Riassunto tratto dal libro ”Parole e Categorie” di A. Carnaghi e L. Arcuri
Ecco un riassunto tratto dal libro di psicologia sociale ”Parole e Categorie, la cognizione sociale nei contesti intergruppo” di A. Carnaghi e L. Arcuri.

DIZIONARIO DI PSICOLOGIA SOCIALE
Accessibilità: facilità con cui un contenuto può essere ricordato; si distingue in cronica, temporanea e situazionale
Adeguatezza: quanto una categoria è adatta a rendere conto delle differenze tra gli stimoli nel contesto; è regolata dal principio del metacontrasto
Applicazione: reazione dettata dallo stereotipo in determinati contesti sociali
Aspettative: insieme di conoscenze che indicano la probabilità che un evento si verifichi; sono ipotesi scambiate per certe
Associazione: legame tra 2 o più rappresentazioni cognitive, può essere semantica, valutativa e ripetitiva
Attribuzione disposizionale: focus sulle responsabilità dell’attore
Attribuzione situazionale: focus sul contesto dell’azione
Bias attore-osservatore di attribuzione: tendenza ad usare l’attribuzione situazionale se si è attori e disposizionale se si è osservatori
Bias fondamentale di attribuzione: tendenza ad usare maggiormente l’attribuzione disposizionale e a sottovalutare l’influenza del contesto
Bias: errore
Categorizzazione: tendenza ad inserire esemplari simili in un insieme significativo sulla base degli elementi di familiarità
Confound: dubbio su influenze involontarie o non considerate riguardanti la riuscita dell’esperimento
Correlazione illusoria: tendenza ad associare due elementi altamente salienti che si verificano simultaneamente
Depersonalizzazione: tendenza ad attribuirsi le caratteristiche del proprio ingroup
Discounting: correzione del bias
Effetto camaleonte: tendenza ad imitare il CNV di una persona a noi simile; può essere consapevole o inconsapevole
Effetto primacy o priorità (nelle successioni): tendenza a ricordare maggiormente i primi elementi di una successione
Effetto Primacy: le prime impressioni creano la cornice di interpretazione delle informazioni successive, che dovranno risultare coerenti ad esse anche a costo di spingere l’individuo a cercarle in prima persona
Effetto principale: prima influenza esercitata dai fattori sperimentali
Effetto recency o recenza (nelle successioni): tendenza a ricordare maggiormente gli ultimi elementi di una successione
Etichette denigratorie: termine emotivamente connotato che può, attraverso una singola parola, esprimere un atteggiamento negativo nei confronti di un individuo o di un gruppo; utilizzate da gruppi di maggioranza in contesti intragruppo; sollecitano maggiore pregiudizio rispetto alle etichette categoriali; non si comportano come normali parolacce
Etnocentrismo: tendenza a considerare il proprio gruppo come punto di riferimento normativo e valoriale
Euristica della differenziazione: se si conoscono le caratteristiche di un gruppo, si deducono le caratteristiche opposte per il gruppo in antitesi; se l’ingroup è positivo, l’outgroup non potrà esserlo
Euristica della disponibilità: tendenza a recuperare alla memoria specifici esempi e a formulare giudizi in base alla disponibilità di tali esempi
Euristica della rappresentatività: tendenza a categorizzare e formulare giudizi in base alla rappresentazione mentale che si ha dell’oggetto in questione
Euristica della simulazione (pensiero contraffattuale): tendenza a ricostruire alternativamente il passato e ad accordare a tale ricostruzione le proprie reazioni emotive
Euristica dellancoraggio e dell’accomodamento: tendenza a persistere sulle ancore di giudizio fornite dal contesto e ad accomodare ad esse i propri giudizi
Euristica: scorciatoia cognitiva utilizzata per formulare giudizi sulla base di informazioni limitate
Gruppo minimo: gruppo artificiale creato dallo sperimentatore utilizzando criteri casuali
Identità sociale: parte dell’immagine che uno ha di sé derivante dalla consapevolezza di appartenere ad un gruppo sociale
Illusione di trasparenza: tendenza a ritenere che gli altri debbano capire con facilità i nostri stati d’animo
Inferenza corrispondente: tendenza ad intuire la personalità di un individuo dal suo comportamento
Infra-umanizzazione: tendenza ad attribuire al proprio gruppo ciò che distingue l’uomo dall’animale e, allo stesso tempo, non riconoscere all’outgroup caratteristiche umane; è un processo spontaneo e slegato dal pregiudizio
Ingroup: categorizzazione di sé come parte di un gruppo
Interazione: interazione tra più effetti principali (cambiamento nel cambiamento)
Item: oggetto
Linguistic Category Model, LCM: modello delle categorie linguistiche diviso tra astrazione e concretezza; comprende: (in ordine dai più astratti ai più concreti) aggettivi (”A è aggressivo”), verbi di stato (”A odia B”), verbi interpretativi d’azione (”A fa male a B”), verbi descrittivi d’azione (”A colpisce B”)
Linguistic Intergroup Bias, LIB: tendenza a descrivere gli avvenimenti positivi dell’ingroup con linguaggio astratto e quelli dell’outgroup con linguaggio concreto
Manipolazione entro i gruppi: tutti i livelli di una variabile indipendente sono somministrati allo stesso gruppo
Manipolazione tra i gruppi: i livelli della variabile indipendente sono somministrati a gruppi differenti
Maschile generico: tendenza ad usare il maschile per indicare gruppi o insiemi di persone che comprendono individui di entrambi i sessi; di norma inibisce una rappresentazione anche femminile dell’oggetto che descrive; contribuisce alla trasmissione di stereotipi a livello interpersonale (es: androcentrismo)
Membership: appartenenza categoriale
Metodologia diretta: ideata per capire se la categorizzazione è automatica o controllata; si analizzano i processi in maniera disgiunta dalla loro attivazione e dall’utilizzo dei contenuti categoriali o tramite la misurazione online dei processi; secondo questo metodo la categorizzazione è automatica
Metodologia indiretta: ideata per capire se la categorizzazione è automatica o controllata; si intuiscono i processi categoriali analizzandone le conseguenze; secondo questo metodo la categorizzazione è controllata
Modello algebrico: la mente, nel formarsi un’impressione, dà la priorità assoluta ai dati in ingresso e calcola quasi la media algebrica dei singoli valori
Modello associativo: le categorie sono organizzate in memoria come in un network; le reti associative sono costituite da nodi concettuali; i nodi sono associati tra loro tramite attributi
Modello configurazionale: la mente, nel formarsi un’impressione, dà la priorità assoluta alle operazioni mentali che vengono eseguite sui dati in ingresso e ogni tratto acquisisce un valore differente a seconda dei tratti ad esso associati
Modello di Gilbert: ideato per la correzione dei bias di attribuzione; si articola in 3 fasi: osservazione (automatica), etichettamento (automatica), aggiustamento (controllata)
Modello Salienza-Accessibilità-Applicazione: un tratto si distingue nel contesto (salienza), viene attivato (accessibilità) ed è associato ad un altro tratto accessibile (applicazione); es: ”rubare” ? ”furto” ? ”disonestà”
Operazionalizzazione: definizione operativa del costrutto di cui si vuole analizzare la relazione
Outgroup: gruppo in cui, per esclusione, il sé non può essere incluso
Paradigma ”Who Said What”: metodo che permette di analizzare l’influenza della categorizzazione nei processi di percezione delle persone e di organizzazione mnestica delle informazioni derivanti da essa.
Paradigma dei gruppi minimi: ideato per identificare le condizioni base che danno luogo alla discriminazione
Pregiudizio stereotipico: interazione tra componente valutativa (pregiudizio) e descrittiva (stereotipo)
Pregiudizio: valutazione, solitamente negativa, riferita ad un gruppo sociale
Prime: stimolo; può essere subliminale, sovraliminale e parafoveale
Priming semantico: misurazione dell’attivazione degli stereotipi in base ai tempi di reazione a prime semantici
Priming valutativo: misurazione del pregiudizio in base ai tempi di reazione a prime valutativi
Principio del metacontrasto: rapporto tra le medie delle differenze intergruppo e quelle intragruppo; è ottimale quando sono maggiori quelle intergruppo
Processo consapevole: inizia per volontà; l’individuo lo controlla in tutto o in parte e ne ha in parte consapevolezza; necessita di elevate risorse cognitive ? seriale
Processo inconsapevole: inizia spontaneamente; l’individuo non lo controlla e non ne ha consapevolezza; deve essere portato a termine; non necessita di elevate risorse cognitive ? parallelo
Profezie che si auto-avverano: le aspettative di A verso B inducono A a comportarsi secondo esse e predispongono B a reagire ugualmente
Randomizzazione: assegnazione casuale dei partecipanti alle condizioni sperimentali
Salienza: capacità di un indizio di attirare l’attenzione nel proprio contesto di riferimento
Scale esplicite di misurazione del pregiudizio (vecchie): altamente controllabili; alta sensibilità al contesto, alla desiderabilità sociale e alla pressione normativa
Scale implicite di misurazione del pregiuzio (moderne): poco controllabili; riducono gli effetti del contesto e della desiderabilità sociale; scindono le domande dal target; non utilizzano scale bipolari
Self-anchoring: il sé è l’elemento più saliente in un gruppo ? il giudizio è ancorato sul sè ? il sé è positivo ? il sé è parte del gruppo ? il gruppo è positivo
Similarità creata o Falso consenso: tendenza a sopravvalutare la diffusione dei propri comportamenti nella popolazione; si utilizzano le proprie opinioni per prevedere quelle altrui
Stereotipo: contenuto categoriale, descrizione
Target: obiettivo
Teoria del ruolo sociale: le donne codificano meglio il CNV altrui per via dei ruoli sociali di servizio (communality) da loro solitamente occupati
Teoria dell’autocategorizzazione, TAC (Turner): l’identità sociale è il risultato di una continua categorizzazione di sé e degli altri;
Teoria dell’identità sociale, TIS (Tajfel): l’assimetria valutativa (ingroup meglio dell’outgroup) è dovuta alla necessità di ogni individuo di acquisire e mantere un’immagine positiva di sé; ha 3 componenti: cognitiva, affettiva, valutativa
Teoria dell’inferenza corrispondente: per verificare l’adeguatezza di un’attribuzione interna bisogna tenere presenti la volontarietà dell’azione, gli effetti non comuni, la desiderabilità sociale e le aspettative
Teoria della coovariazione: di fronte ad ogni comportamento l’osservatore valuta in base a 3 dimensioni: (in ordine d’importanza) coerenza, distintività, consenso
Teoria di Weiner: l’attribuzione causale è composta da 3 dimensioni d’analisi: locus dell’attribuzione, stabilità dei fattori coinvolti e controllabilità dei fattori da parte della persona coinvolta
Teoria evoluzionistica: le donne codificano meglio il CNV altrui per via della loro funzione di accudimento
Teorie implicite di personalità: credenze secondo le quali alcuni tratti di personalità si accordano bene o male tra loro; sono prive di verifica sperimentale (ingenue); permettono di arricchire le informazioni con minimo sforzo
Validità esterna: concerne la ripetibilità dell’esperimento in altre condizioni sperimentali (settings)
Validità interna: concerne la relazione causa-effetto tra VI e VD; per aumentarla si devono diminuire gli effetti delle variabili alternative alle VI sulla VD
Variabile dipendente: lo sperimentatore non la manipola; è operazionalizzata e misurata; è l’ipotetico effetto; dipende da un’altra variabile
Variabile indipendente: lo sperimentatore la manipola; è l’ipotetica causa
Variabile naturale: è indipendente ma non può essere manipolata
PARADIGMA ”WHO SAID WHAT”:
TAYLOR ET AL. (1978)
Descrizione:
-
6 persone, 3 afroamericani e 3 europeoamericani, dicono ciascuno 3 frasi inerenti ad una pubblicità
-
Ai partecipanti, tutti europeoamericani, vengono mostrate le foto delle persone associate alle frasi
-
Ad un gruppo G1 viene chiesto di formarsi un’impressione
-
Ad un gruppo G2 viene chiesto di memorizzare chi dice cosa
-
Non si richiama in nessun modo l’attenzione sull’etnia delle persone nelle foto
-
Viene po chiesto a tutti di ricordare chi ha detto cosa con davanti le 6 foto e le 18 frasi
Disegno:
VI (entro): 2 livelli ? foto 3 AA
? foto 3 EA
VI (tra): 2 livelli: ? G1
? G2
VD: numero di errori nel memory task
Modello: 2(3AA vs 3 EA) x 2(G1 vs G2)
Possibili errori:
-
Intergruppo: confondere una frase detta da un EA con quella di un AA e viceversa
-
Intragruppo: confondere una frase detta da un AA con quella di un altro AA e viceversa per gli EA
Risultati:
-
Sia G1 che G2 compiono più errori intragruppo e meno intergruppo
-
I partecipanti hanno tutti attivato la categoria etnica per organizzare la memoria
-
La categoria esalta la salienza intergruppo a discapito di quella intra
VAN KNIPPENBERG (1994)
Descrizione:
-
I pp vedono 8 persone, 4 psico/legge e 4 Nijmegen/Amsterdam, discutere in gruppo
-
Prima di effettuare il memory task viene ai pp viene chiesto di compilare un questionario
-
Ad un gruppo G1 viene chiesto di indicare la facoltà preferita tra psicologia e giurisprudenza
-
Ad un gruppo G2 viene chiesto di indicare la sede universitaria preferita tra Nijmegen e Amsterdam
-
Viene poi chiesto loro di effettuare il memory task
Disegno:
VI (entro): 2 livelli ? 4 psico/legge
? 4 Nijmegen/Amsterdam
VI (tra): 2 livelli ? G1
? G2
VD: numero di errori nel memory task
Risultati:
-
La differenza tra errori intragruppo e inter è più marcata (1.99) per la categoria attivata tramite il questionario e lo è meno (0.83) per la categoria non attivata
-
Perciò l’accessibilità situazionale di una categoria predispone un sistema di codifica e organizzazione delle informazioni in modo congruente al sistema stesso
DEVINE (1989) I
Descrizione:
-
I pp sono tutti EA
-
A metà di loro vengono presentate, tramite prime subliminale, 20 parole legate agli stereotipi degli afroamericani e 80 irrilevanti
-
L’altra metà riceve 80 parole legate agli stereotipi e 20 irrilevanti
-
A tutti viene in seguito chiesto di leggere la descrizione del solito Donald
-
Il gruppo etnico di Donald non è noto
-
La descrizione è ambigua circa l’aggressività di Donald
-
Ai pp viene chiesto di dare un giudizio sull’aggressività di Donald
Disegno:
VI (tra): 2 livelli ? 20% prime Black, 80% prime irrilevante
? 80% prime Black, 20% prime irrilevante
VD: giudizio sull’aggressività di Donald
Risultati:
-
Tutti i pp giudicano Donald aggressivo, ma chi ha ricevuto l’80% di prime Black di più
DEVINE (1989) II
-
Pp EA
-
Devine sottopone loro una scala moderna di misurazione del pregiudizio (Modern Racism Scale, MRS)
-
In base ai punteggi da loro ottenuti, li divide in individui ad alto pregiudizio (AP) e basso pregiudizio (BP)
-
In seguito li sottopone al medesimo esperimento prima descritto
Disegno: Uguale al precedente, con la sola aggiunta di VN: 2 livelli ? AP
? BP
Risultati:
-
Sia AP che BP giudicano Donald aggressivo a causa del prime Black
-
Perciò AP e BP NON differiscono in termini di accessibilità delle credenze stereotipiche (che influenzano entrambi indistintamente)
-
Le differenze emergono solo quando i pp hanno controllo sulle risposte
LEPORE & BROWN (1997) I
Descrizione:
-
Muovono delle critiche a Devine:
a) I suoi prime contenevano sia elementi positivi che negativi (confound descrittivo-valutativo)
b) La sua non era la misura dello stereotipo, ma l’effetto di un prime semantico (crf exp ”temerario VS coraggioso”)
-
Lepore & Brown ripetono l’exp con delle varianti in Inghilterra
-
I pp vengono sottoposti alla MRS e divisi tra AP e BP
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Alcuni partecipanti ricevono dei prime categoriali neutri dello stereotipo Black e altri dei prime irrilevanti neutri dello stereotipo West Indians
-
In seguito viene chiesto loro di giudicare l’aggressività di Donald
Disegno:
VN: 2 livelli ? AP
? BP
VI (tra): 2 livelli ? Prime Black (categoriale neutro)
? Prime West Indians (irrilevante neutro)
VD: giudizio su Donald
Risultati:
-
Gli AP giudicano Donald molto più aggressivo dei BP
-
Quindi se i prime stereotipici sono negativi ( ? esperimento di Devine), sia AP che BP attivano lo stereotipo negativo
-
Se i prime stereotipici sono neutri, lo attivano solo gli AP
LEPORE & BROWN (1997) II
Descrizione:
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Per confermare i risultati dell’exp precedente, Lepore & Brown ripetono lo stesso exp di Devine
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Il compito di giudizio su Donald viene però diviso in 2 gruppi
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Ad un gruppo G1 viene fatto fare subito dopo i prime (accessibilità temporanea)
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Ad un gruppo G2 viene prima chiesto di contare da 180 a ritroso (accessibilità cronica)
Disegno:
Uguale a Devine (1989) con l’aggiunta di una VI (tra): 2 livelli ? G1
? G2
Risultati:
-
Se il compito di giudizio era eseguito subito dopo i prime, sia AP e BP giudicavano Donald aggressivo
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Se invece il compito era eseguito dopo il conto alla rovescia, gli AP consideravano Donald molto più aggressivo rispetto ai BP
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Perciò AP e BP NON differiscono in ACCESSIBILITA’ TEMPORANERA, ma DIFFERISCONO in ACCESSIBILITA’ CRONICA (mentre Devine affermava che non differiscono in accessibilità in generale)
INFRA-UMANIZZAZIONE
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Leyens et al. hanno recentemente esteso il concetto il concetto di etnocentrismo
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Hanno infatti ipotizzato che il favoritismo per l’ingroup spinga gli individui che vi appartengono a considerarlo non solo migliore dell’outgroup, ma addirittura più umano
-
Hanno ripreso la suddivisione di Ekman (1992) tra:
a) Emozioni primarie ? comuni a uomini e animali
b) Emozioni secondarie ? tipiche solo dell’essere umano
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Una volta operazionalizzata la natura umana, Leyens et al. l’hanno posta in un contesto sperimentale
LEYENS ET AL. (2001)
Descrizione:
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I pp sono di due tipi: spagnoli canariani e spagnoli peninsulari
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I canariani occupano una posizione sociale più bassa dei peninsulari
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Tutti ricevono una lista di parole comprendenti emozioni primarie ed emozioni secondarie
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Metà delle emozioni primarie e metà delle secondarie sono positive e le restanti metà di entrambe sono negative
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I pp devono indicare il grado in cui quelle emozioni caratterizzano i canariani e i peninsulari
Disegno:
VN: 2 livelli ? Canariani
? Peninsulari
VI (entro): 2 livelli ? Emozioni positive
? Emozioni negative
VD: attribuzione delle emozioni
Risultati:
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I pp attribuiscono più emozioni secondarie all’ingroup piuttosto che all’outgroup
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Le emozioni primarie sono invece equamente attribuite
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Quest’assimetria viene detta INFRA-UMANIZZAZIONE
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lo status sociale dell’ingroup non influenza il processo di infra-umanizzazione
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La positività o negatività delle emozioni non influenzano l’infra-umanizzazione ? è quindi indipendente dal pregiudizio
VAES ET AL. (2006)
Descrizione:
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I pp sono studenti italiani
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Devono riordinare delle parole messe alla rinfusa per formare una frase di senso compiuto (es: ”a io andare casa devo”)
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Metà di loro riceve frasi con emozioni primarie
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L’altra metà riceve frasi con emozioni secondarie
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Una metà riceve frasi il con soggetto un nome italiano (es: Marco)
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L’altra metà riceve frasi il con soggetto un nome magrebino (es: Abdel)
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In seguito i pp devono eseguire un compito di completamento parole
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5 di queste parole sono legate al concetto di ”umanità”
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Gli sperimentatori analizzano poi il numero di parole inerenti all’umanità correttamente completato
Disegno:
VI (tra): 2 livelli ? frasi emozioni primarie
? frasi emozioni secondarie
VI (tra): 2 livelli ? soggetto italiano
? soggetto magrebino
VI (entro): 2 livelli ? parole irrilevanti
? parole inerenti all’umanità
VD: numero di parole inerenti all’umanità completate correttamente
Risultati:
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I pp esposti alle emozioni primarie completano lo stesso numero di parole sia nella condizione ingroup (nome ita) che outgroup (nome magr)
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I pp esposti alle emozioni secondarie completano più parole nella condizione ingroup che nella condizione outgroup
N.B. Leyens et al. hanno studiato le differenze di attribuzione, Vaes et al. l’accessibilità del concetto di ”umanità”.
In sintesi l’Infra-umanizzazione è la tendenza ad attribuire al proprio gruppo ciò che distingue l’uomo dall’animale e, allo stesso tempo, non riconoscere all’outgroup caratteristiche umane. E’ un processo inconsapevole e slegato dalla dimensione valutativa, ossia dai pregiudizi.
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