiori quelle intergruppo

Processo consapevole: inizia per volontà; l’individuo lo controlla in tutto o in parte e ne ha in parte consapevolezza; necessita di elevate risorse cognitive ? seriale

Processo inconsapevole: inizia spontaneamente; l’individuo non lo controlla e non ne ha consapevolezza; deve essere portato a termine; non necessita di elevate risorse cognitive ? parallelo

Profezie che si auto-avverano: le aspettative di A verso B inducono A a comportarsi secondo esse e predispongono B a reagire ugualmente

Randomizzazione: assegnazione casuale dei partecipanti alle condizioni sperimentali

Salienza: capacità di un indizio di attirare l’attenzione nel proprio contesto di riferimento

Scale esplicite di misurazione del pregiudizio (vecchie): altamente controllabili; alta sensibilità al contesto, alla desiderabilità sociale e alla pressione normativa

Scale implicite di misurazione del pregiuzio (moderne): poco controllabili; riducono gli effetti del contesto e della desiderabilità sociale; scindono le domande dal target; non utilizzano scale bipolari

Self-anchoring: il sé è l’elemento più saliente in un gruppo ? il giudizio è ancorato sul sè ? il sé è positivo ? il sé è parte del gruppo ? il gruppo è positivo

Similarità creata o Falso consenso: tendenza a sopravvalutare la diffusione dei propri comportamenti nella popolazione; si utilizzano le proprie opinioni per prevedere quelle altrui

Stereotipo: contenuto categoriale, descrizione

Target: obiettivo

Teoria del ruolo sociale: le donne codificano meglio il CNV altrui per via dei ruoli sociali di servizio (communality) da loro solitamente occupati

Teoria dell’autocategorizzazione, TAC (Turner): l’identità sociale è il risultato di una continua categorizzazione di sé e degli altri;

Teoria dell’identità sociale, TIS (Tajfel): l’assimetria valutativa (ingroup meglio dell’outgroup) è dovuta alla necessità di ogni individuo di acquisire e mantere un’immagine positiva di sé; ha 3 componenti: cognitiva, affettiva, valutativa

Teoria dell’inferenza corrispondente: per verificare l’adeguatezza di un’attribuzione interna bisogna tenere presenti la volontarietà dell’azione, gli effetti non comuni, la desiderabilità sociale e le aspettative

Teoria della coovariazione: di fronte ad ogni comportamento l’osservatore valuta in base a 3 dimensioni: (in ordine d’importanza) coerenza, distintività, consenso

Teoria di Weiner: l’attribuzione causale è composta da 3 dimensioni d’analisi: locus dell’attribuzione, stabilità dei fattori coinvolti e controllabilità dei fattori da parte della persona coinvolta

Teoria evoluzionistica: le donne codificano meglio il CNV altrui per via della loro funzione di accudimento

Teorie implicite di personalità: credenze secondo le quali alcuni tratti di personalità si accordano bene o male tra loro; sono prive di verifica sperimentale (ingenue); permettono di arricchire le informazioni con minimo sforzo

Validità esterna: concerne la ripetibilità dell’esperimento in altre condizioni sperimentali (settings)

Validità interna: concerne la relazione causa-effetto tra VI e VD; per aumentarla si devono diminuire gli effetti delle variabili alternative alle VI sulla VD

Variabile dipendente: lo sperimentatore non la manipola; è operazionalizzata e misurata; è l’ipotetico effetto; dipende da un’altra variabile

Variabile indipendente: lo sperimentatore la manipola; è l’ipotetica causa

Variabile naturale: è indipendente ma non può essere manipolata

PARADIGMA ”WHO SAID WHAT”:

    TAYLOR ET AL. (1978)

Descrizione:

  • 6 persone, 3 afroamericani e 3 europeoamericani, dicono ciascuno 3 frasi inerenti ad una pubblicità

  • Ai partecipanti, tutti europeoamericani, vengono mostrate le foto delle persone associate alle frasi

  • Ad un gruppo G1 viene chiesto di formarsi un’impressione

  • Ad un gruppo G2 viene chiesto di memorizzare chi dice cosa

  • Non si richiama in nessun modo l’attenzione sull’etnia delle persone nelle foto

  • Viene po chiesto a tutti di ricordare chi ha detto cosa con davanti le 6 foto e le 18 frasi

Disegno:

VI (entro): 2 livelli ? foto 3 AA

? foto 3 EA

VI (tra): 2 livelli: ? G1

? G2

VD: numero di errori nel memory task

Modello: 2(3AA vs 3 EA) x 2(G1 vs G2)

Possibili errori:

  • Intergruppo: confondere una frase detta da un EA con quella di un AA e viceversa

  • Intragruppo: confondere una frase detta da un AA con quella di un altro AA e viceversa per gli EA

Risultati:

  • Sia G1 che G2 compiono più errori intragruppo e meno intergruppo

  • I partecipanti hanno tutti attivato la categoria etnica per organizzare la memoria

  • La categoria esalta la salienza intergruppo a discapito di quella intra

VAN KNIPPENBERG (1994)

Descrizione:

  • I pp vedono 8 persone, 4 psico/legge e 4 Nijmegen/Amsterdam, discutere in gruppo

  • Prima di effettuare il memory task viene ai pp viene chiesto di compilare un questionario

  • Ad un gruppo G1 viene chiesto di indicare la facoltà preferita tra psicologia e giurisprudenza

  • Ad un gruppo G2 viene chiesto di indicare la sede universitaria preferita tra Nijmegen e Amsterdam

  • Viene poi chiesto loro di effettuare il memory task

Disegno:


VI (entro): 2 livelli ? 4 psico/legge

? 4 Nijmegen/Amsterdam

VI (tra): 2 livelli ? G1

? G2

VD: numero di errori nel memory task

Risultati:

  • La differenza tra errori intragruppo e inter è più marcata (1.99) per la categoria attivata tramite il questionario e lo è meno (0.83) per la categoria non attivata

  • Perciò l’accessibilità situazionale di una categoria predispone un sistema di codifica e organizzazione delle informazioni in modo congruente al sistema stesso

DEVINE (1989) I

Descrizione:

  • I pp sono tutti EA

  • A metà di loro vengono presentate, tramite prime subliminale, 20 parole legate agli stereotipi degli afroamericani e 80 irrilevanti

  • L’altra metà riceve 80 parole legate agli stereotipi e 20 irrilevanti

  • A tutti viene in seguito chiesto di leggere la descrizione del solito Donald

  • Il gruppo etnico di Donald non è noto

  • La descrizione è ambigua circa l’aggressività di Donald

  • Ai pp viene chiesto di dare un giudizio sull’aggressività di Donald

Disegno:

VI (tra): 2 livelli ? 20% prime Black, 80% prime irrilevante

? 80% prime Black, 20% prime irrilevante

VD: giudizio sull’aggressività di Donald

Risultati:

  • Tutti i pp giudicano Donald aggressivo, ma chi ha ricevuto l’80% di prime Black di più

DEVINE (1989) II

  • Pp EA

  • Devine sottopone loro una scala moderna di misurazione del pregiudizio (Modern Racism Scale, MRS)

  • In base ai punteggi da loro ottenuti, li divide in individui ad alto pregiudizio (AP) e basso pregiudizio (BP)

  • In seguito li sottopone al medesimo esperimento prima descritto

Disegno: Uguale al precedente, con la sola aggiunta di VN: 2 livelli ? AP

? BP

Risultati:

  • Sia AP che BP giudicano Donald aggressivo a causa del prime Black

  • Perciò AP e BP NON differiscono in termini di accessibilità delle credenze stereotipiche (che influenzano entrambi indistintamente)

  • Le differenze emergono solo quando i pp hanno controllo sulle risposte

LEPORE & BROWN (1997) I

Descrizione:

  • Muovono delle critiche a Devine:

    a) I suoi prime contenevano sia elementi positivi che negativi (confound descrittivo-valutativo)

    b) La sua non era la misura dello stereotipo, ma l’effetto di un prime semantico (crf exp ”temerario VS coraggioso”)

  • Lepore & Brown ripetono l’exp con delle varianti in Inghilterra

  • I pp vengono sottoposti alla MRS e divisi tra AP e BP

  • Alcuni partecipanti ricevono dei prime categoriali neutri dello stereotipo Black e altri dei prime irrilevanti neutri dello stereotipo West Indians

  • In seguito viene chiesto loro di giudicare l’aggressività di Donald

Disegno:

VN: 2 livelli ? AP

? BP

VI (tra): 2 livelli ? Prime Black (categoriale neutro)

? Prime West Indians (irrilevante neutro)

VD: giudizio su Donald

Risultati:

  • Gli AP giudicano Donald molto più aggressivo dei BP

  • Quindi se i prime stereotipici sono negativi ( ? esperimento di Devine), sia AP che BP attivano lo stereotipo negativo

  • Se i prime stereotipici sono neutri, lo attivano solo gli AP

LEPORE & BROWN (1997) II

Descrizione:

  • Per confermare i risultati dell’exp precedente, Lepore & Brown ripetono lo stesso exp di Devine

  • Il compito di giudizio su Donald viene però diviso in 2 gruppi

  • Ad un gruppo G1 viene fatto fare subito dopo i prime (accessibilità temporanea)

  • Ad un gruppo G2 viene prima chiesto di contare da 180 a ritroso (accessibilità cronica)

Disegno:

Uguale a Devine (1989) con l’aggiunta di una VI (tra): 2 livelli ? G1

? G2

Risultati:

  • Se il compito di giudizio era eseguito subito dopo i prime, sia AP e BP giudicavano Donald aggressivo

  • Se invece il compito era eseguito dopo il conto alla rovescia, gli AP consideravano Donald molto più aggressivo rispetto ai BP

  • Perciò AP e BP NON differiscono in ACCESSIBILITA’ TEMPORANERA, ma DIFFERISCONO in ACCESSIBILITA’ CRONICA (mentre Devine affermava che non differiscono in accessibilità in generale)

INFRA-UMANIZZAZIONE

  • Leyens et al. hanno recentemente esteso il concetto il concetto di etnocentrismo

  • Hanno infatti ipotizzato che il favoritismo per l’ingroup spinga gli individui che vi appartengono a considerarlo non solo migliore dell’outgroup, ma addirittura più umano

  • Hanno ripreso la suddivisione di Ekman (1992) tra:

    a) Emozioni primarie ? comuni a uomini e animali

    b) Emozioni secondarie ? tipiche solo dell’essere umano

  • Una volta operazionalizzata la natura umana, Leyens et al. l’hanno posta in un contesto sperimentale

LEYENS ET AL. (2001)

Descrizione:

  • I pp sono di due tipi: spagnoli canariani e spagnoli peninsulari

  • I canariani occupano una posizione sociale più bassa dei peninsulari

  • Tutti ricevono una lista di parole comprendenti emozioni primarie ed emozioni secondarie

  • Metà delle emozioni primarie e metà delle secondarie sono positive e le restanti metà di entrambe sono negative

  • I pp devono indicare il grado in cui quelle emozioni caratterizzano i canariani e i peninsulari

Disegno:

VN: 2 livelli ? Canariani

? Peninsulari

VI (entro): 2 livelli ? Emozioni positive

? Emozioni negative

VD: attribuzione delle emozioni

Risultati:

  • I pp attribuiscono più emozioni secondarie all’ingroup piuttosto che all’outgroup

  • Le emozioni primarie sono invece equamente attribuite

  • Quest’assimetria viene detta INFRA-UMANIZZAZIONE

  • lo status sociale dell’ingroup non influenza il processo di infra-umanizzazione

  • La positività o negatività delle emozioni non influenzano l’infra-umanizzazione ? è quindi indipendente dal pregiudizio

VAES ET AL. (2006)

Descrizione:

  • I pp sono studenti italiani

  • Devono riordinare delle parole messe alla rinfusa per formare una frase di senso compiuto (es: ”a io andare casa devo”)

  • Metà di loro riceve frasi con emozioni primarie

  • L’altra metà riceve frasi con emozioni secondarie

  • Una metà riceve frasi il con soggetto un nome italiano (es: Marco)

  • L’altra metà riceve frasi il con soggetto un nome magrebino (es: Abdel)

  • In seguito i pp devono eseguire un compito di completamento parole

  • 5 di queste parole sono legate al concetto di ”umanità”

  • Gli sperimentatori analizzano poi il numero di parole inerenti all’umanità correttamente completato

Disegno:

VI (tra): 2 livelli ? frasi emozioni primarie

? frasi emozioni secondarie

VI (tra): 2 livelli ? soggetto italiano

? soggetto magrebino

VI (entro): 2 livelli ? parole irrilevanti

? parole inerenti all’umanità

VD: numero di parole inerenti all’umanità completate correttamente

Risultati:

  • I pp esposti alle emozioni primarie completano lo stesso numero di parole sia nella condizione ingroup (nome ita) che outgroup (nome magr)

  • I pp esposti alle emozioni secondarie completano più parole nella condizione ingroup che nella condizione outgroup

N.B. Leyens et al. hanno studiato le differenze di attribuzione, Vaes et al. l’accessibilità del concetto di ”umanità”.

In sintesi l’Infra-umanizzazione è la tendenza ad attribuire al proprio gruppo ciò che distingue l’uomo dall’animale e, allo stesso tempo, non riconoscere all’outgroup caratteristiche umane. E’ un processo inconsapevole e slegato dalla dimensione valutativa, ossia dai pregiudizi.

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