Terremoto in Abruzzo, resoconto di una tragedia

Stamattina si sono tenuti i funerali di stato delle quasi 300 vittime causate dal violento terremoto che lunedì mattina, alle 3.30 circa, ha colpito l’Abruzzo. Alla cerimonia hanno presenziato le massime cariche dello stato e numerosi esponenti del governo e dell’opposizione, uniti nell’assistere a quello che si spera essere l’epilogo di una delle più grandi tragedie italiane degli ultimi anni.
Personalmente la notizia del terremoto mi ha fatto un grande effetto, soprattutto per un motivo in particolare. Prima di iniziare l’università a Trieste, infatti, avevo pensato per un po’ di tempo di andare a studiare a L’Aquila. E’ ben capibile quindi perchè mi sia sentito molto scosso all’idea che uno degli edifici cui l’evento sismico ha provocato più danni sia stata proprio la Casa dello Studente.
Intendo esprimere quindi il mio cordoglio per tutte le vittime come studente universitario, come ragazzo, ma prima di tutto come essere umano.
In secondo luogo, ritengo giusto scrivere una ricapitolazione degli eventi che hanno caratterizzato questi giorni. In parte per fare un po’ di informazione, che non guasta mai, ma soprattutto per sottolineare il coraggio e la forza di molti uomini e l’infamia di altri che, come vedrete, non si sono saputi fermare neanche dinnanzi ad una tragedia di tale portata.
Gli eventi
Lunedì 6 aprile 2009, alle 3.30 circa del mattino, un terremoto di magnitudo del momento sismico pari a 5,8 (e quindi quasi 6° grado della scala Richter e all’incirca VIII grado della scala Mercalli; per un confronto tra le scale, leggi qua) colpisce tutto l’Abruzzo. L’epicentro si trova sotto L’Aquila, ma i danni interessano gran parte dei comuni della regione, in particolare Roio Poggio, Massa, Paganica e Fossa. Nel capoluogo crollano numerosi edifici, tra cui la Casa dello Studente e l’ospedale.
Subito si mobilita la Protezione Civile per liberare le persone intrappolate sotto le macerie. Nei giorni successivi, ancora scosse sismiche di assestamento (alcune anche piuttosto violente), mentre il numero dei morti non smette di crescere.
Il 10 aprile hanno luogo i funerali di stato delle quasi 300 vittime di una tragedia che rimarrà impressa per sempre nella memoria della gente.

La polemica
Erano mesi che l’Abruzzo avvertiva scosse sismiche di varia intensità, ma mai degne di nota. Gioacchino Giuliani, ricercatore dei Laboratori Nazionali di Fisica Nucleare del Gran Sasso, aveva previsto un terremoto, da lui stesso definito ”disastroso”, per il 29 marzo, con epicentro a Sulmona, a circa 60 km da L’Aquila.
Il sindaco di Sulmona aveva deciso di non evacuare la città. Il 29 marzo non aveva avuto luogo nessun disastroso evento sismico. Mentre il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, si era scagliato contro Giuliani, questo aveva ricevuto un avviso di garanzia per procurato allarme.
Una settimana dopo, la tragedia.
Giuliani pretende le scuse, mentre scoppia la polemica.
La comunità scientifica mondiale, infatti, sostiene che i terremoti non si possano prevedere. Giuliani di fatto afferma il contrario, indicando il proprio metodo come risolutivo. Ma metodo di rilevazione usato dal ricercatore, che si basa sulle emissioni terrestri di radon, non è riconosciuto dalla comunità scientifica. C’è chi fa inoltre notare che, se il sindaco di Sulmona avesse dato ascolto a Giuliani e avesse fatto evacuare la città, con buona probabilità la maggior parte degli sfollati sarebbe stata fatta confluire a L’Aquila ed ora potrebbe trovarsi sotto le macerie.
Non sta a me giudicare chi avesse torto o chi ragione, ritengo però che in un momento come questo (in cui anche i politici italiani, sorprendentemente, hanno smesso di fare polemica) si debbano mettere da parte tali disquisizioni, almeno finchè scorre ancora il sangue delle vittime.
Il coraggio
L’Italia è un paese pieno di difetti, ma, all’occorrenza, sa mostrare i suoi pregi. Il coraggio dimostrato da Vigili del Fuoco, volontari della C.R.I e della protezione civile, medici e infermieri, ma anche dai semplici cittadini, ha ridato una speranza a delle persone che ormai hanno perso tutto. Sono uomini e donne che hanno dato anche la vita, pur di salvare quella altrui.
Ricordiamocene quando torneremo a dire che l’Italia è un paese di merda. Ricordiamocene quando torneremo a fare del qualunquismo gratuito. Ricordiamocene quando torneremo a lamentarci, sempre e comunque.
Forse la memoria di questi giorni ci farà capire che può sempre andare peggio e, cosa forse ancora più importante, che l’Italia non è fatta da quell’elìte di settantenni che scaldano le sedie del Parlamento. L’Italia è di un popolo che ha dimostrato, in più di un’occasione, una solidarietà senza precedenti.
Purtroppo in queste situazioni tragiche c’è sempre chi riesce a dare il peggio di sè, e non a caso sono sempre le persone legate agli ambienti in cui circola più denaro.
Il 7 aprile il TG1 ha vergognosamente chiuso una delle proprie edizioni vantandosi spudoratamente dello share ottenuto grazie al terremoto in Abruzzo. Il video dell’edizione (che vi propongo qui sotto) ha fatto già il giro di internet ed in particolare di Facebook, raccogliendo commenti di indignazione da parte di tutti gli italiani.
Vorrei invitare tutti quanti a riflettere sulla tristezza a cui questa gente è ormai arrivata. Dovremo aspettare ancora tanto perchè la faccia dell’Italia cominci finalmente ad essere il riflesso del popolo che dovrebbe rappresentarla?
In conclusione
Il messaggio che mi sento caldamente di dare dopo aver assistito a queste scene è, al contrario di quel che si potrebbe immaginare, un messaggio di speranza. Speranza perchè le lacrime, i lutti, la morte insegnano sempre qualcosa. Ci insegnano che i valori veri riaffiorano sempre, prima o poi. Che se anche in seguito a questo disastro ci saranno, come è probabile, numerose speculazioni per la ricostruzione, nessuno potrà mai cancellare il ricordo della gente che si è presa per mano e si è aiutata.
Ricordiamoci sempre che a volte è solo quando si tocca il fondo che ci si può dare una spinta verso l’alto.
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