Riassunto tratto dal libro ”Quando la memoria ci inganna” di Manila Vannucci
Ecco un riassunto tratto da alcuni capitoli del libro ‘‘Quando la memoria ci inganna, la psicologia delle false memorie” di Manila Vannucci.

PSICOLOGIA DELLA MEMORIA
CHE COS’E’ LA MEMORIA?
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Funzione cognitiva collegata alla percezione e all’attenzione
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Necessaria per l’apprendimento e l’identità
PROCESSO DI COSTRUZIONE DEL RICORDO
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Codifica: trasformazione dell’informazione perchè sia immagazzinata
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Ritenzione: processi attivi che permettono la conservazione dell’informazione (es. strategie)
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Recupero: processi attivi che permettono l’individuazione e la rievocazione dell’informazione
DIFFERENZIAZIONE DEI SISTEMI DI MEMORIA
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Durata della traccia mnestica: per quanto tempo l’informazione è trattenuta
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Capacità: numero di informazioni immagazzinabili contemporaneamente
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Tipo di codifica: superficiale (caratteristiche fisiche) o profonda (significati)
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Tipo di accesso o recupero: intenzionale o inconsapevole
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Andamenti evolutivi e basi neuroanatomiche diverse
MODELLO MODALE (Atkinson & Shiffrin, 1968):
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Memoria sensoriale: inconsapevole, di brevissima durata
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Memoria a breve termine (MBT): durata al di sotto di 1 minuto
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Memoria a lungo termine (MLT): magazzino permanente
TIPI DI MEMORIA SENSORIALE
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Ecoica: memoria sensoriale uditiva, mantiene la traccia acustica, sulla base delle caratteristiche fisiche del suono, per circa 20 secondi
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Iconica: memoria sensoriale visiva, mantiene la traccia visiva in forma di rappresentazione per 1 secondo al massimo
MEMORIA A BREVE TERMINE (MBT)
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Atkinson & Shiffrin la pensavano come uno snodo di passaggio per la MLT
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Si credeva che l’informazione giungesse dalla memoria sensoriale, passasse per la MBT e, in caso di ripetizione, venisse immagazzinata nella MLT, altrimenti si pensava che decadesse e venisse dimenticata
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In seguito si è scoperto invece che la MBT raccoglie informazioni anche dalla MLT (per esempio il linguaggio) e pertanto non è solo una stazione di passaggio
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Proprio per questa capacità di elaborazione è stata definita Memoria di lavoro (LM, Baddley, 1993)
EFFETTO PRIMACY
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Tendenza a ricordare meglio i primi elementi di una successione
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Generato dal ripasso delle prime informazioni entrare nella MBT
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I primi elementi subiscono solo l’interferenza retroattiva (interferenza causata dalle informazioni nuove che si presentano sul momento)
EFFETTO RECENCY
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Tendenza a ricordare meglio gli ultimi elementi di una successione
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Generato dal vantaggio degli ultimi elementi di essere entrati per ultimi e di essere quindi presenti
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Gli ultimi elementi subiscono solo l’interferenza proattiva (interferenza causata dalle informazioni raccolte in precedenza)
N.B. La curva di memoria delle informazioni ricordate è quindi a forma di U
EFFETTO CAPACITA’
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Miller, nel 1956, definisce ”capacità” il numero di elementi ricordati
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Lo identifica nel ”numero magico” 7 più o meno 2
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Ognuno dei 7 più o meno 2 elementi possono contenere più informazioni a loro volta
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Ciò è dovuto alla strategia del chunking (chunk = blocco ? di informazioni), che si fonda sull’associazione di somiglianza
CAPACITA’ TEMPORALE
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Limiti temporali del richiamo alla LM
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Sono stati dimostrati dai coniugi Petterson nel ’59 tramite il paradigma del compito distraente
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Se si inserisce un compito che inibisca la ripetizione (es. contare indietro di 3 numeri alla volta), il richiamo perde drasticamente accuratezza
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La curva di memoria decade progressivamente fino a 0
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In assenza di ripasso le informazioni stanno nella LM solo 15-18 secondi
COMPONENTI DELLA MEMORIA DI LAVORO
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Esecutivo centrale:
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Funzione coordinatrice basata sul controllo attenzionale
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Componente fonologica:
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Trattiene ed elabora l’informazione basata sul linguaggio
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La componente verbale a cui si ricorre può essere manifesta (il linguaggio parlato) o implicita (il linguaggio interno ? articolazione subvocalica)
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La componente fonologica è quindi formata da un magazzino fonologico e da un loop articolatorio di ripasso
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Le prove dell’esistenza della componente fonologica sono:
a) Effetto similarità fonologica: elementi fonologicamente simili sono facilmente confondibili e possono compromettere la prestazione
b) Effetto dell’informazione cui non si presta attenzione: il materiale verbale irrilevante può compromettere la prestazione
c) Effetto della lunghezza della parola: parole con più sillabe sono ricordate peggio ? la velocità dell’eloquio aiuta
d) Effetto della soppressione articolatoria: l’elaborazione esplicita o implicita di un’informazione irrilevante compromette il funzionamento del magazzino fonologico
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Componente visiva (taccuino visuo-spaziale):
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Elabora informazioni visive non verbali nuove
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E’ importante per l’orientamento e la pianificazione di compiti spaziali
MEMORIA IMPLICITA
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Denominazione proposta da Shacter
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Processo attraverso cui ci si ricorda implicitamente di qualche esperienza senza avere la capacitò di rievocarla esplicitamente
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E’ stata studiata essenzialmente attraverso l’effetto priming e l’apprendimento senza ricordo ? memoria procedurale
AMNESIA PSICOGENA (O FUNZIONALE)
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Perdita temporanea della memoria scatenata da un trauma emotivo
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Offre sostegno allo studio della memoria implicita
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Un ruolo fondamentale nell’attribuzione emotiva alle esperienze del vissuto è giocato dall’amigdala
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La memoria esplicita ed episodica dipendono invece dall’ippocampo
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Durante un evento stressante l’organismo secerne glucocorticoidi, degli ormoni che, se assunti in dosi massicce, lesionano l’ippocampo, provocando un deficit di memoria episodica
MECCANISMI DI PERDITA DELLA MEMORIA ESPLICITA
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Dissociazione: il trauma produce la dissociazione tra l’esperienza passata o in corso e la consapevolezza del soggetto
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Repressione: corrisponde alla rimozione freudiana
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Inibizione: processo neurologico per cui determinati neuroni si eccitano al fine di inibire altri neuroni e far funzionare l’organismo in modo efficiente
MEMORIA A LUNGO TERMINE (MLT)
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Durata: da pochi minuti a tutta la vita
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Codice di codifica preferenziale: verbale
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E’ suddivisa in numerosi altri sistemi di memoria:
MEMORIA SEMANTICA
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Conoscenze di tipo fattuale (capitali, formule, ecc)
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E’ fondata su di un modello a rete
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La rete è costituita da 3 tipi di elementi:
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Unità: insiemi di oggetti che costituiscono i nodi della rete e sono etichettati con sostantivi
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Proprietà: descrizioni delle unità, sono etichettati con aggettivi o verbi
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Puntatori: specificazioni delle relazioni tra diverse unità e tra unità e proprietà
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Ad ogni nodo sono associate diverse proprietà
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Economia cognitiva: le proprietà applicate ad un insieme di nodi vengono immagazzinate al livello più alto applicabile
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La ricerca nella rete richiede tempo: maggiore è la distanza semantica maggiore è il tempo di ricerca
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Schemi: organizzazione di conoscenze che guida il comportamento
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Script: rappresentazione generalizzata di eventi esperiti (attori, azioni, ecc)
MEMORIA EPISODICA
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Ricordi di eventi accaduti nel tempo e nello spazio (memoria autobiografica)
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Ricollezione: tecnica di recupero attivo di informazioni dalla memoria autobiografica
FENOMENO ”SULLA PUNTA DELLA LINGUA”
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Riguarda parole poco usate o comunque non usate di recente
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Si riuscirebbero a produrre dei sinonimi della parola, ma il suo accesso fonologico è negato
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Alcune informazioni parziali possono essere recuperate: numero di sillabe, accentazione, suono, lettera iniziale, ecc
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Intrusi: parole che sovvengono al soggetto per compensare la parola ”sulla punta della lingua”
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Il fenomeno ha due spiegazioni ipotetiche:
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Ipotesi dell’attivazione parziale: il legame tra il sistema fonologico (suono) e quello semantico (significato) della parola cercata è troppo debole ? si conosce il significato ma non si ricorda la parola
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Ipotesi del blocco o dell’interferenza: la parola cercata viene soppressa e sostituita da un competitore più forte (es. ”barometro” ? ”barone”)
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Il fenomeno viene sperimentato più spesso con la compresenza di 3 condizioni:
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L’individuo ha la sensazione di non riuscire a recuperare la parola
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La parola cercata ha bassa frequenza lessicale o è poco recente
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Alcuni intrusi fonologicamente simili generano interferenze nella ricerca
BASI BIOLOGICHE DELLA MLT

SINDROME AMNESICA
AMNESIA ANTEROGRADA
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Deficit nell’apprendimento di nuove informazioni
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Il soggetto non ricorda nulla di ciò che avviene dopo l’evento patologico
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Solitamente l’amnesia colpisce 2 componenti:
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Memoria per i fatti: in cosa consiste l’informazione da apprendere
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Memoria contestuale: dove, come, quando e da dove l’informazione è appresa
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Le componenti non sono sempre colpite allo stesso modo (es: Korsakoff ? danno maggiore alla memoria contestuale)
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Interpretazioni dell’amnesia anterograda:
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Deficit di consolidamento: mancato trasferimento dalla MBT alla MLT
Problemi:
a) Non si spiega il deficit di memoria retrograda (generalmente presente in tutti i pazienti amnesici)
b) Non spiega i buoni risultati nei test di memoria implicita nei pazienti amnesici
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Deficit di codifica: dipende dalla profondità di elaborazione
Problemi: non spiega l’amnesia retrograda
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Deficit nel recupero dell’informazione: forte effetto di interferenza che pregiudica il recupero
Problemi: prevede che memoria anterograda e retrograda siano colpite allo stesso modo ? impossibile
AMNESIA RETROGRADA
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Deficit di rievocazione di informazioni precedenti all’evento patologico
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Difficoltà metodologiche: spesso non si riesce ad esaminare la vita passata di un paziente
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Per gli eventi pubblici: si danno al pz dei questionari riguardanti eventi e personaggi famosi passati ? gradiente temporale: i ricordi più antichi sono meno colpiti di quelli più recenti (1-4 anni dall’evento patologico)
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Per gli eventi autobiografici:
a) Chiede al pz un’associazione tra una parola ed un evento personale ad essa collegato
b) Questionari riguardanti infanzia, vita adulta e vita più recente
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Solitamente la memoria di eventi pubblici ed autobiografici è compromessa in modo analogo
SVILUPPO DELLA MEMORIA
IMMAGAZZINAMENTO
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Concentrazione
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Codifica
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Memorizzazione
RECUPERO
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Riconoscimento
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Ricordo
PRIMO ANNO
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Esperimenti di abituazione, permanenza dell’oggetto e condizionamento dimostrano l’esistenza di attività mnestica già dal primo anno
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La memoria però non è completamente efficiente
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Secondo Piaget, nel primo anno c’è solo memoria di riconoscimento e non ricordo, ma gli autori successivi non sono tutti dello stesso parere
Amnesia infantile:
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Incapacità di ricordare eventi autobiografici precedenti ad una certa età
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Secondo Freud è dovuta alla rimozione
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Secondo le neuroscienze durante i primi 2 anni di vita le strutture cerebrali adibite alla formazione del ricordo cosciente non sono ancora funzionanti
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Rimane comunque una memoria implicita dei fatti avvenuti in quel periodo
TRA 2 E 5 ANNI
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Il processo di riconoscimento si sviluppa prima di quella di recupero
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Essi però richiedono delle strategie intenzionali:
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STRATEGIE DI IMMAGAZZINAMENTO:
a) Reiterazione: facilita il recupero e richiede molta attenzione e molto sforzo
b) Organizzazione: categorizzazione delle informazioni; solitamente assente nei bambini più piccoli
c) Distribuzione delle risorse: flessibilità nella distribuzione di attenzione (es: ad argomenti più difficili); compare intorno alla fine della scuola elementare
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STRATEGIE DI RECUPERO:
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Il contenuto della memoria infantile è variabile: nei primi anni si ricordano maggiormente persone e oggetti nello spazio, con lo sviluppo del linguaggio i ricordi diventano più complessi
a) Non rinunciare se l’informazione non viene immediatamente recuperata
b) Ricerca flessibile, sistematica ed esaustiva delle informazioni
c) Utilizzo di indizi di recupero
ETA’ SCOLARE
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La scuola permette un miglioramento indispensabile delle strategie sia di immagazzinamento che di recupero
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Il bambino impara l’importanza delle conoscenze precedenti: ricordi che non si basano su conoscenze pregresse sono molto più difficili da rievocare
METAMEMORIA
CONOSCENZE METACOGNITIVE RIGUARDO ALLA MEMORIA
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Persone:
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Ciò che il bambino può imparare circa se stesso (o anche gli altri) come persona in grado di ricordare (es: riconoscere dimenticanza e ricordo)
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I bambini più grandi sono più consapevoli circa le capacità e i limiti della propria memoria (es: span predetto e span effettivo si avvicinano)
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Compiti:
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Il bambino deve capire che ci sono degli aspetti che rendono i compiti di memoria più difficili di altri:
a) Quantità di materiale
b) Tipologia del materiale
c) Tipo di richiesta di recupero (seriale, libera, a crocette, ecc)
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Strategie:
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Il bambino deve imparare a scegliere le strategie migliori a seconda della situazione
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Innesco cognitivo: un elemento mentale tende a suggerirne altri
AUTOMONITORAGGIO E AUTOREGOLAZIONE
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Automonitoraggio:
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Sapere a che punto si è rispetto alla memorizzazione delle informazioni
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Autoregolazione:
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Pianificazione, direzione e valutazione del comportamento di memorizzazione
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Avere conoscenze specifiche sulle strategie e delle credenze sulle proprie competenze
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Scoprirle da sé (? osservazione e valutazione) o apprenderle da compagni e adulti
DISTURBI DELLA MEMORIA
RITARDO MENTALE
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Ritardo mentale: condizione clinica caratterizzata da deficit dello sviluppo cognitivo che coinvolgono vari aspetti
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Sindrome di Williams:
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Alterazione al cromosoma 7, incidenza 1:20000
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Capacità di apprendere liste a memoria
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Deficit di categorizzazione
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Grave deficit di MBT, soprattutto visiva
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Sindrome di Down:
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Alterazione del cromosoma 21, incidenza 1:700
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Deficit di LM verbale
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Sindrome dell’X fragile:
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Alterazione del cromosoma X, incidenza maschile 1:2000, incidenza femminile 1:4000
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Buona memoria visiva e per informazioni semplici
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Grave deficit di LM
MEMORIA A BREVE TERMINE NEL RM
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Verbale:
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Span di memoria ridotto
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Manca l’effetto lunghezza della parola
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Manca la reiterazione
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Le informazioni decadono molto rapidamente
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Visiva e spaziale:
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Grave deficit nella Sindrome di Williams
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Cattivo funzionamento della via dorsale (difficoltà nei compiti spaziali)
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Buon funzionamento della via ventrale (normale nei compiti percettivi)
MEMORIA A LUNGO TERMINE NEL RM
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Essendo la MLT multicomponenziale, alcuni aspetti possono essere compromessi mentre altri no
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Solitamente i processi impliciti si conservano meglio
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Non si conosce ancora il ruolo della gravità del RM nello sviluppo della memoria rispetto alle capacità cognitive globali
Meccanismi alla base del deficit di MLT nel RM:
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Incapacità di utilizzare appropriate strategie di immagazzinamento e recupero
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Eccessiva velocità di decadimento della traccia dovuta a problemi coi meccanismi di consolidamento
DISTURBO VISUO-SPAZIALE
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Specifiche difficoltà cognitive visuo-spaziali:
a) Discrepanza tra QI verbale e QI Performance
b) Difficoltà in prove visuo-spaziali (in particolare formazione di immagini mentali)
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Manifestazioni cliniche fondamentali:
a) Deficit di organizzazione visuo-spaziale
b) Difficoltà di coordinazione motoria
c) Abilità e memoria verbale meccanica ben sviluppata
d) Deficit della percezione, nel giudizio e nell’interazione sociale
e) Deficit di memoria visuo-spaziale
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Per la valutazione della LM visuo-spaziale si utilizza i test di Corsi
FALSE MEMORIE TESTIMONIALI
MEMORIA TESTIMONIALE
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Episodi ed eventi complessi, perlopiù recenti, a cui si ha assistito o partecipato e dei quali si è chiamati a dare una testimonianza
FALSA MEMORIA TESTIMONIALE
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Forte distorsione del ricordo dell’evento su cui si deve testimoniare
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La distorsione può coinvolgere uno o più particolari o addirittura aggiungerne di inventati
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La distorsione si può insinuare in ognuna delle 3 fasi della costruzione del ricordo (codifica, ritenzione, recupero)
INFORMAZIONE FUORVIANTE (MISINFORMATION)
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Informazione di natura contraddittoria o falsa che si può ricevere da varie fonti e con vari metodi dopo aver assistito ad un evento
PARADIGMA DELL’INFORMAZIONE FUORVIANTE POST-EVENTO
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Ideato da Loftus negli anni ’70
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Si articola in 3 fasi:
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Filmato: ai partecipanti viene mostrato un filmato contenente un fatto di cronaca
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Informazione post-evento: ai partecipanti vengono rivolte una serie di domande; a metà viene posta una domanda contenente un’informazione fuorviante, all’altra metà una contenente un’informazione corretta
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Testimonianza: si fanno passare 20 minuti, durante i quali i partecipanti sono impegnati in compiti distrattori; successivamente viene chiesto loro di effettuare un compito di memoria di riconoscimento a scelta forzata
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I risultati dimostrano che l’informazione fuorviante indotta a metà dei partecipanti si ritrova poi nella testimonianza di più del 60% di essi
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Nessun tipo di dettaglio è invulnerabile all’effetto dell’informazione fuorviante post-evento, neanche uno portante
VARIABILI PROCEDURALI
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Vi sono alcune variabili procedurali che possono modulare l’effetto dell’informazione fuorviante, accrescendolo o diminuendolo:
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Intervallo di tempo:
a) Tra Fase 1 e Fase 2: maggiore è il lasso di tempo intercorso, maggiore è l’effetto, a causa del deterioramento della traccia originaria;
b) Tra Fase 2 e Fase 3: maggiore è il lasso di tempo intercorso, maggiore è la probabilità che l’informazione fuorviante compaia nella testimonianza a causa dell’allentamento del legame tra informazione e fonte originaria
c) Tempo di codifica: minore è il tempo di codifica, maggiore è l’effetto dell’informazione fuorviante a causa della superficialità della codifica
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Fonte:
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L’effetto dell’informazione fuorviante è maggiore se la fonte da cui proviene è di tipo sociale anziché impersonale
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La scarsa credibilità di una fonte può azzerare gli effetti
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L’influenza della credibilità tende però a svanire nel tempo
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Indizi forniti durante il recupero:
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Alcuni indizi possono favorire il recupero dell’informazione originaria e bloccare l’effetto dell’informazione fuorviante
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L’indizio migliore è quello che permette di rivivere l’evento a che bisogna testimoniare ricreando alcune delle caratteristiche che vi erano presenti
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La forza degli indizi è strettamente legata alla codifica: più è superficiale la codifica, minore è la loro forza
CONFIDENZA
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La confidenza di un testimone esercita una grande influenza su chi deve valutare una testimonianza
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Maggiore è la confidenza, maggiore è l’accuratezza percepita da chi deve valutare la testimonianza
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Fattori che dimostrano confidenza: mancanza di esitazione, coerenza, tono della voce alto, contatto oculare, eloquio rapido
INFORMAZIONE FUORVIANTE DURANTE IL RECUPERO
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Durante un interrogatorio possono essere fatte delle domande contenenti un’informazione fuorviante che pregiudicano il recupero della traccia originaria
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A volte basta solo cambiare una parola o un articolo nella domanda per distorcere un resoconto testimoniale
INFORMAZIONE FALSA AGGIUNTIVA
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Informazione relativa ad uno o più dettagli che non erano presenti nella scena dell’evento originario, ma che avrebbero potuto esserci
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Es: vetri rotti sulla scena di un incidente automobilistico
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Le informazioni false aggiuntive sfruttano gli schemi di conoscenze pregresse per insinuare dettagli altamente plausibili e compatibili con la scena originaria
IL DESTINO DELLA TRACCIA ORIGINARIA
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Esistono 3 teorie sul destino della traccia originaria:
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Sovrascrittura della traccia originaria:
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L’informazione fuorviante sovrascrive la traccia originaria rendendola irrecuperabile
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Richieste del compito:
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L’informazione fuorviante non intacca la traccia originaria, ma viene preferita dai soggetti per 3 possibili motivi:
a) Mancata codifica: la traccia originaria non è stata codificata e quindi non è recuperabile
b) Dimenticanza: la traccia originaria è stata dimenticata prima di ricevere l’informazione fuorviante
c) Desiderabilità sociale-richieste del compito: il soggetto, pur avendo codificato la traccia originaria, sceglie l’informazione fuorviante per compiacere la fonte o per assecondare le aspettative di quest’ultima
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Confusione di fonte:
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Ipotesi più accreditata, il soggetto tende a confondere la fonte dell’informazione fuorviante con quella della traccia originaria
MODELLO DEL MONITORAGGIO DI FONTE
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Si cerca di spiegare come avviene l’attribuzione di fonte puntando l’attenzione su 2 variabili:
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Le proprietà del ricordo, le conoscenze generali e i processi di ragionamento: caratteristiche dell’evento che sono state codificate, trattenute e che possono essere rievocate
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Le qualità dei processi decisionali: parametri utilizzati per prendere una decisione
EFFETTO DELLE CONOSCENZE E DEGLI SCHEMI
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Le conoscenze e gli schemi possono favorire la distorsione agendo sia sulla fase di codifica che sulla ritenzione e sul recupero
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Durante la codifica indirizzano l’attenzione su determinati dettagli piuttosto che altri
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Sono inoltre la base su cui si appoggia l’induzione di informazioni false aggiuntive
FALSA IDENTIFICAZIONE TESTIMONIALE
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Numerosi studi hanno dimostrato che l’identificazione testimoniale è un processo altamente fallibile e pertanto scarsamente affidabile
PARADIGMA DELL’IDENTIFICAZIONE DEL COLPEVOLE
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Composto da 2 fasi:
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Filmato: ai soggetti viene presentato un filmato contenente la scena di un crimine
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Line-up: dopo un certo intervallo di tempo passato a compiere compiti distrattori, i soggetti sono sottoposti ad una prova di riconoscimento testimoniale: vengono mostrate loro delle foto e viene loro detto che il colpevole può essere presente (culprit-present) o assente (culprit-absent)
TIPI DI LINE-UP
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Simultaneo:
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Vengono presentate simultaneamente 5-6 persone (sospettati mescolati ad estranei) disposte su 2 righe
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Secondo Wells conduce ad un giudizio relativo (il testimone tende a scegliere il candidato più simile alla memoria)
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Sequenziale:
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Ideato da Wells
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I candidati vengono presentati in sequenza, uno alla volta
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Secondo Wells conduce ad un giudizio assoluto (il testimone tende a confrontare ogni candidato col proprio ricordo)
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Si è dimostrato però che il metodo sequenziale comporta anche una diminuzione generale dei giudizi
VARIABILI NEL LINE-UP
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Il colpevole:
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Caratteristiche fisiche inusuali, stesso sesso e fascia d’età simile al testimone facilitano l’identificazione
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Cambiamenti nell’aspetto fisico e razza diversa da quella del testimone (cross-race effect) rendono più difficile l’identificazione
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Le variabili situazionali e procedurali:
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Effetto dell’arma: sulla scena di un crimine, un’arma catalizza tutta l’attenzione inibendo la codifica degli altri dettagli
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Intervalli di tempo lunghi portano ad un peggioramento della prestazione
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La ripetizione della prova porta il testimone confondere le fonti
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L’aver visto per caso uno dei candidati prima della prova può portare ad una confusione di fonte
FALSE MEMORIE AUTOBIOGRAFICHE
MEMORIA AUTOBIOGRAFICA
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Memoria dei fatti e degli eventi caratterizzanti la propria storia autobiografica
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E’ divisa in 3 livelli:
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Livello generale: riferito ai periodi di vita, comprende lunghi segmenti temporali (”I tempi in cui frequentavo l’università”)
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Livello intermedio: riferito ad eventi generici, ampi e ripetuti che si sono svolti in un arco di tempo di giorni-settimane-mesi (”Quando ho tenuto il primo corso all’università”)
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Livello specifico: riferito a singoli episodi, eventi puntuali ed unici (”Quando ho fatto il primo colloquio di lavoro”)
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I ricordi autobiografici tendono ad essere accurati al livello generale, ma non lo sono al livello specifico
FALSE MEMORIE AL SERVIZIO DEL SE’
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Memorie che mirano al mantenimento della coerenza col sé
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La coerenza col Sè esercita 3 effetti sulla memoria:
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Facilita il ricordo delle memorie coerenti col sé
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Facilita la dimenticanza di quelle incoerenti
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Induce alterazioni e distorsioni per mantenere la coerenza col sé
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Numerosi studi hanno dimostrato che i ricordi di aspetti personali sono influenzati da 3 aspettative legate al Sè:
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Aspettativa di stabilità:
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”L’ho sempre pensata così!”
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Tendenza a percepirsi come coerenti nel tempo e quindi a pensare di avere atteggiamenti e convinzioni salde e non facilmente modificabili
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Spesso chi cambia idea su qualche tematica tende ad appiattire i ricordi dell’opinione passata
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Aspettativa di cambiamento:
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”Sono migliorato!”
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Tendenza ad avere il bisogno di ”sentirsi cambiati”
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Ci si ricorda come pessimi in un compito in passato per avere la possibilità di sentirsi migliorati nel presente
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Alle persone anziane succede l’inverso: tendono a sovrastimare il peggioramento dovuto all’età
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Aspettativa di miglioramento generalizzato:
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”E’ successo una vita fa!”
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Tendenza sistematica a considerare il Sè attuale migliore del Sè passato
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Ricordi del passato sono ricostruiti falsamente come più negativi
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Ricordi di fallimenti vengono percepiti ”più distanti”
FALSE MEMORIE AUTOBIOGRAFICHE INFANTILI
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Falsi ricordi di avvenimenti avvenuti in età infantile
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Amnesia infantile: è altamente improbabile avere ricordi precedenti ai 2-3 anni ? a quell’età l’ipotalamo non si è ancora del tutto formato
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Visti i numerosi casi di falsi ricordi infantili di abusi sessuali o violenze perpetratisi negli anni, sono stati messi a punto 4 paradigmi di induzione sperimentale di false memorie autobiografiche infantili
PARADIGMA DEL FALSO RACCONTO FAMILIARE
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Suddiviso in 3 fasi:
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Suggerimento esterno:
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Si fa leggere ai partecipanti una lista di eventi che sarebbero capitati loro durante l’infanzia
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Alcuni sono realmente capitati (su conferma di parenti), altri sono inventati dallo sperimentatore
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Dopo la lettura, si chiede ai partecipanti di scrivere ciò che ricordano di ogni episodio
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Pressione ricordare e rielaborazione (I):
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2 settimane dopo la Fase 1
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Si chiede ai partecipanti di riferire quanto ricordano degli eventi descritti la volta precedente e li si invita a sforzarsi per ricordare
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Li si invita inoltre a ripensare agli eventi anche nei giorni successivi
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Pressione a ricordare e rielaborazione (II):
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2 settimane dopo la Fase 2
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Si ripete l’intervista della Fase 2
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Il successo di questo paradigma dipende da 3 fattori:
a) Plausibilità dell’evento: l’evento deve essere plausibile sia in senso generale (plausibile per quell’età) che in senso personale (plausibile per il vissuto del soggetto); la plausibilità è comunque facilmente manipolabile
b) Immaginazione mentale: l’evento immaginato mentalmente ha più probabilità di instaurarsi come ricordo; in questo senso, un evento raccontato è più efficace di un evento presentato con una fotografia ritoccata
c) Meccanismi all’origine del falso ricordo: pressione sociale (? pressione a ricordare), processi elaborativi-ricostruttivi basati sulle conoscenze e immaginazione mentale
PARADIGMA DELLA DILATAZIONE DELL’IMMAGINAZIONE
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Basato unicamente sull’immaginazione mentale, la pressione a ricordare e i suggerimenti su come ripensare ad un evento sono assenti
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Credenze VS Memorie: le credenze sono convinzioni e conoscenze riguardo ad episodi che potrebbero esserci capitati, le memorie sono eventi mentali che viviamo come ricordi relativi ad episodi specifici
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Il paradigma si articola in 3 fasi:
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Inventario di eventi di vita (LEI):
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Ai partecipanti viene somministrato un inventario di eventi che potrebbero essersi verificati durante l’infanzia e viene chiesto loro di indicare la probabilità che ogni evento sia accaduto
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Esercizio immaginativo:
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2 settimane dopo la Fase 1
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Ai partecipanti viene chiesto di immaginare alcuni degli eventi dell’inventario precedente, anche quelli che avevano affermato di non aver vissuto
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Inventario di eventi di vita e ricordi:
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Dopo l’esercizio immaginativo, viene chiesto ai partecipanti di ricompilare il LEI senza tenere conto delle risposte date in Fase 1
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Viene poi chiesto loro di indicare se ricordano alcuni eventi specifici del LEI e che cosa eventualmente ricordano
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I risultati dimostrano che immaginare un evento mai accaduto può portare non solo a ritenere che sia accaduto, ma addirittura a ricordarlo
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Rispetto alla lettura, l’immaginazione mentale aumenta le probabilità di confusione di fonte
PARADIGMA DELLA FALSA INTEPRETAZIONE DEI SOGNI
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Si articola in 3 fasi:
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Inventario degli eventi di vita (I):
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Ai partecipanti viene chiesto di compilare un LEI contenente degli eventi che potrebbero essere capitati loro nei primi 3 anni di vita e di indicare la probabilità con cui essi possono essere avvenuti
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Tra gli eventi ce n’è uno ”critico” che viene scelto dallo sperimentatore
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I partecipanti che indicano una bassa probabilità all’evento critico vengono contattati per la Fase 2
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Interpretazione di un sogno:
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15 giorni dopo la Fase 1
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Ai partecipanti viene chiesto di raccontare un sogno riccorrente
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Uno sperimentatore che si finge psicologo clinico interpreta i sogni di metà dei pp come il mascheramento dell’evento critico di Fase 1, indipendentemente dal loro contenuto; l’altra metà non riceve nessuna interpretazione
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Inventario degli eventi di vita (II)
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15 giorni dopo la Fase 2
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Ai pp viene chiesto di ricompilare il LEI senza sforzarsi di ricordare le risposte date in Fase 1
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Ai pp che modificano l’idea sull’evento critico viene chiesto anche di indicare se ricordano qualcosa di quell’evento e di altri ”neutri” ed eventualmente cosa ricordano
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I risultati dimostrano che l‘interpretazione di un sogno circa un falso evento infantile da parte di una figura autorevole (psicoterapeuta, psichiatra, ecc) porta spesso il paziente a ritenere che l’evento sia accaduto realmente e a ricordarlo come tale
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Un ruolo importante lo svolgono anche le credenze sui sogni che hanno i soggetti
PARADIGMA DELLA REGRESSIONE IPNOTICA
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Ipnosi: stato psicofisiologico tra la veglia ed il sonno caratterizzato da rilassamento muscolare, suggestionabilità e attenzione focalizzata
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Fino a poco tempo fa (e per certi psicoterapeuti ancora adesso) si riteneva che nello stato ipnotico i processi di recupero fossero potenziati
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In realtà avviene un aumento generale della produttività della memoria, ossia vengono richiamati alla mente più ricordi
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Aumenta inoltre la confidenza e la fiducia nei propri ricordi
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Per verificare sperimentalmente la distorsione delle memorie autobiografiche infantili sotto ipnosi è stata utilizzata la tecnica della regressione ipnotica:
a) Al soggetto viene detto che tramite l’ipnosi potrà rivivere esperienze del passato ? grande aspettativa
b) Il soggetto viene ipnotizzato e viene fatto regredire ad una fase precedente della propria vita
c) Il soggetto tende poi a ricordare le esperienze false indotte sotto ipnosi come se fossero realmente accadute
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Per questi motivi, le testimonianze sotto ipnosi non hanno più valore legale in molti paesi (compresa l’Italia)
FALSE MEMORIE PER PAROLE ED OGGETTI
FATTORI DETERMINANTI
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Associazioni semantiche
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Somiglianze percettive
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Influenze dei sogni e dell’immaginazione
PARADIGMA DRM
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Basato sulla convergenza di più associazioni semantiche su una sola parola
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Si articola in 3 fasi:
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Lista di parole:
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Ai pp viene letta delle liste di 15 parole associate semanticamente a delle parole ”critiche” non presenti nelle liste
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Le parole vengono lette alla velocità di una ogni 1,5 secondi
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Compito di richiamo:
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Dopo l’ascolto viene chiesto ai pp di ricordare più parole possibile tra quelle sentite
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Il tempo a disposizione è di 2 minuti
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Compito di memoria di riconoscimento:
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Dopo vari cicli di ascolto-richiamo, si somministra ai pp una lista di parole contenenti parole ”vecchie”, ”nuove” e le parole ”critiche” delle varie liste
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Si chiede quindi di indicare se le varie parole sono ”vecchie” o ”nuove”
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Per ogni parola catalogata come ”vecchia” viene chiesto di dare un giudizio Ricordo/Conosco
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Ricordo: si ha ricordo di dettagli specifici della presentazione della parola in fase di studio
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Conosco: si è sicuri che la parola sia stata presentata, ma non si ricordano dettagli specifici
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I risultati dimostrano che l’uso di associazioni semantiche induce vere e proprie illusioni di ricordo per parole ed oggetti
COME NASCONO LE FALSE MEMORIE AL DRM
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Ipotesi dell’Attivazione – Monitoraggio:
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Attivazione: in fase di codifica, l’ascolto delle parole fa attivare non solo i nodi corrispondenti ad esse, ma anche quello della parola ”critica”
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Monitoraggio: in fase di recupero, la parola ”critica” attiva viene scambiata per una presentata realmente ? fallimento del monitoraggio di fonte
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Ipotesi della distintività:
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Si basa sul modello della traccia confusa
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Durante la codifica di una parola si vengono a formare due diverse tracce di memoria:
a) Verbatim: caratteristiche superficiali, sensoriali
b) Gist: aspetti semantici, più astratti e significato
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Tramite le associazioni semantiche delle liste del DRM si favorisce il ricorso alla traccia Gist in fase di recupero
COME RESISTERE ALLE FALSE MEMORIE AL DRM
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Avvertimenti:
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Si rivela ai pp la natura del DRM
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Si attiva così il monitoraggio per esclusione: i pp hanno un ricordo (l’avvertimento) che permette di confutare la veridicità della falsa memoria
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Codifica distintiva:
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Avviene quando gli item proposti hanno delle caratteristiche distintive che permettono una codifica più profonda
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Nel caso del DRM si può usare un medium visivo anziché uditivo, si possono cambiare i font o i colori delle parole, associare immagini alle parole, ecc
PARADIGMA DELLE FALSE MEMORIE PER OGGETTI REALI
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Si articola in 2 fasi:
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Oggetti simili:
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Ai pp vengono mostrati disegni colorati e altamente dettagliati di vari oggetti familiari (automobili, biciclette, ecc) su sfondo bianco al di fuori di qualsiasi contesto
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Certi oggetti sono mostrati in tante varianti, altri di meno e altri ancora in poche varianti
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Ai pp viene poi chiesto di esprimere un giudizio estetico
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NON viene richiesto nessun compito di memoria
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Test di memoria:
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3 giorni dopo la Fase 1
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Ai pp viene richiesto un compito di memoria di riconoscimento sulle figure
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Vengono somministrate figure ”vecchie”, ”nuove e diverse” e ”nuove ma percettivamente e concettualmente simili”
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I risultati dimostrano che le figure ”nuove ma percettivamente e concettualmente simili” inducono a false memorie 9 volte di più di quelle ”nuove e diverse”
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La somiglianza percettiva rende più difficile discriminare tra ”vecchio” e ”nuovo” e favorisce la formazione di false memorie
L’INTERFERENZA DEI SOGNI E DELL’IMMAGINAZIONE
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Vannucci ha dimostrato che parole contenute in un sogno possono portare alla creazione di false memorie
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Lo stesso vale, in misura più ridotta, per le parole contenute in un racconto di fantasia
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Un materiale autogenerato altamente immaginativo è quindi facilmente confondibile con la realtà
Popolarità: 11%
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One Response to “Riassunto tratto dal libro ”Quando la memoria ci inganna” di Manila Vannucci”
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