Universitameron

L’Universitameron è una sezione del blog che, parafrasando la celebre opera del Boccaccio, offre agli studenti universitari italiani la possibilità di raccontare le loro peggiori esperienze vissute in ambito accademico.

Angherie dei professori, ritardi nella pubblicazione dei voti, esami da incubo, lezioni saltate, segreterie perennemente chiuse o quant’altro: troverete tutto questo e forse anche di più.

Qui sotto trovi tutti i racconti pervenuti fino a questo momento.
Se vuoi partecipare pure tu e condividere la tua storia, clicca qui.

Buona lettura!


Ultima lezione di microeconomia, dopo pochi giorni c’era lesame, alla
mia domanda: Prof. in che consiste l’esame? la sua risposta fu: ”Nel
Bocciarvi”… fu un incubo!

Mario LM, Università Federico II di Napoli.


Il racconto fa riferimento al secondo esame dato nel mio primo anno di
Università, dovevo sostenere per la seconda volta un’esame con un
professore noto per essere una specie di mastino napoletano,come ogni
mattina suona la sveglia, mi preparo e mi presento all’esame, arriva
il mio turno, con le gambe tremolanti e la salivazione azzerata mi
avvio a sostenere nuovamente l’esame che sarà sicuramente tradotto in
un voto sul libretto e una bella stretta di mano vista la preparazione
che avevo, decisamente migliore della prima volta, apro la porta dello
stanzino vengo accolto dal prof e un suo assistente che era impegnato
a trovare la posizione giusta per la pennichella di metà mattinata,
comincio l’esame e vengo letteralmente spellato vivo su tutti gli
argomenti d’esame anche nei minimi dettagli, rispondo bene a tutto
salvo un paio di domande, il momento del voto si avvicina e per il
prof non risulto ancora idoneo a passare l’esame, cerco di convincerlo
facendo leva sulla disperazione ma pare inutile.
Mentre si alza per congedarmi pronunciando la famosa frase di
circostanza: “la prossima volta sarà sicuramente più preparato”
bussa alla porta un’altro professore per comunicazioni di servizio, il
prof esita, risponde alle sue domande e firma alcuni fogli, il collega
esce, rimaniamo nuovamente io e lui, a tu per tu con il “mastino” il
quale mi guarda perplesso come se si fosse svegliato da un torpore
durato alcuni minuti ed esordisce con: “Beh cosa sta aspettando mi dia
il libretto! allora dove eravamo rimasti? avevamo detto diciannove
vero?”
Io: “Si professore, diciannove!”
Mi stringe la mano, mi sorride, l’assistente intanto si sveglia, esco
dalla porta incredulo ma con in mano la mia seconda impresa!

Fine di un’incubo o attacco di Alzheimer?

Cosimo G., Università degli Studi di Firenze.


Ho sostenuto un esame al quale sono stata bocciata ingiustamente. Al
successivo appello mi è stata fatta una unica domanda semplicissima,
sono stata promossa con 28 e mentre si verbalizzava il professore mi
ha detto “siamo pari con l’altra volta”, ridendo.

Francesca I., Università degli Studi di Pisa.


Lezione pomeridiana, fine settembre. Caldo torrido, materia
insostenibile di per se, figurarsi a quell’ora e temperatura. Al
sicuro del mio posto in 10ima-11esima fila mi faccio prestare l’iPad
da un mio amico per farmi un po’ di innocenti fatti miei, non
disturbando nessuno. Ho la malaugurata idea di aprire uno di quegli
album che collezionano immagini stupide, su Facebook; per una buona
mezzora tutto ok, me la rido tranquillamente foto dopo foto, coperto
dal brusio di sottofondo e dalla voce microfonata del prof. che
spiegava. Ad un certo punto ero di certo troppo assorto nell’ultima
immagine visualizzata, per accorgermi della faccia da idiota che avevo
e soprattutto del fatto che il brusio fosse scomparso; credo fosse
almeno il terzo “CICCIO?!” che il professore mi rivolgeva, prima che
alzassi la testa per accorgermi che tutta la classe (185 persone) mi
osservava ridendo mentre io rimanevo impietrito vedendo la faccia
sorridente del professore che mi guardava come si guarda un cane che
caga.
“Che cosa ti fa tanto ridere della riclassificazione del bilancio..?”
“Ehm, niente, niente.”
“Posso sapere cosa stai facendo?”
“Eh… Mi ero preso una pausa..”
“Bene!” ghigno malefico, con l’assoluta certezza che per lui sarebbe
significato ‘Pausa dall’intento di superare la mia materia, dunque di
laurearsi.’
Episodio simpatico. Non ho mai più frequentato le sue lezioni.

Alessandro G., Università Alma Mater Studiorum di Bologna.


19 luglio 2011 ore 02.45, io e due miei compagni di corso eravamo
presi ad imparare le tecniche di sequenziamento del dna nella biologia
molecolare, quattro cazzate come si suol dire in gergo. Dopo circa 10
minuti mi alzo dal tavolo e con la palpebra pesante gli riferisco ai
miei compagni:” Ragazzi io vado a nanna,mi rifiuto di farmi queste
cavolate e se dovesse chiedermele gli rispondo che sono cose inutili
per il nostro corso”. Arrivano i loro turni, passano felicemente
l’esame con un bel 27, e a seguire arriva il mio di turno.
Primo prof. superato,ora mi resta da affrontare il prof di Napoli.
Parte la prima domanda:” Parlami del metodo di Sanger”.
Dopo qualche sguardo mi faccio coraggio e dico:”Prof non lo so e le
metodiche mi spiace ma non le ho proprio fatte”. Lui sconsolato si
chiede un perchè e di come potesse andare avanti. sconsolato mi
chiede se almeno sapessi chi fosse Sanger e la mia risposta fu
semplice :”No”.
Mi guardo nauseato per qualche secondo dicendomi se non i vergognassi
di ciò e la mia risposta fu nuovamente un bellissimo:”No”..
Volle farmi proseguire l’esame e mi chiese per cosa ricevette sto
sanger 2 premi nobel e lui stesso mi rispose che:” Il primo è per
questo metodo mentre il secondo gli è stato dato per aver sequenziato
l’insulina(altra cosa che mi era sfuggita di studiare)”.
Sempre guardandomi mi disse se mi renevo conto della straordinaria
scoperta e io dissi:”E come prof,sequenziando l’insulina ha salvato
milioni di persone tra cui mia nonna,questo uomo è un santo”.
“Bravo bravo, è un santo”;ciò che mi disse…
Continuammo l’esame tra battibecchi simili fin quando,guardandomi
sempre più schifato, mi alzai con onore e orgoglio dicendogli:” Prof
io preferisco venire al prossimo appello, devo imparare bene Sanger
dico sul serio”. Mi disse nuovamente:” Bravo bravo,hai fatto la scelta
giusta rivieni a settembre. Morale della favola: per sto esame mi ha
mollato una donna e ho dovuto passarci su un’estate intera…
Benedetto Sanger però ;)

Antonio V., Università Magna Grecia di Catanzaro.


Nel nostro ateneo non esiste un tipo di iscirzione agli esami diversa
da quella online. Dopo essermi iscritto a un esame e averlo sostenuto,
ho scoperto mio malgrado che l’iscrizione a detto esame era sparita.
Ho chiesto al professore se si potesse fare qualcosa a riguardo, ma ha
risposto incolpando me dell’accaduto, evidentemente non credendo a
quanto detto. Ho dovuto risostenere l’esame, perdendo tempo e
conseguendo anche un voto più basso di quello precedente :/

Sebastiano S., Università degli Studi di Verona.


Alla correzione del compito di Lingua Russa sentirsi dire:” visto il
suo standard di russo non mi stupisco non abbia passato
l’esame..tuttavia, visto che e’ il suo ultimo esame, posso chiudere un
occhio e darle 18 politico. Ma lei mi deve firmare una carta in cui si
impegna a non frequentare la magistrale perche’ io non la voglio con
questo russo qua….”…grazie ed arrivederci al prossimo appello!io
non mollo!

Barbara R., Università degli Studi di Udine.


Tipico esame orale, prima parte con l’assistente, seconda con il boss.
Inizio dall’assistente, tutto alla grande nonostante una domanda
incredibilmente strana e mai sentita (per la cronaca, ho saputo
rispondere, ma nelle raccolte di domande da tre anni a questa parte,
nessuno l’aveva mai scritta); mentre giungo alla conclusione con
l’assistente il prof. gli comunica che dovrà occuparsi lui della
seconda parte dell’esame per me e gli altri due ultimi candidati
poiché è in ritardo per una riunione. Benissimo, forte del fatto che
finora sono andato alla grande confido in un buon risultato. Arriva
l’ultimo domandone, comincio a disegnare lo schema per rispondere, lui
si allontana per fare la domanda agli altri due, ritorna e, senza
guardare cosa avevo scritto (tutto più che esatto mi permetto di
dire), mi fa un’altra domanda. E’ la tipica domanda a cui si risponde
sì o no, poche possibilità di errore, ma TOTALMENTE fuori dal
programma d’esame. Io ovviamente provo a indovinare visto che non ho
la più pallida idea di quale sia la risposta. Sbaglio… mi tende la
mano e mi dice: ci vediamo la prossima volta. Le mie obiezioni
ovviamente non funzionano, non vuole sentire storie. Torno dopo un
mese e sei giorni, mi siedo, di nuovo lui, non si ricorda e mi rifà
esattamente quella stessa, rarissima, domanda. Non ci posso credere.
L’esame va più che bene stavolta, poiché la seconda parte la faccio
col prof. Una settimana dopo vado in dipartimento dal prof a
lamentarmi dell’accaduto e a raccontargli la mia esperienza, lui mi da
ragione e mi dice “con me non sarebbe mai accaduto, mi dispiace”.
Morale della favola, maledetti incompetenti!

Orlando M, Università G. D’Annunzio di Chieti.


Esame del II° anno, materia molto interessante.Il prof. a lezione ci
spiegò che a lui non fregava una cippa se capivamo o meno la materia,
dovevamo solo rispondere in maniera puntuale alle sue domande. Molti
mi avevano detto che pretendeva le cose a memoria, ma credevo fossero
solo esagerazioni. Arriva il giorno dell’esame: io mi siedo
tranquillamente al mio posto. Avevo studiato poichè la materia era
interessante e non vado a “provare” gli esami, quindi ero abbastanza
tranquilla. Il prof, sbagliando platealmente il mio cognome, mi fa:
“Abusi fisici su minore”. “Evvai!” penso tra me, e parto a spiegare
cosa sono, che ne esistono di “certi” e di “probabili”….Alla seconda
parola circa, il prof. sbraita:” Allora, non lo sa!?! Me lo dica eh,
la mando via!” Io, impietrita, balbetto qualcosa, e lui mi rifà: “Le
ho chiesto una cosa, voglio un elenco, STOP!” Snocciolo l’elenco
richiesto. Si infuria quando confondo il punto C e il punto D, e mi
scuso spiegandogli che la memoria non è il mio forte. Si inalbera
ancora di più, segue una sequenza di 3 domande di elenchi una più
lunga dell’altra. Mi mette 22. Tento di rifiutare, ma mi dice :” Se
non accetta il 22, non vedrà più un voto da me!”
Ok, accetto. Dopo di me,si siede una ragazza a cui fa una domanda
sola, semplicissima. Lei risponde, le mette trenta e lode, poi mi
guarda e fa:” Vede? COSI’ si studia, mica come fa lei! Chissà se
finirà mai l’università così!” Ed elargisce complimenti alla
signorina.
Morale: mi laureo con sei mesi di anticipo, e lui sbaglia ancora il
mio cognome.

Giada S., Università degli Studi de L’Aquila.


Primo anno di università, secondo semestre. Fino ad adesso ho
sostenuto soltanto esami scritti, studiando il minimo indispensabile e
conseguendo, peraltro, voti più che dignitosi. Giungo infine al
momento fatidico del primo orale. Panico. Mi rendo conto che non parlo
di fronte a qualcuno dall’esame di maturità, quindi mi armo di
buoni propositi e decido di impegnarmi seriamente. Da domani. I
“domani” si susseguono, i miei compagni di corso passano tutti al
primo appello ed io vengo lasciata indietro perché non riesco a
darlo. Il panico si intensifica. Mi prendo una pausa di una settimana
e ricomincio a studiare, ma stavolta è più difficile della
precedente. La materia sta cominciando a starmi sugli zebedei. Arrivo
all’appello senza aver studiato quelle dieci pagine di numero che
nessuno ha mai sentito chiedere. Mi siedo. E la domanda della
professoressa è: “mi parli dell’osso”. Per l’appunto, quelle
dieci pagine. Mi metto quasi a piangere mentre disegno uno schema
(completamente sbagliato) della disposizione delle lamelle, fino a che
lei, impietosita, non mi consiglia di ritentare se non voglio rovinare
il bel voto dello scritto. Accetto con sofferenza e me ne vado. Passo
il mese successivo a studiare per l’ennesima volta cose che ormai
avevo ripetuto fino alla nausea. E’ stata l’esperienza più brutta
della mia vita: una sola occhiata al libro bastava per rovinarmi la
giornata. Penso di non aver mai odiato tanto una materia. Morale della
favola, mi presento all’appello successivo e, visto che ci
esaminavano in coppia, la professoressa si rivolge al mio compagno e
fa: “su cosa l’ho bocciata, la volta scorsa?”. “Sulla
cartilagine”. “Bene. Allora mi parli dell’osso”. Stavolta,
però, non mi ha fregata!

Diletta B., Università di Pisa.


Esame orale di Geografia,programma immenso,infinito…Tra tutti i
testi necessari per sostenere l’esame figura una raccolta delle più
belle ville presenti in Sicilia. La trattazione di una di queste ville
è stata scritta dal professore con cui sostengo l’esame. Mi chiede di
parlare della suddetta villa. Attacco con il racconto finchè
lui,assorto nei suoi pensieri,mi interrompe chiedendomi se avessi mai
visitato questa villa. Rispondo dicendo che purtroppo non l’ho mai
visitata ma mi piacerebbe farlo un giorno e lui mi “sorprende”
dicendomi :”Io ci sono stato!”…..Piccoli docenti ovvi crescono….

Alessandra C., Università degli Studi di Catania.


Torino, lezioni di sociologia generale con un prof. famoso, autore del
manuale per cui potenzialmente interessante. Prima lezione: inizia la
lettura, seguita da scarno commento, delle definizoni del primo
capitolo del libro. Tutti ci aspettiamo qualcosa in più, ma dopo 2
ore la lezione finisce. 2a lezione defeinizioni del 2 capitolo lette e
mal commentate. Il terzo giorno la gente inizia a non presentarsi
più, per andare a sentire uno che ti legge il libro senza aggiungere
nulla di personale… Tengo duro, voglio dargli una chance e al quarto
giorno faccio una domanda per costringerlo ad approfondire: come
risposta, prende il libro, scorre due pagine in avanti e mi legge
tranquillo l’esempio riportato. L’ho trovato scandaloso, per di più
visto lo stipendio che prendono.

Manlio M., Università degli Studi di Torino.


Arrivo all’esame orale di Letteratura I, sicuro di chiudere in
bellezza una maratona di tre esami , il professore, noto estimatore
delle fattezze femminili, decide che è bene interrogare 83 persone in
una sola giornata, prendendo anche lunghe pause nel mentre. Io sono
tra gli ultimi, salgo al patibolo dopo ore di attesa, mi identifico,
il professore non saluta ed esordisce con un “lei non sta usando
l’edizione consigliata vedo”, non tutti possono spendere 130 euro per
Dante, ma lui non lo sa, quindi mi chiede di leggere una parte della
Commedia: “Non l’ha letta bene, la rilegga” mi dice con aria di
sufficienza, rileggo. Lui sbuffa e sbotta: “Bon, mi faccia la
parafrasi di ‘sti tre versi”, la faccio giusta, ne sono sicuro perché
ho studiato e mi ricordo il canto. Il professore non mi guarda neanche
negli occhi, si toglie gli occhiali e probabilmente vedo che non sono
dotato di tette e ho pure la barba, così si passa una mano sul viso
vecchio e dice sprezzante: “Lei non ha studiato, se ne torni a casa”.
Prendo e me ne vado, il mese dopo ridetti l’esame e presi 30 e lode
nella parte della Commedia.

Alex Z., Università degli Studi di Udine.


Sono ormai agli sgoccioli con la mia carriera universitaria e avrei un
tomo intero ( comodamente divisibile in Moduli da trovare in
fotocopisteria) di esperienze assurde fra prof.,assistenti, etc.
Voglio fare la persona meticolosa e dividerò i racconti in comodi
moduli. Iniziamo dunque.

Modulo A:
L’esame di Giornalismo
Nella mia facoltà, l’adorabile prof di Giornalismo è sempre molto
impegnata. E’ una giornalista d’altronde, cosa possiamo pretendere noi
miseri studenti? L’adorabile prof di Giornalismo fissa una data
d’appello e il pomeriggio prima dell’esame BAM! decide ogni santa
volta di posticipare la tortura di 15 giorni. Un gesto che fa sempre
girare gli zebedei agli studenti organizzati.
Esame fissato alle 9:30 puntuali guai a chi non c’è e chi non c’è,
auguri!
Tutti puntuali e ovviamente non troviamo nessuno. Si fanno le 11:30 e
ancora nulla. Abbandoniamo i libri del ripasso e incominciamo a
incazz..ehm ad adirarci un pò. Arriva mezzogiorno e finalmente spunta
un bel donnone in tuta da ginnastica, tutta affannata come se avesse
appena finito di scalare l’Everest.
Ci vede e urla: “Ah!Ma quanti siete? A me non interessa! Posso fare
l’esame max a 2 persone, dopo devo andare a lavorare!”.
….
come programmato, lei esamina due colleghi e se ne scappa.
Il mio esame di giornalismo non era casuale, sono un tipo abbastanza
combattivo e me son andata sola soletta dal preside a far sentire le
mie ragioni.
Stranamente vengo ascoltata e contattano subito la grande prof di
giornalismo in tuta per come si suol dire a CT, “cazziarla”
(rimproverarla ndr). La prof torna, più incazzata di prima, e sbotta
:” Per colpa vostra non posso andare a lavoro! Facciamo così, domani
faremo sto esame!”.
E l’indomani ci fu esame e io presi 30 e lode.
Alla faccia dei colleghi che avevano paura a lamentarsi dal preside.

Modulo B
L’esame di letteratura
Tralasciando il fatto che cambiò tutto d’un tratto la prof. di
letteratura.
Tralasciando il fatto che il programma d’esame venne cambiato una
settimana prima dell’appello.
Tralasciando il fatto che il programma sostituito verteva su un amico
della professoressa nuova.
Tralasciando il fatto che non esistevano fotocopie in quanto i libri
uscirono una settimana prima dell’appello.
Tralasciando il fatto che si trattava di 3000 pagine di programma
contro i 7 cfu ( 100 pg per CFU) da fare in 7 giorni
Tralasciando il fatto che le assistenti sono tutte parenti strette
della prof.
Tralasciando il fatto che le suddette assistenti non studiarono il
programma e non sapevano minimamente cosa chiedere.
Tralasciando tutto questo, riuscì a far l’esame.
Mi sedetti e la carinissima nipotina della prof. mi chiese :
“Parlami del testo “***###*”.
Essendo un esame di letteratura, mi accingo a parlare di critica
letteraria\commenti\prefazioni\testi approfondimento\menate varie, ma
questo fa adirare la carinissima nipotina della prof.
“COSA STA DICENDO??IO VOGLIO CHE LEI MI PARLI DELLA TRAMA!”: risponde
adiratissima la carinissima nipotina della prof.
“Bastava chiedere” penso fra me e me. Sospiro di pazienza e parto con
la trama.
Non le va bene ( e certo, lei sto libro non l’ha letto)… e mi chiede
il nome di un tizio che compare in 2 sole pagine del romanzone.
Rispondo “Selidkar!”.
E lei: “NON HA STUDIATO NULLA! HA SBAGLIATO! SI PRENDA 19 O SE NE
VADA!”.
Mi prendo il 19 più che altro col sollievo di non doverla rivedere
mai più.
Si siede il mio ragazzo.
Stessa domanda. Come si chiama sto tizio che compare solo due volte
nel libro.
Lui risponde: “Selidkar….”
Lei: “AH FINALMENTE QUALCUNO CHE RISPONDE BENE!”

Modulo C
L’esame di spagnolo
Da premettere che l’esame era di idoneità. Ergo, quelle menate
universitarie dove ti tocca studiare come un mulo per avere in cambio
una stupida firma sul libretto senza uno straccio di voto.
Premesso questo, dopo aver superato con astuzia lo scritto, vado dal
prof. a chiedere informazioni per sostenere l’orale.
Lui tutto contento mi dice:
“Signorina lei deve comprare questi due testi. Non m’importa che lei
li legga, basta semplicemente comprarli! Sà, con le fotocopie è un
peccato poter conservare a casa questi capolavori della letteratura
spagnola. Lei compra i due libri e potrà sostenere l’esame!”.
Ovviamente i libri erano stati scritti dal professore ma questo non
c’entra nulla col fatto che dovessi acquistarli originali, no?

Modulo D
La prof dei crediti liberi
Nella mia facoltà c’è la moda di mettere dei crediti liberi. Punti
cfu a casaccio da guadagnare con esamucci scemi mai inseriti nel piano
di studio.
Quegli esami che non si scelgono mai, quelli per cui ci si sente
sicuri di dire ma tanto non dovrò mai farli e si ha l’illusione di
una parvenza di libera scelta e decisione. Macchè. E’ una presa in
giro, come al solito.
Mi rimanevano dunque 2 CFU da timbrare che non potevo di certo
sostituire con la tessera punti dell’ipercoop. Nonostante, come avessi
specificato prima, i CFU liberi si chiamano liberi perchè per
l’appunto decidi tu fra le materie mai scelte, ecco per me non fu
così perchè la segreteria stessa scelse cosa appiopparmi.
E mi appioppò una materia semplicissima gestita però da una pazza
disturbata.
E fu così che iniziò il mio calvario.
Guardo un pò i moduli dell’esame e ne scelgo uno corrispondente ai
miei CFU mancanti. Mi reco all’esame e al momento di sedermi, la prof
mi dice “eh no, questi testi non vanno bene! Non può sostenere
l’esame così!”.
Al che rispondo: “potrebbe dirmi allora che testi portare?”.
E lei, guardandomi con aria di sufficienza( devo dire che i prof sono
molto allenati ad eseguire questa mimica facciale) :”non posso mica
dirglieli ora! Torni la prox volta!”.
Zaino in spalla, me ne torno a casa.
La incontro nuovamente, la fermo e le faccio la fatidica
domanda…”Quali testi debbo portare?”
E lei come al solito “Non posso mica dirglieli ora, non vede? Sono
impegnata! Mi mandi una e-mail!”.
Le mando l’email. Ovviamente nessuna risposta.
Torno all’appuntamento e le dico di aver mandato l’email.
La sua risposta: “Ho avuto la febbre”- “Venga al ricevimento”.
Vado al ricevimento. Lei ovviamente non c’è.
Chiedo al bidello il perchè della sua assenza.
Risposta del bidello: “impossibile, lei c’è.”
Ma non c’era a quanto pare.
Torno nuovamente ad un altro giorno di ricevimento. Dovrò aspettare
un pò prima di parlarle ma stavolta non mi scappa. Avrò le mie
informazioni!
Finalmente è il mio turno. Faccio la mia fatidica domanda.
Lei: “mmm si legga il programma, si scelga un libro e mi manda una
email per dirmi cosa ha scelto”.
sulla e-mail non mi rispose mai
ci contattammo via facebook perchè era sempre collegata lì.
Dopo aver insistito a lungo ebbi il mio programma.
Ho dovuto ordinare i testi online perchè a lei le cose semplici non
piacciono.
L’esame di 2 cfu durò 1 minuto e mezzo.
La preparazione all’esame 1 anno.
Sob.

Elena A., Università degli Studi di Catania.


Disegno Tecnico Industriale. Il mio primo esame, la mia prima
esperienza universitaria, la mia “iniziazione” oserei dire. Seguo
sempre le lezioni, sono sempre attento, d’altronde mi è sempre
piaciuto il disegno tecnico, fin dalle medie. Alla prima lezione il
professore ci ricorda che ci sono esercitazioni (tavole, disegni ndr)
da fare durante il corso e occorre presentarle all’esame, pena
invalidità dello stesso. Oltretutto durante il corso ci viene
insegnato a progettare al computer e che i nostri sforzi fatti tramite
questo software verrano ricompensati tramite 4 (quattro!) voti in più
all’esame. Urrah! pensai io.
Perdo ore e ore e ore a preparare le 35 tavole delle esercitazioni
(tempo medio di creazione 1h30min per tavola) e tutti i modelli
virtuali al computer. -”Quei 4 voti bonus saranno miei!”-
Arrivo dunque al giorno dell’esame. Guardo la consegna e mi accorgo
che in tale esame dovrei disegnare completi di tutto punto ben 2
disegni tecnici in 2 ore e mezza (un disegno completo, ben fatto,
occorrono quasi 2 ore, ma va bè). Armato di pazienza decido di fare
bene i 2 disegni e solo alla fine aggiungere le quotature e i
particolari, poichè pensavo che poichè i disegni tolgono via più
tempo, valgono maggiormente nella valutazione finale. Al culmine delle
2 ore (30 minuti alla fine) finisco i due disegni. Mentre mi accingevo
a rifinirli, passa il professore per dare un’occhiata. ORRORE.
Guardando i miei disegni, fa una faccia un po’ strana, alza lo sguardo
e rivolto a tutta l’aula esordisce con un :-”Ehm, scusate ragazzi, non
l’ho detto prima ma, vorrei informarvi che è meglio fare un disegno
unico completo piuttosto che due incompleti”-.
Mi crolla il mondo addosso. Tento nei 25 minuti rimasti di completare
con le quotature alla meno peggio almeno un disegno e prego che vada
bene.
Dopo 3 giorni arrivano i risultati. 18. Un po’ arrabbiato per il tempo
e gli sforzi per preparare questo esame, sono rincuorato dei 4 punti
bonus che sarebbero arrivati e che con qualche domandina orale
(facoltativa) avrei potuto arrotondare il 18. Mi presento alla
registrazione e con mia immensa sorpresa noto che chi non ha perso
tempo a fare le esercitazioni a casa può comunque registrare l’esame.
Ma come?! Aveva detto che niente tavole niente voto! Transeat gloria
mundi. Tocca a me per la registrazione presso un assistente. Dopo
avermi controllato fino al più piccolo particolare le tavole fatte a
casa, avermi rotto i maroni per fargli vedere i modelli 3D al
computer, dopo qualche domanda generale sui disegni (pensando fosse un
orale, anche gli studenti dietro di me erano convinti di ciò), mi fa
vedere il mio compito dell’esame: il prof. mi ha dato 18 perchè le
quotature (essendo state messe di fretta) erano leggermente errate e
poichè nel secondo disegno (di per sè perfetto, 1 ora per farlo!)
mancavano le succitate quotature, era stato valutato 0 (ZERO).
Arrabbiato come una faina, mi aspettavo come minimo 22 (18+4 bonus).
Il delizioso assistente mi guarda e se ne esce con un bel: “20″.
“Ma scusi, non erano 4 i punti bonus?!?!” – “No, solo 2″. -
“Ma tutte quelle domande non erano un orale?” -”No, domande di rito.
Per l’orale completo deve aspettare fino a quando non hanno registrato
tutti gli altri studenti e poi fare l’orale con il professore”.-
Essendo il primo esame e me ne aspettavano di più tosti, essendo il
professore molto pignolo non ho voluto rischiare con l’orale, essendo
che non volevo più vedere matite, righe e squadre, accettai il 20.
La mia unica consolazione è aver dato 27 esami in 3 anni (e sto
parlando di esami tosti di ingegneria) e tutt’oggi quel 20 rimane
l’unico e il più basso voto registrato nel mio libretto.

Giovanni V., Politecnico di Torino.

10 Thoughts on “Universitameron

  1. Pingback: “Quella volta che il prof…”: racconta la tua esperienza peggiore all’università!

  2. The Grammar Nazi on 2 settembre 2012 at 9:50 pm said:

    Suppongo che Cosimo G. dell’Università degli Studi di Firenze non abbia mai dato un’occhiata alla sezione Antistupri Grammaticali e spero che riceva una menzione speciale tra gli Horrible Lectu… Un’esame? Un’incubo? Con l’apostrofo? AAAAAAAAAARGH!

  3. Sono un po' perplesso: coloro che scrivono frequentano davvero l'università?

  4. Bianca Canale on 19 febbraio 2013 at 4:20 pm said:

    io non sono perplessa per niente! io l'università l'ho abbandonata proprio per queste 'cosucce'.

  5. i prof universitari sn ttt degli stronzi!ecco il loro modo di pensare:noi possaimo maltrattare e bocciare ingiustamente ttt i nostri allievi, tnt lo stipendio ce lo danno lo stesso!ma andatevi a fare 1 birra ttt qnt, cafoni ignoranti, nn capite 1 cavolo di nnt!

  6. Il prof. di Archeologia classica ci esaminava fin dall'ingresso, perché dovevamo percorrere tutto il salone del Museo per arrivare fino all'enorme scrivania dietro alla quale egli era seduto, fissandoci. Capitò anche che una studentessa inciampasse nella lunga gonna che allora si usava. Imbarazzo e ansia.

  7. Michela Mandalari on 18 settembre 2013 at 7:04 pm said:

    Penso che Silvio si riferisse, giustamente, all'italiano.

  8. Sono stata studente ora sono dall’altra parte. E vi elenco i vari tipi di studenti:
    1) il programma parla di tre film su 10 da vedere. RARISSIMI studenti vedono più di tre film.
    2) studente che guarda continuamente il testo mentre espone ( male) per aiutarlo gli viene chiesto di descrivere l’immagine che compare sul testo, non sa farlo. Si insiste e lui scatta accusando di volergli fare domande di arte mentre l’esame è di teatro.
    3) la materia ha un programma vasto, lo studente mai visto a lezione arranca, per spezzare il momento gli si domanda da quanto tempo sta preparando l’esame ” Da due settimane!!”
    4) esame a libera scelta. L’esame è da 9 cfu lo studente ha bisogno di meno cfu ( 6 per essere esatti) quindi ha studiato meno, e pretende un voto.
    5) il docente è cambiato ( da due anni) lo studente si presenta col programma ed i testi del vecchio docente. Non intende ragioni, pretende di essere interrogato sul programma che ha portato.
    6) lo studente non sa niente piagnucola e pietisce un 18 raccontando lacrimevoli scuse.

    posso continuare..

  9. cosa hai scritto james,ripeti,nn riescoa leggerlo?

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